La rivista di novembre

Editoriale

a cura di Nicola Campogrande

La rivista di novembre
Sfoglia la rivista

Primi amori

Prima o poi, tutti ci innamoriamo di un brano: lo riascoltiamo su disco cento volte, corriamo in sala da concerto quando lo vediamo in programma, litighiamo con chiunque provi a mettere in discussione il suo status di capolavoro assoluto. Poi questo innamoramento, così come è arrivato, se ne va, per lasciare il posto a quello successivo, che si propone con le stesse modalità totalizzanti. Sino a che le nostre preferenze non si orientano su un altro pezzo ancora, e così via. Ora, in questo processo esistono alcuni dati biologico/culturali, che sono normalmente condivisi da tutti.

Da ragazzi è più facile lasciarsi affascinare dai colori di una grande orchestra che dall’austerità di un quartetto d’archi. In età matura diverte rintracciare matrici, suggestioni e influenze, mettendo così a frutto le proprie conoscenze musicali. E poi viene il momento dell’asciuttezza, della concentrazione sui lavori musicali più austeri, della voglia di semplicità quando questa corrisponde a un’accresciuta capacità di comunicare qualcosa che ci suona come vero. Ciò che mi è capitato di scoprire, chiacchierando con alcuni amici, è che, come accade con le persone, i primi amori musicali non si scordano mai. Che esiste cioè una speciale empatia tra noi e alcuni autori, alcune specifiche pagine o magari alcuni interpreti, e che questa empatia sopravvive alle nostre trasformazioni personali, all’accumulo degli ascolti, al perfezionamento delle competenze.

Così capita che, sebbene ci si trovi in un’età in cui il nostro cervello ci spinge ad amare solo Stravinskij, riascoltare il Valzer dei fiori di Cajkovskij ci mandi in brodo di giuggiole; o che, seppure abbiamo spiegato a tutti che ci muoviamo da casa solo per sentire Bach al pianoforte, il richiamo della Sinfonia Italiana di Mendelssohn risulti irresistibile. È perché le abbiamo scoperte da giovani? O perché sono i brani giusti per noi, per come siamo fatti, per la nostra personalissima necessità di musica? Non lo so, ma mi sembra interessante domandarselo.