La rivista di giugno

Editoriale

a cura di Nicola Campogrande

La rivista di giugno
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Abbonarsi alla propria memoria

Capita di ripensare ai concerti ascoltati. Non tutti si fissano nella memoria, naturalmente. Ma, quando lo fanno, mi pare che godano di uno status particolare.
Perché, se da un lato la musica è imprendibile – tanto che è infinitamente più facile ricordarsi anche vagamente la trama di un romanzo o il soggetto di un quadro piuttosto che l’orchestrazione di una sinfonia o le armonie di un quartetto –, dall’altro assistere a un concerto ci espone a un’ondata di emozioni davanti alle quali ci troviamo nudi, indifesi, e che per questo sentiamo tanto più forti. Se non conosciamo il brano, o non ce lo ricordiamo, siamo costretti a permettergli di farsi largo dentro di noi, a invaderci, a dirci tutto di sé, e, se proviamo gusto nel farlo, se ci piace ascoltare, è facile concedere alla musica di trascinarci molto lontano. Se invece ci suonano una partitura che già abbiamo in mente, non possiamo evitare di confrontare la nuova interpretazione con quelle che già conoscevamo, sovrapponendo frase a frase, nota a nota, e dunque massaggiando la nostra memoria con un brivido particolare di ritrovamento e confronto, di familiarità e sorpresa, che nessun libro, nessun film, nessuna scultura riesce a darci. In entrambi i casi, il piacere del concerto – se le cose sono andate nel modo giusto – diventerà una scheggia di memoria decisamente particolare, capace a sua volta di attivare altre emozioni se riascolteremo quel brano, o magari quell’interprete; oppure dotata di una unicità fortissima, ineguagliabile, che ce la renderà preziosa e incancellabile. Leggendo i cartelloni delle proposte di opere e concerti che si raccontano in questo numero di “Sistema Musica” mi veniva dunque in mente che, con un abbonamento, non si compra soltanto la gioia di una serata: quelle due ore si candideranno a restare con noi a lungo, magari per anni, o per tutta la vita, moltiplicando ed espandendo il godimento. Il che mi sembra molto bello.
Non credete?