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aprile 2001
orchestra sinfonica nazionale della RAI
Dalla-Piccola musica notturna

 

Eliahu  Inbal

 

Prima di entrare in sala per il concerto, guardate in alto e fissate, nel piccolo riquadro di cielo che si fa spazio tra i palazzi, tre punti, tre soli punti. Fate silenzio intorno, allontanate voci e rumori verso il fondale della percezione. Ora potete accomodarvi e riconoscere quei tre segni appena l'orchestra attacca la Piccola musica notturna. Quei tre istanti, accenni a un pensiero vago e inconcluso, s'evolvono senza dirigersi verso alcuna meta. Un pensiero notturno, come un follicolo che fluttua sulle palpebre chiuse, s'allunga e contrae, schizza improvviso e s'arresta.
I timbri scorrono lungo cromie lunari, tratteggiano questo frammentato soliloquio con precisione adamantina. Non aspettatevi un racconto, ma una miriade di minuscole storie incompiute. Tre note, tre sole note parlano di un'intera notte estiva, popolata di suoni bui e rimembranze del giorno e dell'ombra di un'anima. "Io passeggio in questo vecchio paese / solo come un fantasma", come recitano i versi conclusivi di Noche de Verano (Notte d'estate), la poesia di Antonio Machado annotata sulla partitura. Non è così indispensabile avere familiarità con la dodecafonia per apprezzare la musica di Dallapiccola, pertinace sacerdote della serialità. Essa è un mezzo, non un'estetica, così come sancito dagli stessi compositori in occasione del Primo Convegno Dodecafonico (1948), organizzato da Malipiero a Milano, che sigla la fine di quella che Berio aveva definito "ragioneria dodecafonica". Certo non ci si può aspettare commozione se la s'intende sinonimo d'"intenerimento", ma senz'altro è musica che cum-movet, induce a muoversi, talora scuote. Dei ragionieri ci siamo sbarazzati da tempo, restano gli artisti autentici che, nelle turbolenze politico-ideologiche, hanno conservato il senso dell'arte come espressione di sé e del mondo. Dallapiccola è campione tra questi. Composta in appena una settimana nell'aprile del 1954 su commissione di Hermann Scherchen per il Festival delle Jeunesses Musicales di Hannover, l'opera riflette infatti la natura liminare dell'autore, nato in Istria, recluso in Austria, naturalizzato fiorentino. Il rigore artistico e morale, l'inclinazione verso un meditato sperimentalismo linguistico sono d'impronta mitteleuropea, mentre il lirismo è frutto d'approfondite frequentazioni verdiane e di attaccamento alla terra italica. Quanto alla sensibilità per il colore dei suoni occorre risalire all'accezione francese della mediterraneità, quella di Ravel e Debussy. Se non lo avete fatto prima d'entrare, alzate il capo alla notte, non troverete la mappa di un sistema compositivo, ma tre punti di luce bianca fissa e tremolante insieme… (g.n.)
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