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Recentemente
si è tenuto un interessante convegno a Cagliari sul tema
Esilio ed Ebraismo, durante il quale Dario Calimani poneva
l'accento sull'importanza della scrittura nella cultura ebraica.
Per evocare non serve un "monumento", simbolo puro, riparo e pietra
tombale della mente, ma la "scrittura", che è realtà e simbolo
allo stesso tempo. Solo richiamando dall'esilio della memoria le "emozioni"
che hanno ispirato i testi e animato le narrazioni ciò che era fissato
si muove, ciò che languiva si risveglia. Così è per le opere letterarie
che parlano degli uomini e di Dio, di ciò che appare e ciò che è a
noi invisibile. La musica scritta può essere una fonte illimitata
di nuove storie di vita e di trascendenza o una scatola di segni inutili
e polverosi. La sua vivezza dipende da quanto chi la rilegge osserva
per essa un sacro rispetto e nel contempo la sa trasformare in un
suo pensiero. Shlomo Mintz, quarantaquattrenne violinista,
raccoglie dai suoi padri quest'insegnamento: la verità che una partitura
nasconde tra le note si rivela solo a chi ne distingue i più piccoli
dettagli.
Per questo egli conosce ciò che suona a tal punto da saper riscrivere
l'opera interamente a memoria. Per questo l'intensa energia creativa
generata dall'arco a contatto con le corde del suo "Zann" Stradivario
del 1719 o del Guarneri del Gesù, non tracima mai oltre la limpida
esposizione di quanto scritto. Una mente musicale così raffinata e
completa non poteva limitarsi a interpretare la parte - seppur prestigiosa
- di un tutto, non poteva insomma suonare i concerti più importanti
del repertorio violinistico con l'Israel Chamber Orchestra,
quella di St. Louis, di Euskadi, la Maastricht Symphony Orchestra
senza prendere la bacchetta in mano. La carica comunicativa resta
immutata sul podio, è semplicemente irradiata su tutto il corpo dell'orchestra.
Chi è infuocato da una passione ardente s'inchina servo umile davanti
a essa e a coloro che la nutrono, non si sente onnipotente solo perché
talentuoso. Mintz, che a soli undici anni ha debuttato in un
concerto con la Filarmonica d'Israele e a sedici ha suonato per la
prima volta alla Carnegie Hall di New York, avrebbe tutti i motivi
per atteggiarsi a primadonna. Invece tratta gli orchestrali alla pari,
liquida i mediocri con eleganza, avvicina il prossimo con fare affabile
e caloroso. La volontà di condividere idee e vigore per spirito dialettico
e democratico lo sprona a esibirsi frequentemente in trio con il pianista
Itamar Golan e il violoncellista Matt Haimovitz o, occasionalmente,
con altre formazioni cameristiche.
Suonando anche la viola, una Carlo Giuseppe Testore del 1696, con
identica padronanza e pienezza di suono. Il colore del suono di Shlomo
Mintz per l'appunto. Pieno, pastoso e ricco di armonici esso contagia
tutto lo spazio circostante in una danza vibrante e serena, riflette
una sensibilità per le cromie mediterranee, sempre calde anche se
eclettiche e distinte. L'impiego vitalistico del suo corpo, che contagia
il pubblico attraverso movimenti così fluidi da sembrare d'ordinaria
quotidianità, così armoniosi da fondersi con la musica stessa, è tipico
degli artisti del Sud. Sarà per questo che il violinista, nato a Mosca
ed emigrato in Israele ad appena due anni, possiede una casa in Italia
sul Lago Maggiore, sulle cui rive si è esibito molte volte nell'ambito
delle Settimane Musicali di Stresa: nel 1985 e nel 1988 con il pianista
Ostrovsky, nel 1990 con il New York Amati Trio, nel 1992 con la Israel
Chamber Orchestra quale direttore e solista, nel 1995 con il pianista
Georges Pludermacher e nel 1999 con la pianista Adrienne Krausz. Sarà
per la bellezza di quel paesaggio d'acqua e sole o per la carica d'umanità
dei suoi abitanti. Chi è stato studente di musica sa bene quanto un
insegnante perfetto non comunica come un artista che offre la sua
personale testimonianza. Spesso c'è la stessa differenza che corre
tra una lapide e uno scritto: la prima indurisce la mente, il secondo,
la feconda. Se Shlomo Mintz ha ereditato dal suo popolo la capacità
di agire in equilibrio tra il rispetto per un testo e la libertà nell'interpretarlo
ha sentito anche il dovere di non disperdere il lascito, ma di affidarlo
al futuro. Per questo tiene un corso estivo di alta qualità per
giovani talenti di tutto il mondo che si tiene nel Kibbutz Eilon
(Israele), masterclass alla Manhattan School of Music, al Cleveland
Institute e al Conservatorio di Parigi. Siamo sicuri ch'egli insegnerà
l'estro nell'alimentare l'immaginazione e il rigore nella scelta dei
mezzi per esprimerla con entusiasmo e signorilità. |
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Una
breve biografia su Shlomo Mintz |
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