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aprile 2001
unione musicale
Petrassi, da quarantotto a venticinque
di Nicola Campogrande



Markus Stockhausen

Alessandro Solbiati è un compositore cordiale. Fedele alla scuola delle vecchie avanguardie, riesce a parlartene con un affetto, un rispetto che non è così facile trovare, oggi, in chi ha quarantacinque anni. Molti hanno rinnegato un certo linguaggio, se ne sono allontanati, lo considerano, in fondo, out; lui ci crede e se ne sente fortemente erede.
La sua cordialità viene fuori quando racconta della partitura che ha trascritto per l'Orchestra d'archi italiana (in concerto mercoledì 4 aprile, Conservatorio, ore 21, serie verde): "Poema è un assoluto capolavoro di Petrassi, e oltre a essere straordinaria musica propone un'esemplare figura di compositore, quella di un musicista confermatissimo e che pure, ben oltre i 70 anni, si mette in gioco un'altra volta, imboccando una strada tecnico-espressiva completamente nuova. In tutta la partitura aleggia una sorta di utopismo che inizia proprio dall'organico: 4 trombe e 48 archi soli! Ma mi piace leggere una sorta di utopismo anche nella ricerca di mondi sonori assolutamente nuovi, come nell'inizio scuro, materico, ai confini del suono-rumore".

Che cosa ha significato trascrivere - in questo caso "ridurre a 25 archi" - una partitura come Poema?
"Ho sempre pensato che trascrivere, mutare la strumentazione o strumentare sia una sorta di atto d'amore per quanto si va trascrivendo, perché bisogna aderire all'opera in gioco fino a farsela risuonare dentro; così è stato per me nel caso della strumentazione per ensemble effettuata dei Moments musicaux di Schubert. Però un conto è lavorare su un compositore del passato e un conto è avere a che fare con la partitura di un compositore vivente: si forma una sorta di inevitabile pudore. L'operazione doveva consistere nella semplice riduzione dell'organico degli archi, ma semplice non è stato, perché comportava una serie di scelte piuttosto difficili da risolvere: eliminare qualcosa? O dividerlo? Come lasciare un gioco timbrico di vuoti-pieni o di passaggi tra strumenti quando "tutti" servono sempre? Alla fine ho un po' giocato, ma sempre con la maggior fedeltà possibile per l' originale".

Petrassi come ha reagito?
"Ottenere dal Maestro il permesso di realizzare la trascrizione per l'ottima Orchestra d'archi italiana di Mario Brunello (altro esempio di splendido modo di concepire il far musica oggi) è stata una grande gioia.
Spero che il risultato sia buono e Petrassi soddisfatto. A me resta innanzitutto la felicità di aver potuto "dialogare" con ogni nota di uno dei più bei pezzi degli ultimi trent'anni".

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