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Martedì
10 aprile il Piccolo Regio Laboratorio ospita l'opera da camera
Orfeo a fumetti, tratta da Poema a fumetti di Dino Buzzati.
Tra i protagonisti spicca il nome di Omar Pedrini, cantante rock dei
Timoria. Ne parliamo con l'autore, il compositore milanese Filippo
Del Corno.
Questa
è una domanda un po' provocatoria: perché proprio
Omar Pedrini? Per l'identità tra finzione e realtà?
Per i suoi mezzi vocali e il carisma in scena? Oppure è una
strategia di marketing per conquistare il pubblico rock?
"In Poema a fumetti Buzzati racconta la storia di Orfeo ambientandola
ai giorni nostri: Orfeo diventa così Orfi, un cantante
rock di grande successo. Mi è sembrato molto importante mantenere
questa intuizione di Buzzati: il potere magico e incantatorio del
cantore mitico si trasfigura nel carisma quasi sciamanico di una
rock-star. Così ho provato a coinvolgere Omar Pedrini,
leader dei Timoria, ossia del gruppo più interessante
e innovativo nella scena del rock italiano. Ma soprattutto quando
ho visto un concerto dei Timoria dal vivo, la straordinaria potenza
della presenza scenica di Omar mi ha convinto definitivamente: Orfi
non poteva che essere lui. D'altra parte nel mio lavoro e nell'esperienza
di Sentieri Selvaggi [gruppo di musica contemporanea milanese, fondato
da Del Corno insieme ad alcuni amici tra cui Carlo Boccadoro,
ndr] abbiamo sempre cercato di lavorare con artisti provenienti
da altri campi e linguaggi della musica di oggi. Nel confronto tra
stili, idee e pratiche nascono sempre tantissimi nuovi stimoli creativi,
e spesso questi stimoli passano anche al pubblico che ascolta, che
conosce e sperimenta insieme a noi nuove possibilità espressive.
La contaminazione, anziché continuare a parlarne, va fatta,
purché dietro non vi sia alcuna strategia di marketing. La
contaminazione deve essere un tentativo sempre a un altissimo grado
di sperimentazione, con il rischio di fallimento sempre in agguato,
e non una scappatoia per cercare di avere un po' di pubblico in
più".
Ha
cucito la parte di Orfi su misura per lui?
"Omar impersonerà Orfi nei tre momenti della storia
in cui Orfi imbraccia la chitarra e canta canzoni. Una delle canzoni,
quella che Orfi canta per ottenere di incontrare Eura, sarà
proprio una canzone dei Timoria, in una nuova versione che ho realizzato
apposta per l'opera. Sulle altre canzoni invece vorrei mantenere
il segreto; soprattutto la prima sarà, spero, una sorpresa.
Comunque non posso pensare a Orfeo a fumetti senza Pedrini, anche
se tecnicamente si può operare sulle canzoni in modo che
siano cantate da un altro".
A Buzzati è sempre piaciuta la musica e ai musicisti è
sempre piaciuto il suo modo di scrivere. Perché ha scelto
Poema a fumetti?
"Ho sempre letto Buzzati con grande passione, e lo ritengo
uno dei grandissimi scrittori del nostro secolo. In ogni suo libro
si trovano suggestioni musicali di notevole interesse; per esempio
ne Il grande ritratto il super-calcolatore creato a immagine e somiglianza
di una donna si esprime attraverso suoni di vera e propria musica
elettronica. Ma sono tantissimi i casi che si potrebbero citare;
sicuramente Buzzati era un autore che aveva uno spiccato senso musicale
e un orecchio raffinatissimo. Non è quindi un caso che tanti
musicisti a lui contemporanei lo scegliessero come librettista e
collaboratore. L'idea di fare qualcosa su Poema a fumetti la coltivo
da diversi anni; credo che per un musicista fare "qualcosa"
su Orfeo sia un richiamo a cui è impossibile sottrarsi...
