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Alessandro
Solbiati è un compositore cordiale. Fedele alla scuola
delle vecchie avanguardie, riesce a parlartene con un affetto, un
rispetto che non è così facile trovare, oggi, in chi
ha quarantacinque anni. Molti hanno rinnegato un certo linguaggio,
se ne sono allontanati, lo considerano, in fondo, out; lui ci crede
e se ne sente fortemente erede.
La sua cordialità viene fuori quando racconta della partitura
che ha trascritto per l'Orchestra d'archi italiana (in concerto mercoledì
4 aprile, Conservatorio, ore 21, serie verde): "Poema è
un assoluto capolavoro di Petrassi, e oltre a essere straordinaria
musica propone un'esemplare figura di compositore, quella di un musicista
confermatissimo e che pure, ben oltre i 70 anni, si mette in gioco
un'altra volta, imboccando una strada tecnico-espressiva completamente
nuova. In tutta la partitura aleggia una sorta di utopismo che inizia
proprio dall'organico: 4 trombe e 48 archi soli! Ma mi piace leggere
una sorta di utopismo anche nella ricerca di mondi sonori assolutamente
nuovi, come nell'inizio scuro, materico, ai confini del suono-rumore".
Che
cosa ha significato trascrivere - in questo caso "ridurre a
25 archi" - una partitura come Poema?
"Ho sempre pensato che trascrivere, mutare la strumentazione
o strumentare sia una sorta di atto d'amore per quanto si va trascrivendo,
perché bisogna aderire all'opera in gioco fino a farsela
risuonare dentro; così è stato per me nel caso della
strumentazione per ensemble effettuata dei Moments musicaux di Schubert.
Però un conto è lavorare su un compositore del passato
e un conto è avere a che fare con la partitura di un compositore
vivente: si forma una sorta di inevitabile pudore. L'operazione
doveva consistere nella semplice riduzione dell'organico degli archi,
ma semplice non è stato, perché comportava una serie
di scelte piuttosto difficili da risolvere: eliminare qualcosa?
O dividerlo? Come lasciare un gioco timbrico di vuoti-pieni o di
passaggi tra strumenti quando "tutti" servono sempre?
Alla fine ho un po' giocato, ma sempre con la maggior fedeltà
possibile per l' originale".
Petrassi
come ha reagito?
"Ottenere dal Maestro il permesso di realizzare la trascrizione
per l'ottima Orchestra d'archi italiana di Mario Brunello (altro
esempio di splendido modo di concepire il far musica oggi) è
stata una grande gioia.
Spero che il risultato sia buono e Petrassi soddisfatto. A me resta
innanzitutto la felicità di aver potuto "dialogare"
con ogni nota di uno dei più bei pezzi degli ultimi trent'anni".
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