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Luca
Ronconi, terminate le repliche di Lolita, il suo ultimo
fortunatissimo spettacolo teatrale, ritorna a Wagner, dopo i clamori
che suscitarono, sul finire degli anni Settanta, le sue regie del
Ring des Nibelungen, oggi considerate altrettante pietre miliari dell'interpretazione
wagneriana.
Cominciamo,
Ronconi, con il sottotitolo di Lohengrin: opera romantica...
"E indubbiamente lo è, se non altro perché il
riferimento alle saghe del Cavaliere del cigno e quel guardare al
passato, e in particolare al Medioevo, fanno parte integrante dell'estetica
romantica. In realtà, poi, da un punto di vista formale,
Lohengrin è assai diversa dalle opere più tipiche
del Romanticismo musicale, come Oberon o Der Freischutz. Ricorda
piuttosto, per certi aspetti formali-drammaturgici, alcuni capolavori
teatrali tedeschi dell'epoca romantica".
Dopo
Der Fliegende Hollander e Tannhäuser, Lohengrin conclude la
cosiddetta trilogia romantica wagneriana. Siamo nel 1848, anno cruciale
per l'Europa e per Wagner, che proprio in quel periodo comincia
a stendere la Tetralogia
"Certo lo spessore che ha il testo teatrale della Tetralogia
è maggiore, il modo in cui gli elementi leggendari sono coniugati
con gli spunti filosofici nel Ring è più approfondito
e meglio riuscito; nel Lohengrin Wagner è ancora un
drammaturgo nel solco della tradizione. Per esempio: nella Tetralogia
non esiste il tema storico, mentre qui è un elemento importante
di gusto tipicamente romantico, ma storia e leggenda faticano in
qualche modo a trovare un rapporto coerente. Così, nel momento
di mettere in scena Lohengrin, il dover conciliare un fatto storico,
la vittoria di Re Enrico l'Uccellatore sugli Ungari, con un evento
soprannaturale e un personaggio come Lohengrin risulta quasi "sbalzante".
Cosa emerge infatti dal testo? Che un popolo, che deve correre a
battaglia, elegge come suo paladino e suo vessillo un eroe di ascendenza
divina; questo eroe, poi, si dilegua: la guerra si fa lo stesso
senza quella protezione e quell'avallo divini, una guerra come tutte
le altre, senza purissimi eroi dalla bianca armatura. Certo, questo
elemento "storico" non è la linea fondamentale
dell'opera, però esso denota quello spirito nazionalistico,
quel germanesimo, che sono ben presenti nel Lohengrin, mentre nella
Tetralogia la celebrazione del germanesimo è riassorbita
in termini filosofici. Forse il Ring è ancora più
"tedesco" di Lohengrin, ma là è la filosofia,
la cultura germanica che viene magnificata, mentre qui è
ancora la storia tedesca".
Quale
Lohengrin, dunque, vedremo?
"Abbiamo detto che è un'opera romantica e dunque la
domanda da porsi è che tipo di romanticismo proponiamo. Ovviamente
è impensabile oggi proporne una visione oleografica; dobbiamo
ricercare che cos'è che rende "romantica"
quest'opera. Per esempio, il tema del sogno, così
fondamentale per Elsa, o il tema del divieto d'amore, così
tipico in Wagner. Così punteremo su questi temi. Un romanticismo,
dunque, più di concetti che di immagini. Infatti una connotazione
medievaleggiante mi sarebbe parsa ispirata a uno spirito nostalgico
nei confronti di un modo di fare teatro di cinquanta o cento anni
fa: e nel Lohengrin non c'è niente di nostalgico. Il rischio
sarebbe stato quello di fare un Lohengrin "d'epoca", più
che romantico. Quindi abbiamo scelto una figuratività contemporanea,
o meglio fra atemporale e contemporanea: ciò che ci premeva
sottolineare era l'estraneità del personaggio di Lohengrin
rispetto all'evento storico. Pertanto l'eroe sarà vestito
secondo l'iconografia tradizionale: e per "leggere" quell'estraneità
era necessario che gli altri avessero abiti più simili ai
nostri, per marcare meglio lo stacco fra il protagonista leggendario
e altre figure, fra il mondo fantastico e quello reale".
