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| aprile
2001 |
| associazione
lingotto musica |
Energia e passeggiate
di Giorgio Pestelli |
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BRAHMS
QUARTA SINFONIA
All'epoca della Quarta sinfonia (1885) Brahms aveva
poco più di cinquant'anni (anche se tutti tendiamo a pensarlo più
vecchio), e sotto il clima crepuscolare della finis Austriae si muove
in realtà un'esuberante energia inventiva; con un vero virtuosismo
compositivo Brahms unisce livelli linguistici differenti e tiene assieme
le cose più disparate: incominciando dagli estremi della più disarmata
semplicità (l'esordio del primo movimento) e del più complesso lavoro
costruttivo (le variazioni sul tema di ciaccona del finale). Lungo
tutta l'opera la semplicità è esibita mentre la dottrina è nascosta:
basta considerare come il tema dalla Cantata BWV 150 di Bach,
fondamento dell'ultimo movimento, compare non meno di trenta volte,
ma l'ascoltatore non lo percepisce mai nei suoi tratti distintivi
in modo immediatamente riconoscibile. Scoperta cantabilità e contrappunto
bachiano sono solo i due poli della varietà linguistica della Quarta
sinfonia; un altro è il carattere zigano ungherese di pizzicati e
ritmi sincopati, assorbito come per miracolo nell'equilibrio del sinfonismo
classico; impressiona poi l'intuizione di quelle macchie sonore (viole
e violini divisi) che sembrano anticipare Debussy; nel meraviglioso
Andante moderato, aperto da un romanticissimo tema del corno, ogni
suono trascolora sul precedente, nota su nota, timbro su timbro. Il
fatto è che nella Quarta sinfonia gli stimoli verso novità di superficie
tacciono del tutto: Wagner era morto nel 1883, e i suoi ferventi seguaci,
come Bruckner o Hugo Wolf, erano avvertiti da Brahms con troppa distanza
per ricavarne incitamenti alla modernità: in questo suo ultimo capolavoro
sinfonico conta sopra tutto il dominio di quel grande stile in cui
si compendia l'"eroismo borghese" del compositore.
MUSORGSKIJ - RAVEL QUADRI DA UN'ESPOSIZIONE
Questa famosa "suite" di Musorgskij deve la sua origine a una
mostra di disegni e acquerelli di Victor Hartman, giovane pittore
morto nel 1874 lasciando una quantità di progetti e abbozzi da cui
trapelava un forte interesse per la cultura nazionale russa;
un anno dopo la scomparsa dell'artista i suoi ammiratori organizzarono
la mostra e nello stesso anno Musorgskij completò i suoi Quadri da
un'esposizione, felice di poter ampliare i confini della musica con
un aggancio alla vita reale di immagini e colori. Tuttavia, il vero
senso del lavoro non è nella pura riuscita descrittiva, ma nel rapporto
stabilito fra i dieci pezzi dal titolo ispirato ai "quadri" e i cinque,
denominati "passeggiata", che rappresentano l'autore e la sua riflessione
soggettiva; accanto all'inventiva abbagliante dei quadri, si svolge
pertanto la parallela vicenda delle variazioni sul tema della "passeggiata".
La superba qualità della partitura di Ravel (del 1922 e destinata
a eclissare altre trascrizioni sullo stesso testo) supera il semplice
rivestimento e approda a un'opera quasi nuova; come altrettanti personaggi
restano nella memoria i timbri della tromba nel tema della "passeggiata",
il basso tuba e il flauto in Gnomus, il favoloso e assonnato sassofono
del Vecchio castello, le leggerezze dei giochi infantili alle Tuileries
(su echi di nenie russe, assai più che parigine), il peso sonoro di
Bydlo, il pesante carro polacco da trasporto agricolo che sentiamo
avvicinare, strepitare e allontanarsi. Nel Balletto dei pulcini nei
loro gusci (uno schizzo di Hartman si riferiva in effetti a un balletto),
Ravel distilla le proprie visioni infantili già sfruttate in Ma mère
l'Oye; Samuel Goldenberg e Schmuyle, l'ebreo ricco e quello povero,
è uno studio di caratteri (già geniale nell'originale per pianoforte)
che l'invenzione timbrica di Ravel potenzia fino all'evidenza plastica.
E i contrasti continuano, rinforzandosi a vicenda: al Mercato di Limoges
si oppongono le stupende tetraggini di Catacombae, al tumulto feroce
di La capanna dalle zampe di gallina, la micidiale strega Baba-Yaga
delle fiabe russe, segue la statica poderosa della Grande porta di
Kiev, sovrastata infine dalla riapparizione in fortissimo del tema
della "passeggiata". |
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Nato
a Riga nel 1943, Mariss Jansons ha
studiato con Swarowsky e Karajan. Assistente di Evgenij Mravinskij
nell'Orchestra Filarmonica di Leningrado (oggi San Pietroburgo), ne
diviene direttore principale dal 1985; è stato direttore stabile della
Oslo Filharmoniske Orkester, direttore ospite principale della London
Philharmonic Orchestra e direttore stabile della Pittsburgh Symphony
Orchestra. È docente di direzione d'orchestra al Conservatorio di
San Pietroburgo.
La Gustav Mahler Jugendorchester
è nata a Vienna nel 1986 su iniziativa di Claudio Abbado. Dal 1992
è aperta ai musicisti di età inferiore ai 26 anni provenienti da tutta
Europa. Ha collaborato con importanti direttori, tra cui Boulez, Chailly,
Marriner e Bychkov. Nel 1997 ha tenuto un concerto a Sarajevo per
il quale Fabio Vacchi ha creato una versione per grande orchestra
della sua composizione Dai calanchi di Sabbiuno; nel 1999 ha compiuto
la prima tournée negli Stati Uniti, in Venezuela e a Cuba. |
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