Torna all'indice di Sistema Musica
aprile 2001
unione musicale
INTERVISTA - Viaggio al centro del violoncello
di Filippo Fonsatti

 

Mario Brunello

 

Quando lo raggiungo al telefono nella sua casa di Castelfranco Veneto, Mario Brunello è sotto l'effetto del jet-lag: è appena sbarcato dal Giappone, dove nel giro di due settimane ha suonato da solo e in duo con il pianoforte, ha diretto un'orchestra e si è esibito accompagnato da un'altra, ha tenuto una masterclass.

Maestro, parliamo del programma del suo concerto torinese: la Suite n. 2 in re minore di Bach da una parte, Ysaÿe, Dallapiccola, Zimmermann e Sollima dall'altra. Non è un po' drastica la cesura?
"Bach è l'inizio di tutto quanto è stato scritto per violoncello solo. Ed è forse anche la fine, perché uno sperimentatore come lui non è più esistito fino ai giorni nostri. C'è un buco di centottant'anni - lasciando da parte i didatti dell'Ottocento - prima che Max Reger riprenda a comporre cose importanti per lo strumento solo: un black-out lunghissimo determinato anche dalla difficoltà di inventare qualcosa di nuovo dopo la rivoluzione bachiana. Il programma riflette questo stato di fatto".

Qualche cenno sui brani meno noti?
"Dallapiccola ha scritto Ciaccona, Intermezzo e Adagio insieme all'amico Gaspar Cassadó: è un brano cui tengo molto ed eseguo spesso, congeniale allo strumento, l'unico vero esempio di dodecafonia pura applicata al violoncello solo. La Sonata op. 28 di Ysaÿe è quasi sconosciuta, presuppone un grado estremo di virtuosismo ed è interessante per l'uso che viene fatto delle armonie. Alone, il pezzo di Sollima che come tutti sanno è un eccellente violoncellista, incarna nel modo migliore la sua esaltante e originale vena mediterranea. Infine i Quattro brevi studi, scritti da Bernd-Alois Zimmermann poco prima di suicidarsi, assumono il significato di un testamento. Viene applicato un nuovo sistema di scrittura ritmica, che a parer mio poteva condurre molto lontano: il tempo è correlato alla distanza tra le note, più sono distanti più è dilatata l'esecuzione".

Non rischia di sentirsi troppo solo sul palco del Conservatorio, abituato com'è a suonare in mezzo a tanta gente?
"Suonare insieme ad altri è la cosa che amo di più in assoluto e mi capita spessissimo. Per questo apprezzo le occasioni che mi si offrono di stare da solo sul palco, di gestire in modo autonomo lo spazio, il tempo e i respiri. Ogni tanto sento proprio il bisogno di "appartarmi"".

Lei torna a esibirsi da solista all'Unione Musicale (mercoledì 11 aprile, Conservatorio, ore 21, serie blu) dopo avere intrapreso e praticato in modo assiduo la direzione d'orchestra: come ha influito questa esperienza sul suo modo di suonare?
"Innanzi tutto mi ha consentito di ampliare la gamma dei colori sul violoncello: mentre si dirige si hanno in mente colori che si pretendono dai colleghi strumentisti e ci si rende conto che si possono realizzare. Ora quei colori li cerco sul mio strumento, presto molta attenzione al timbro e al fraseggio cercando di imitare la varietà che scaturisce dal lavoro collettivo delle tante personalità che costituiscono un'orchestra. E poi il fatto di aver convinto altri musicisti a suonare secondo la mia idea interpretativa mi ha dato maggiore sicurezza e convinzione come strumentista".

È più facile dirigere o suonare?
"Diciamo che fare musica non è mai facile. L'esecuzione strumentale implica un grande impegno a livello atletico-muscolare, occorre allenarsi per migliorare la tecnica. Dirigere presuppone un minore allenamento fisico ma per me è molto più faticoso, le prove con l'orchestra sono molto dure, richiedono un'energia e una concentrazione enormi".

In futuro Mario Brunello continuerà ad agire nella doppia veste di direttore e strumentista, oppure sceglierà una delle due carriere?
"Paradossalmente questi cinque anni di esperienza in qualità di direttore d'orchestra mi hanno fatto venire ancor più voglia di suonare, anche le cose che prima snobbavo un po', come i grandi concerti di repertorio. Mai come adesso ho avuto così tanta voglia di divertirmi suonando. Sul fronte della direzione si sono aperte prospettive interessanti. Da poco sono stato nominato "direttore ospite principale" di un'orchestra piccolo-sinfonica a Tokyo, composta da prime parti di complessi giapponesi, europei e statunitensi. È un grande onore perché si tratta di un'orchestra straordinaria che si esibisce in una sala stupenda. Mi hanno offerto di tornare con regolarità nei prossimi anni e devo dire che la proposta è allettante".

Al pubblico dell'Unione Musicale, attraverso una presenza costante nel corso delle ultime stagioni, ha proposto molti brani di rara esecuzione, penso ad esempio al Novecento storico italiano: ritiene che sia dovere e responsabilità dell'interprete "educare" gli ascoltatori?
"All'inizio della carriera mi ero imposto di arricchire il repertorio inserendo tutti gli anni qualche cosa di nuovo. Poco alla volta l'imposizione si è trasformata in curiosità. Questa ricerca ha ampliato i miei orizzonti, facendomi apprezzare della musica che prima ritenevo non degna di attenzione. Mi sembra che il pubblico abbia reagito bene alle mie proposte. Ma credo che l'esecuzione di musiche rare sia un dovere dell'interprete che prescinde dalla necessità di "educare" gli ascoltatori. Quando scelgo il programma di un concerto non lo faccio con intenti didascalici ed educativi, lo faccio soprattutto perché mi piace eseguire quelle musiche".

NAVIGARE IN MUSICA
segui il link Luigi Dallapiccola: la vita, le opere, galleria di immagini
segui il link Breve biografia di Giovanni Sollima
segui il link Eugene Ysaye: la vita, le opere, galleria di immagini
CALENDARIO SETTIMANALE
segui il link 1 /8 aprile
segui il link 9 /15 aprile
segui il link 16 /22 aprile
segui il link 23 /30 aprile