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Era
destino che Karole Armitage portasse un suo lavoro al Regio.
Perché esiste un legame intellettuale stretto fra la ballerina e il
Teatro.
Dal 1986, quando ha realizzato per l'American Ballet Theatre di Michail
Baryshnikov un balletto intitolato The Mollino's Room, la stanza
di Mollino, brano dedicato all'architetto torinese che ha concepito
e realizzato il nostro teatro lirico. Quando le è capitato di muoversi
per le sale e i corridoi del Regio la Armitage ha sentito il respiro,
la presenza intellettuale di una persona che le è vicina, anche se
di Mollino, come artista, ha apprezzato soprattutto la forte carica
erotica che promanava dalle sue fotografie segrete. Erotismo di cui
Karole è certamente titolata a parlare.
E di cui Io, Giacomo Casanova è una summa, un baedeker di ogni possibile
variazione sul tema. Per Io, Giacomo Casanova, uno spettacolo
di danza in 9 seduzioni e un epilogo, come recita il sottotitolo del
balletto, Karole Armitage si è ispirata alla Histoire de ma vie,
la ponderosa autobiografia del libertino veneziano. Il lavoro, che
ha visto la luce l'estate scorsa prodotto dai Festival di Taormina
e di Atene, e per il quale Armitage ha allacciato una nuova relazione
di lavoro con la Compagnia di Danza del Teatro di Torino di Loredana
Furno, viene a costituire il secondo pannello di una sua ideale trilogia
italiana, dopo il Pinocchio e in attesa che si realizzi il suo progetto
su Machiavelli.
Dell'Histoire de ma vie la coreografa ha voluto vedere e sottolineare
soprattutto l'aspetto "relazionale", cioè la descrizione di
un'interminabile serie di scambi e seduzioni che permettono di seguire
l'evolversi del rapporto amoroso, che possono andare dall'incontro
più semplice e casto alla esplosione della passione amorosa, alla
descrizione del puro erotismo disgiunto da qualsiasi coinvolgimento
emotivo. Per narrare tutto questo in danza Armitage ha fatto ricorso
a un collage sonoro che si avvale da una parte di musiche originali
composte da tre autori contemporanei, Georges Couroupos, David
Shea e Giovanni Sollima, accanto ai quali si allineano brani scelti
dal repertorio del '900: Thomas Adès, Giustino di Gregorio, Alfred
Schnittke e John Zorn. I costumi sono affidati all'artista indiano
Arjun Bhasin, mentre la scena di Andrea Branzi è costituita da
una sorta di armadio che resta sullo sfondo e dal quale escono tutti
i protagonisti della vicenda. Questa via crucis amorosa in nove stazioni
parte da un ballo in maschera in Piazza San Marco. Seguono: Un giardino
veneziano, Corallina il piacere della conquista; In una villa francese,
Henriette: Il fascino dolce amaro dell'addio; In una plaza de Toros,
Tango mortale; A San Pietroburgo, Uccidere ciò che si ama; In piazza
di Spagna, A lezione dal Marchese de Sade; In una chat-room, La condizione
della solitudine; In una tenuta di campagna inglese, Amore incompiuto;
Nel fondo del tuo cuore, L'altra metà ritrovata. L'epilogo è un minuetto;
fra ogni seduzione e l'altra è previsto un intermezzo musicale. Il
gioco amoroso è messo in moto da quattro coppie di danzatori della
compagnia torinese fra i quali spiccano Dmitrij Domojirov e
Matteo Levaggi. Maestro di cerimonie è il sopranista Antony
Costanzo, di cui al Piccolo Regio ascolteremo la voce registrata.
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Presentazione
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