Per me Orfeo è diventato con un processo naturale e quasi
inspiegabile Orfi, e Euridice nella mia immaginazione ha il bellissimo
volto di Eura. Forse a conquistarmi sono state proprio le immagini
di Buzzati, la loro grande carica evocativa, la loro capacità
di raccontare il mistero della morte e dell'amore con tratti
invece semplici e quotidiani, così come Buzzati sapeva fare
benissimo con la scrittura. Poi c'è un particolare, alla
fine, che ancora una volta scarta rispetto alla storia più
tradizionale di Orfeo: anche se Orfi perde Eura per sempre, qualcosa
di lei gli rimane, e gli rimarrà per sempre. Ma anche qui
non voglio svelare nulla di più".
A
Settembre Musica, un paio d'anni fa, si è vista una delle
prime opere a fumetti della storia (forse la prima in assoluto),
The Carbon Copy Building, del trio Lang-Gordon-Wolf. È lì
che ha capito che il matrimonio fumetti-opera poteva funzionare?
"Veramente è una storia lunga da raccontare: ho sempre
progettato di fare un'opera su Poema a fumetti, e ovviamente doveva
essere un'opera a fumetti. Nell'aprile del 1998, David Lang era
in Europa e passò a Milano per lavorare un po' con noi di
Sentieri Selvaggi che stavamo preparando la prima di un suo pezzo.
Una sera, mentre stiamo andando in macchina a Lugano per sentire
un concerto, parliamo dei nostri progetti e io racconto "
il mio sogno è riuscire a fare un'opera a fumetti
"
e lui mi risponde "
ah, io sto proprio lavorando a un'opera
a fumetti". Ho sbandato rischiando di finire fuori strada per
la sorpresa, e poi ci siamo fatti una grande risata. Questo per
chiarire che nessuno ha rubato l'idea all'altro... In realtà
quando poi ho visto la loro opera, tra l'altro bellissima, mi sono
molto tranquillizzato. Tra la loro e la mia operazione non c'è
quasi nulla in comune. The Carbon Copy Building era un progetto
tecnologicamente molto complesso, dove il fumetto, creato apposta,
costruiva una scenografia dove agivano personaggi in carne e ossa.
Orfeo a fumetti è molto più semplice; sono direttamente
le tavole di Buzzati a raccontare la storia, e l'unica personificazione
tra interprete e personaggio sul palcoscenico sarà quella
Orfi-Omar".
Come
ha lavorato con gli altri autori del progetto?
"Ho lanciato dei fili che ora inizio a raccogliere e che si
concretizzeranno nello spettacolo. Con Manuel Cicchetti e lo Studio
DueEffe ho già lavorato un paio di anni fa a Montepulciano
e so che realizzeranno con grande inventiva i suggerimenti che gli
ho proposto. La parte musicale vedrà impegnati Boccadoro,
Sentieri Selvaggi e tre cantanti che hanno già collaborato
con noi in più occasioni. In pratica si è creata una
sorta di repubblica ideale, un gruppo di lavoro dove ciascuno porta
la propria autonoma competenza e creatività a formare un
progetto comune. È il grande vantaggio di un teatro musicale
così agile: poter scegliere tutti i compagni di strada, uno
a uno. Con Pedrini l'avventura contiene un po' più di mistero;
di fatto è la prima volta che lavoriamo insieme, e con un
musicista come lui so già che il momento più ricco
sarà nelle prove, in quello scambio molto pratico di conoscenze
ed esperienze che si ha quando ci si mette al lavoro con voci e
strumenti".
Un
artista trentenne come lei, che decide di vivere scrivendo musica,
si sente integrato nella società in cui agisce? Oppure è
un emarginato di lusso?
"Non sono un artista; al massimo un artigiano. Gli oggetti
che creo, siano lavori teatrali o brani strumentali, non fanno parte
di un mercato commercialmente sviluppato e non hanno una diffusione
planetaria. Ma hanno un vantaggio: chi li desidera ascoltare, poi
li apprezza (o anche li disprezza) veramente, con una propria autonoma
scelta di gusto. Sono oggetti che non vengono consumati, ma ascoltati
e valutati da un pubblico che sceglie di impegnare il proprio tempo
per confrontarsi con un linguaggio magari non immediato, ma che
forse lo potrà affascinare o emozionare. Non c'è nessuna
dinamica commerciale, o diktat estetico, o imposizione editoriale,
che sovrintende alle mie scelte. Così devo dire che sono
abbastanza soddisfatto della mia situazione: non sono famoso, non
sono ricco, non sono potente: sono libero".
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