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aprile 2001
unione musicale
La verità nei dettagli
di Gianni Nuti



Itamar Golan




Shlomo Mintz

 

 

Recentemente si è tenuto un interessante convegno a Cagliari sul tema Esilio ed Ebraismo, durante il quale Dario Calimani poneva l'accento sull'importanza della scrittura nella cultura ebraica.
Per evocare non serve un "monumento", simbolo puro, riparo e pietra tombale della mente, ma la "scrittura", che è realtà e simbolo allo stesso tempo. Solo richiamando dall'esilio della memoria le "emozioni" che hanno ispirato i testi e animato le narrazioni ciò che era fissato si muove, ciò che languiva si risveglia. Così è per le opere letterarie che parlano degli uomini e di Dio, di ciò che appare e ciò che è a noi invisibile. La musica scritta può essere una fonte illimitata di nuove storie di vita e di trascendenza o una scatola di segni inutili e polverosi. La sua vivezza dipende da quanto chi la rilegge osserva per essa un sacro rispetto e nel contempo la sa trasformare in un suo pensiero. Shlomo Mintz, quarantaquattrenne violinista, raccoglie dai suoi padri quest'insegnamento: la verità che una partitura nasconde tra le note si rivela solo a chi ne distingue i più piccoli dettagli.
Per questo egli conosce ciò che suona a tal punto da saper riscrivere l'opera interamente a memoria. Per questo l'intensa energia creativa generata dall'arco a contatto con le corde del suo "Zann" Stradivario del 1719 o del Guarneri del Gesù, non tracima mai oltre la limpida esposizione di quanto scritto. Una mente musicale così raffinata e completa non poteva limitarsi a interpretare la parte - seppur prestigiosa - di un tutto, non poteva insomma suonare i concerti più importanti del repertorio violinistico con l'Israel Chamber Orchestra, quella di St. Louis, di Euskadi, la Maastricht Symphony Orchestra senza prendere la bacchetta in mano. La carica comunicativa resta immutata sul podio, è semplicemente irradiata su tutto il corpo dell'orchestra. Chi è infuocato da una passione ardente s'inchina servo umile davanti a essa e a coloro che la nutrono, non si sente onnipotente solo perché talentuoso. Mintz, che a soli undici anni ha debuttato in un concerto con la Filarmonica d'Israele e a sedici ha suonato per la prima volta alla Carnegie Hall di New York, avrebbe tutti i motivi per atteggiarsi a primadonna. Invece tratta gli orchestrali alla pari, liquida i mediocri con eleganza, avvicina il prossimo con fare affabile e caloroso. La volontà di condividere idee e vigore per spirito dialettico e democratico lo sprona a esibirsi frequentemente in trio con il pianista Itamar Golan e il violoncellista Matt Haimovitz o, occasionalmente, con altre formazioni cameristiche.
Suonando anche la viola, una Carlo Giuseppe Testore del 1696, con identica padronanza e pienezza di suono. Il colore del suono di Shlomo Mintz per l'appunto. Pieno, pastoso e ricco di armonici esso contagia tutto lo spazio circostante in una danza vibrante e serena, riflette una sensibilità per le cromie mediterranee, sempre calde anche se eclettiche e distinte. L'impiego vitalistico del suo corpo, che contagia il pubblico attraverso movimenti così fluidi da sembrare d'ordinaria quotidianità, così armoniosi da fondersi con la musica stessa, è tipico degli artisti del Sud. Sarà per questo che il violinista, nato a Mosca ed emigrato in Israele ad appena due anni, possiede una casa in Italia sul Lago Maggiore, sulle cui rive si è esibito molte volte nell'ambito delle Settimane Musicali di Stresa: nel 1985 e nel 1988 con il pianista Ostrovsky, nel 1990 con il New York Amati Trio, nel 1992 con la Israel Chamber Orchestra quale direttore e solista, nel 1995 con il pianista Georges Pludermacher e nel 1999 con la pianista Adrienne Krausz. Sarà per la bellezza di quel paesaggio d'acqua e sole o per la carica d'umanità dei suoi abitanti. Chi è stato studente di musica sa bene quanto un insegnante perfetto non comunica come un artista che offre la sua personale testimonianza. Spesso c'è la stessa differenza che corre tra una lapide e uno scritto: la prima indurisce la mente, il secondo, la feconda. Se Shlomo Mintz ha ereditato dal suo popolo la capacità di agire in equilibrio tra il rispetto per un testo e la libertà nell'interpretarlo ha sentito anche il dovere di non disperdere il lascito, ma di affidarlo al futuro. Per questo tiene un corso estivo di alta qualità per giovani talenti di tutto il mondo che si tiene nel Kibbutz Eilon (Israele), masterclass alla Manhattan School of Music, al Cleveland Institute e al Conservatorio di Parigi. Siamo sicuri ch'egli insegnerà l'estro nell'alimentare l'immaginazione e il rigore nella scelta dei mezzi per esprimerla con entusiasmo e signorilità.
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giovedì 19 aprile
serie blu
Conservatorio ore 21
Shlomo Mintz violino
Itamar Golan pianoforte
Beethoven
Sonate per violino e pianoforte