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Maestro
De Simone, come ricorda gli anni della sua formazione musicale e
artistica?
"Ricordo ore d'intenso e accurato studio. Ho avuto la fortuna
d'avere come maestro uno dei più grandi artisti del nostro
tempo, Sesto Bruscantini, dal quale ho imparato una metodologia
di studio che consiste nell'approfondire il ruolo anche nei suoi
tratti psicologici e nella conseguente scelta del colore vocale
più opportuno, dell'articolazione più sensata. Di
lui ho vividi ricordi, un'implicita riconoscenza e un debito formativo
che cerco di riscattare offrendo ai miei allievi la stessa attenzione
di cui sono stato oggetto. Per questo m'impegno a costruire loro
una solida vocalità primariamente sul repertorio classico
settecentesco, convinto che questa sia l'indispensabile premessa
per affrontare i repertori più tardi, e a coltivare una disciplina
ormai in disuso, l'ortoepia, l'arte del dire bene, del porger bene".
Quali
sono i momenti chiave della sua carriera?
"Un'esperienza che in qualche modo mi identifica è l'avere
cantato ben otto opere di Cimarosa, forse sono l'unico cantante
al mondo. Mi balza alla mente poi l'irripetibile allestimento scaligero
de Lo frate 'nammurato di Pergolesi sotto la direzione di Muti e
un cast prestigiosissimo, e l'anno scorso, per quanto attiene al
repertorio moderno, il Gianni Schicchi al Concertgebouw di Amsterdam
sotto la direzione di Riccardo Chailly con una diretta televisiva
europea nel giorno di Natale".
Quali
leve secondo lei occorre utilizzare per conquistare al teatro musicale
un pubblico giovane?
"Si dovrebbero offrire gli strumenti per ascoltare molta musica
con capacità di discernimento e gusto estetico e iniziare
l'avvicinamento all'arte dei suoni fin dalla prima infanzia, negli
istituti scolastici di appartenenza".
Se
dovesse consigliare a un insegnante quale opera fare vedere per
prima a un bambino che non conosce nulla del teatro musicale?
"Cenerentola: è una favola che muove sentimenti
intensi e vari, dalla pena all'allegrezza grazie a una forte caratterizzazione
di ciascun personaggio. Rigoletto per due ragioni: una autobiografica,
fu l'opera che schiuse, all'età di nove anni, la mia vocazione
artistica, la seconda estetico-drammaturgica, una favola tragica
complessa, ma perfettamente comprensibile in tutti i suoi meccanismi
narrativi da un pubblico di giovanissimi curiosi". (g.n.)
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