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"Guida
musicale autorevolissima di Pinchas Steinberg, su un'orchestra mordente
di fantasie solistiche" (Giorgio Pestelli, "La Stampa"),
"Steinberg sul podio è stato efficace e penetrante" (Giovanni Carli
Ballola, "L'Espresso"),
"Steinberg ha ottenuto dall'Orchestra del Regio fusioni o, dove occorresse,
differenziazioni timbriche davvero al di là di quanto potessimo sperare,
imprimendo una nota di nobiltà al fraseggio di Janáchek" (Francesco
Maria Colombo, "Corriere della Sera"),
"L'Orchestra del Regio diretta dal maestro israeliano Pinchas Steinberg
ha dato il meglio di sé per una partitura non certo semplice" (Enrico
Girardi, "Gazzetta di Parma"),
"Steinberg tiene saldamente tutte le fila" (Dino Villatico, "La Repubblica"),
"L'Orchestra diretta da Steinberg aggredisce la partitura con meticolosa
osservanza e sono rispettati i tempi fulminanti" (Carla Maria Casanova,
"Il Piccolo"),
"Bacchetta perfettamente funzionale quella di Steinberg" (Giorgio
Gualerzi, "Famiglia Cristiana"), "La medesima straordinaria
tensione teatrale si è percepita nell'attenta e lucida concertazione
di Steinberg alla testa di un'orchestra concentratissima e precisa"
(Alessandro Mormile, "L'Opera"). Raramente nella storia recente
del Teatro Regio la critica si è trovata così concorde nel giudicare
la direzione musicale di un'opera e la prestazione dell'Orchestra.
Accadeva nel 1993, allorché Steinberg diresse con successo
la difficile partitura del Caso Makropulos di Janáchek messo in scena
da Luca Ronconi. All'epoca - e parliamo di appena otto anni fa - la
celebrità di un artista poteva misurarsi con le copie di dischi vendute,
con la rassegna stampa o con il numero dei concerti diretti in una
stagione. A distanza di pochi anni, un buon parametro viene dato dal
grado di presenza sulla Grande Rete: digitando nome e cognome di Pinchas
Steinberg su uno dei principali motori di ricerca si scopre che viene
citato su Internet ben 1843 volte! Nato in Israele nel 1945,
Steinberg ha studiato in patria, quindi si è perfezionato negli Stati
Uniti e in Germania. Ha debuttato a trent'anni alla testa dell'Orchestra
Sinfonica della Radio di Berlino e da allora ha diretto i principali
complessi europei, tra i quali i Berliner Philharmoniker, la Philharmonia
di Londra, le Orchestre del Gewandhaus di Lipsia e della Suisse Romande,
l'Orchestre National de France. Il suo repertorio è vastissimo, dal
Settecento si spinge fino al contemporaneo e in certi casi ha incluso
compositori "anomali" come Astor Piazzolla, con cui ha inciso un bellissimo
disco di tango in tempi non sospetti, quando la moda della malinconica
danza argentina non era ancora dilagata. Dal 1989 al 1996 Steinberg
è stato direttore stabile dell'Orchestra della Radio Austriaca e in
quel periodo si è esibito con regolarità ai festival di Salisburgo,
Bregenz, Praga, Berlino, Vienna e Orange. Se l'ambito sinfonico occupa
la parte più cospicua della sua attività, dagli anni Novanta i teatri
d'opera si contendono la sua bacchetta: Tancredi, Le rossignol e La
voix humaine a Salisburgo, Otello, Carmen, Un ballo in maschera, Trovatore
a Monte-Carlo, Rigoletto a Orange, Aida a Ginevra, Nabucco, Madama
Butterfly, Attila, Simon Boccanegra e Ariadne auf Naxos all'Opéra
di Parigi sono le sue produzioni più recenti o le prossime. Negli
ultimi anni Steinberg si è "specializzato" nel repertorio wagneriano,
fatto singolare per un direttore nato in Israele, dove la musica del
compositore tedesco è stata bandita dai teatri per decenni: Rienzi
al Festival di Radio France, La valchiria a Barcellona, Tannhäuser,
L'oro del Reno, I maestri cantori, Siegfried, Il crepuscolo degli
dei al Théâtre du Capitole di Tolosa e inoltre una premiata incisione
dell'Olandese volante sono le tappe fondamentali di un percorso meditato
e approfondito, di certo non casuale, che fa di lui uno dei più autorevoli
e applauditi direttori wagneriani in circolazione. |
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