La rivista di dicembre

Editoriale

a cura di Nicola Campogrande

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La vita e i dettagli

La musica è fatta di dettagli. I compositori, stesa la prima idea, passano un tempo interminabile a definirne i dettagli. Gli interpreti si qualificano per la loro attenzione alla resa impeccabile dei dettagli. Gli ascoltatori affinano con il tempo la loro capacità di cogliere i dettagli. Non è un caso: nella musica, come nelle altre arti, noi cerchiamo un’immagine della perfezione. Inseguiamo la palpabilità, almeno acustica, di un mondo nel quale, a differenza di quanto accade nella vita reale, tutto funziona a meraviglia, anche nel più minuto dei suoi dettagli. Ciò che è straordinario, però, è che quando qualcosa non va, quando il compositore ha sbagliato i propri conti, quando l’interprete ha steccato in modo evidente, quando insomma uno dei dettagli si trova palesemente fuori posto, l’edificio musicale non crolla. Mentre un dipinto dal quale si stacca un rettangolo di colore ne viene compromesso, un pezzo di musica con qualche dettaglio sbagliato continua a vivere e a respirare tra le mani dei propri interpreti. E alla fine può persino accadere che quel ritmo impreciso, quella nota fuori posto, quell’intonazione calante si fissino nella nostra memoria come qualcosa di naturale, di plausibile.

Come mai?

Credo che accada perché da qualche parte, dentro di noi, la vita reale reclama il proprio diritto all’esistenza, anche mentre stiamo ascoltando musica. E, se anche ci piace l’idea di una perfezione realizzata, se adoriamo pensare che quello della musica sia un universo protetto nel quale rifugiarci, in realtà sappiamo che quel luogo non ci attirerebbe poi tanto, se non vi palpitasse la vita. Così ci troviamo ad essere inclini ad accettare il piccolo errore, ad assorbire la svista, la caduta, in nome di una fragilità che ci riporta al nostro quotidiano. Sia chiaro: la perfezione rimane là, sullo sfondo, magari sulla partitura stampata; e in molti casi la sentiamo risuonare, e ne godiamo. Se però qualche volta questo non accade – fateci caso – non ne faremo un dramma, e probabilmente torneremo a casa ugualmente contenti.