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Da
qualche tempo la direzione artistica del Teatro Regio ha adottato
una politica di valorizzazione delle risorse umane e artistiche
già in forze nel suo organico stabile.
Per questo a eseguire il concerto di Aaron Copland sarà Alessandro
Dorella, da cinque anni primo clarinetto dell'orchestra. Conversando
con lui abbiamo insieme trovato le ragioni che fanno del brano scritto
dal compositore americano nel 1948 una pietra miliare del repertorio
clarinettistico. Il primo motivo è l'equilibrio tra totalità e molteplicità:
pur essendo in tempo unico, è diviso in tre sezioni molto contrastanti
tra loro. La prima, un'introduzione lenta e introspettiva, valorizza
il timbro vellutato del piano clarinettistico e la sua cantabilità.
A proposito di questa sezione il celebre Richard Stoltzman
in un'intervista consigliava, ascoltando il brano, di chiudere gli
occhi e lasciare la mente regredire verso l'età dolce della propria
infanzia.
A una cadenza virtuosistica segue un finale in forma di rondò, dove
l'umorismo dell'autore si manifesta attraverso giochi di ritmo e
di colore affrancati ora dall'idioma latino-americano ora dal jazz.
Non dimentichiamo che la dedica sulla partitura recita "For Benny"
[Goodmann, ndr]. Il secondo motivo è pertanto la libertà con la
quale si serve della musica senza frontiere tra generi o gerarchie,
capace di conciliare tutti i suoni del suo mondo in un'unica banda
d'energia vitale. Dietro una scrittura esperta convivono note raffinate
e popolaresche, severità e sberleffi, esuberanze gioiose e tenere
melanconie senza dramma. (g.n.)
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Aaron
Copland: la vita, le opere, galleria di immagini |
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sito su Aaron Copland |
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