La rivista di marzo

Editoriale

a cura di Nicola Campogrande

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Amici in sala da concerto

«Sai, con lui siamo molto amici: facciamo le vacanze insieme». Ti dicono così e tu capisci tutto – sono davvero amici. I musicisti talvolta usano la variante «Siamo molto amici: suoniamo spesso insieme». Lì si va addirittura verso l’assoluto, perché quando ci si mette in gioco e si suona è tale l’investimento fisico, emotivo, esistenziale, che la scelta dei partner è determinante. Mi viene voglia di suggerire però anche il recupero di «Siamo molto amici: ascoltiamo concerti insieme». Perché è vero che l’esperienza dell’ascolto è soggettiva, e che la musica si infila nelle nostre orecchie in mille modi diversi; ma il piacere, il brivido, la sensazione di bellezza, quelle – quando ci sono – si spargono sulla platea come una manna, e diventano dei formidabili moltiplicatori di emozioni. Se ci si vuole bene, se stare insieme è una gioia, allora farsi bagnare dalla pioggia di un concerto ascoltato seduti vicini è qualcosa di speciale e di molto diverso rispetto a quanto accada guardando lo stesso film o mangiando lo stesso risotto. Farsi attraversare dalla stessa onda sonora, osservare insieme le espressioni degli interpreti, ritrovarsi a confrontare memorie e ricordi che la musica spinge a recuperare, sono doni del cielo, se ci si pensa. E poiché, usciti dalla sala, saremo ciascuno alle prese con il proprio smartphone, mi viene voglia di suggerire, a chi non la conosce, l’esperienza: chiamate un vostro amico, una vostra amica, e andate ad ascoltare musica insieme. Vedrete che, dopo, vi vorrete ancora più bene.