E
questo vale anche per Elsa?
"No, vale soprattutto per Lohengrin contrapposto al mondo brabantino.
Elsa viene presentata in uno spazio suo, chiuso, isolato da tutto
il resto, che in qualche modo raffigura l'isolamento del suo sogno:
una visione che prosciuga gli orpelli esteriori per riassumere la
simbologia romantica dell'opera in pochi elementi essenziali. Niente
paura, comunque, il cigno ci sarà, e ci sarà la trasformazione
del cigno in Goffredo
E del resto l'alterità di Lohengrin
rispetto al mondo che lo circonda è anche ciò che
giustifica la strana calamita amorosa che lega Elsa all'eroe".
Veniamo
al tema del divieto d'amore...
"Questo è forse l'elemento più profondo dell'opera
che mi sembra non nascondere quel vago filisteismo che percorre
poi tutta l'opera di Wagner. È stato detto che quel divieto
d'amore simboleggi in qualche modo un rapporto coniugale borghese:
non si deve sapere... non si deve guardare l'amore in faccia. È
un tema che ha, come è noto, infinite ascendenze mitologiche,
basta pensare ad Amore e Psiche. A questo divieto si oppone
un personaggio così umano come quello di Elsa. Per
quanto nella sua decisione di domandare il nome dell'amato sia subordinata
da Ortrud, Elsa mostra di voler veramente e fino in fondo guardare
l'amore in faccia. Non è spinta da curiosità,
ma dalla necessità di sapere: e questa è una grande
innovazione nel mito. Il voler sapere se ci possa essere un "vero"
amore senza sospetti e senza infingimenti è un momento stupendo
musicalmente e drammaticamente".
E
gli altri personaggi?
"Se c'è un personaggio tragico in senso classico nel
Lohengrin è Friedrich von Telramund, che è
portato inconsapevolmente e in buona fede alla rovina, tradito dal
legame di natura demoniaca che lo stringe a Ortrud. Ortrud è
il personaggio in cui rivive l'eco degli antichi dei germanici e
verso cui l'autore inclina con maggiore passionalità. Il
gusto di Wagner sembra andare infatti verso Elsa e Lohengrin, le
sue viscere verso Ortrud: quella Ortrud che ha le radici germaniche
più profonde, che invoca le divinità ancestrali della
stirpe. Lohengrin canta pagine bellissime, ma la sua figura rimane
abbastanza nebulosa, forse necessariamente per creare mistero sul
suo nome, ma la rivelazione della sua genealogia non serve a diradare
la nebbia: e noi continuiamo a chiederci chi sia".
Che
cosa vedranno, dunque, gli spettatori di questo Lohengrin?
"Uno spettacolo piuttosto asciutto, dove nello spazio vuoto
del palcoscenico si creeranno altri spazi interni che si modificano
a seconda delle necessità. Tutto sarà appena indicativo:
il fiume, ad esempio, sarà segnato da una passerella di metallo
che brilla appena. Quindi una visione da cui viene "sottratto"
tutto ciò che non è necessariamente indispensabile.
Il primo atto presenterà una atmosfera biancoazzurrina,
nebbiosa, per rendere il carattere del sogno di Elsa; il secondo
atto sarà completamente nero; il terzo si svolge
nella camera nuziale, una sorta di scatola completamente vuota".
E
i presunti significati politici del finale?
"Se c'è un significato profondo nel finale del Lohengrin
mi pare questo: che il protagonista non è più l'eroe
guerriero invocato dal popolo, che ad Anversa tutto ritorna
a una dimensione umana e i brabantini vanno a combattere la loro
guerra senza aiuti divini sancendo così l'impossibilità
del divino di mescolarsi con l'umano. Ma forse questa è una
nostra interpretazione, più che l'intenzione di Wagner. Ed
è inevitabile che noi oggi la rappresentiamo dal punto di
vista dell'umano e non da quello del divino".
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