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aprile 2001
teatro regio torino
Il Casanova di Karole Armitage
di Sergio Trombetta

Karole Armitage, Matteo Levaggi

 

 

Era destino che Karole Armitage portasse un suo lavoro al Regio. Perché esiste un legame intellettuale stretto fra la ballerina e il Teatro.
Dal 1986, quando ha realizzato per l'American Ballet Theatre di Michail Baryshnikov un balletto intitolato The Mollino's Room, la stanza di Mollino, brano dedicato all'architetto torinese che ha concepito e realizzato il nostro teatro lirico. Quando le è capitato di muoversi per le sale e i corridoi del Regio la Armitage ha sentito il respiro, la presenza intellettuale di una persona che le è vicina, anche se di Mollino, come artista, ha apprezzato soprattutto la forte carica erotica che promanava dalle sue fotografie segrete. Erotismo di cui Karole è certamente titolata a parlare.
E di cui Io, Giacomo Casanova è una summa, un baedeker di ogni possibile variazione sul tema. Per Io, Giacomo Casanova, uno spettacolo di danza in 9 seduzioni e un epilogo, come recita il sottotitolo del balletto, Karole Armitage si è ispirata alla Histoire de ma vie, la ponderosa autobiografia del libertino veneziano. Il lavoro, che ha visto la luce l'estate scorsa prodotto dai Festival di Taormina e di Atene, e per il quale Armitage ha allacciato una nuova relazione di lavoro con la Compagnia di Danza del Teatro di Torino di Loredana Furno, viene a costituire il secondo pannello di una sua ideale trilogia italiana, dopo il Pinocchio e in attesa che si realizzi il suo progetto su Machiavelli.
Dell'Histoire de ma vie la coreografa ha voluto vedere e sottolineare soprattutto l'aspetto "relazionale", cioè la descrizione di un'interminabile serie di scambi e seduzioni che permettono di seguire l'evolversi del rapporto amoroso, che possono andare dall'incontro più semplice e casto alla esplosione della passione amorosa, alla descrizione del puro erotismo disgiunto da qualsiasi coinvolgimento emotivo. Per narrare tutto questo in danza Armitage ha fatto ricorso a un collage sonoro che si avvale da una parte di musiche originali composte da tre autori contemporanei, Georges Couroupos, David Shea e Giovanni Sollima, accanto ai quali si allineano brani scelti dal repertorio del '900: Thomas Adès, Giustino di Gregorio, Alfred Schnittke e John Zorn. I costumi sono affidati all'artista indiano Arjun Bhasin, mentre la scena di Andrea Branzi è costituita da una sorta di armadio che resta sullo sfondo e dal quale escono tutti i protagonisti della vicenda. Questa via crucis amorosa in nove stazioni parte da un ballo in maschera in Piazza San Marco. Seguono: Un giardino veneziano, Corallina il piacere della conquista; In una villa francese, Henriette: Il fascino dolce amaro dell'addio; In una plaza de Toros, Tango mortale; A San Pietroburgo, Uccidere ciò che si ama; In piazza di Spagna, A lezione dal Marchese de Sade; In una chat-room, La condizione della solitudine; In una tenuta di campagna inglese, Amore incompiuto; Nel fondo del tuo cuore, L'altra metà ritrovata. L'epilogo è un minuetto; fra ogni seduzione e l'altra è previsto un intermezzo musicale. Il gioco amoroso è messo in moto da quattro coppie di danzatori della compagnia torinese fra i quali spiccano Dmitrij Domojirov e Matteo Levaggi. Maestro di cerimonie è il sopranista Antony Costanzo, di cui al Piccolo Regio ascolteremo la voce registrata.
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