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aprile 2001
teatro regio torino
INTERVISTA - Una monella all'opera
di Filippo Fonsatti

 

Zazie


ZAZIE

 

Come le è venuto in mente di mettere in musica Zazie dans le métro, uno dei capolavori di Raymond Queneau e della letteratura francese del XX secolo? Ci va un bel coraggio…
"È uno dei miei libri preferiti, - risponde Andrea Basevi - mi fu letto da mia nonna che era la mia musa da bambino: con lei giocavo alla musica e con la musica, imitando stili e situazioni; è una sigla che mi porto dietro e che mi ha fatto arrivare a farne una "commedia armonica". Queneau lo avevo già musicato tre volte: un'aria per soprano e clavicembalo, un brano a otto voci sugli Exercices de style e un lavoro per strumento a tastiera con cui ho vinto un concorso di composizione sul gioco e che prevede l'esecuzione per 12 anni filati di 8 battute musicali variate in tempo reale dall'esecutore; si rifà al libro 100mila miliardi di poesie dello scrittore francese".

La lingua di Queneau e di conseguenza la traduzione di Fortini sono zeppe di slang e neologismi: perché lei non si è avvalso di un librettista che facesse da mediatore e addomesticasse il testo alle esigenze della musica?
"Quando ho deciso di lavorare su Zazie mi sono rivolto al suo traduttore italiano, Franco Fortini, uno dei miei poeti più amati, che ho conosciuto grazie a un comune amico, l'editore Giorgio Devoto. Ho avuto qualche incontro esaltante, Fortini era un pozzo di cultura e i nostri colloqui duravano ore. Mi promise un suo aiuto per il libretto, poi la malattia lo costrinse a rinunciare e io rinunciai a un altro librettista".

Ha scritto la sua commedia armonica pensando a un pubblico di bambini oppure non si è nemmeno posto il problema della "destinazione d'uso"?
"Non mi sono posto alcun vincolo per l'ascolto, non me ne pongo mai. Il lavorare per i bambini - da tre anni tengo un corso di propedeutica corale al Conservatorio di Alessandria e dirigo un coro a Genova - mi porta a essere limpido nella scelta del messaggio acustico e inoltre mi piace giocare con la musica. Queneau è stato un matematico e mi ha portato a utilizzare alcuni processi compositivi di assemblaggio sonoro che usano l'ironia come collante".

Le risulta che abbiano accolto bene il suo lavoro i lettori di Queneau, gli studiosi e quelli che lo conoscevano bene?
"Grazie a Enrico Baj ho preso contatti col figlio di Queneau, Jean Marie, che è un bravo pittore. La moglie è voluta venire a Genova per la prima dell'opera e si è molto divertita. Io ho cercato di avvicinarmi il più possibile all'universo linguistico, giocoso e matematico di Queneau. Fortini mi parlava di "schegge che vagano impazzite nella galassia della letteratura". È come andare in un museo dove sono esposti reperti di un mondo poco conosciuto o remoto, dove si sa qualcosa di quel popolo, ma non l'esatta destinazione dell'oggetto. E così nel mio lavoro la citazione di stile o reale non risulta mai oggetto preso sul serio ma, per dirla con Barthes, elemento di derisione. Un cultore di Queneau penso possa trovare pane per i suoi denti".

Può raccontarci qualcosa della collaborazione con il vivace ottuagenario Luzzati, autore delle scene?
"Lavorare con Lele era un sogno nel cassetto. Ci conosciamo da anni ma non avevamo mai avuto l'occasione per fare qualcosa insieme. Di lui amo la semplicità e quel suo modo di trovare in un oggetto qualsiasi molteplici significati. È quello che amo nei bambini, il saper trovare sempre nuovi stimoli, ed è quello che inseguo da tempo: una limpidezza all'interno di una struttura complessa".

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marted́ 3 aprile
Piccolo Regio Laboratorio ore 21
Zazie Commedia armonica
di Andrea Basevi
Regia di Andrea Nicolini
Scene di Lele Luzzati