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dicembre 2001
teatro regio torino
Carlo Pestelli, cantore di muri
di Nicola Campogrande

 

Carlo Pestelli

Carlo Pestelli, le sue nuove canzoni hanno una ricchezza armonica notevole rispetto a quelle degli esordi, a quella Buon umore che dieci anni fa ci aveva cantato alla "Città del sole", trovando una rima - allora di stretta attualità - con San Vittore. Che cosa è successo nella sua ricerca musicale?
"Prima suonavo la chitarra due ore alla settimana, ora la suono quattro ore al giorno. E quindi la ricchezza mi viene dalla maggiore familiarità tecnica con la musica: suono meglio, scrivo musica più interessante. La chitarra continua però a essere tutto il mio mondo: non ho un ministudio di registrazione in casa come molti miei amici, non uso il computer per arricchire il mio sound. Ho dei modelli in qualche modo antichi e la mia passione per un musicista come Nick Drake, che prima di morire ha pubblicato solo tre dischi, sta lì a dire questo: a me interessa il pop-folk, credo più inglese che americano. E poi ho qualche radice mediterranea, da Brassens a Buscaglione. Questo, tra l'altro, fa sì che io non possa avere niente a che vedere con i musicisti che creano jingle pubblicitari, che usano la propria tecnica al di là del rapporto immediato con lo strumento…".

I suoi testi hanno un gioco di ritmi e di rime molto studiato: fingono di darsi una regola e poi la infrangono, con un piccolo colpo di scena che sorprende a ogni giro. È voluto o le viene spontaneo?
"È un effetto ricercato, studiato, anche per sfuggire alla patologia della rima. La rima appartiene al passato, bisogna farne a meno. Se ascolti l'ultimo disco di Vinicio Capossela senti che non c'è neanche una rima, ci sono soltanto assonanze. Anch'io voglio rompere la regolarità, quando si può, e questo è un modo di farlo".

La sua musica per chi la scrive?
"La scrivo per me, la scrivo perché mi piace suonare la chitarra. Poi adesso me ne sono comprata una nuova, con dei magnifici bassi, una Lakewood, canadese. Quindi, diversamente da prima, quando avevo una chitarra sgalfa, nel comporre parto prima dalla musica, non dal testo. E poiché io non ho il dono della sintesi, questo modo di fare mi aiuta a essere più efficace".

Quando deve spiegare a un organizzatore di concerti le sue canzoni, che cosa gli dice?
"La domanda mi mette sempre un po' in imbarazzo. Scrivo cose molto diverse tra loro. Adesso, per esempio, ho scritto una canzone che si intitola Dead Man Walking, come un famoso film sulla pena di morte, ed è effettivamente una canzone sulla pena di morte, che si riferisce a un episodio accaduto in Texas due anni fa, quando un tale Gary Graham venne ucciso dopo diciassette anni di detenzione nel braccio della morte. Il fatto mi sembrava particolarmente spietato, perché riferito a un uomo rinchiuso ancora minorenne e poi ucciso a trentun'anni, quando di fatto era ormai un altro. È una canzone amara, che non ammicca al pubblico, che - diversamente da altre mie canzoni - non cerca la risata. Così, per spiegare che cosa scrivo, dico: canzoni di varia umanità, che spaziano dalla cronaca attuale al tema dell'innamoramento. Più specificamente: al tema dell'uomo che rincorre la donna [risata]".

Perché è così importante la sua Zeus ti vede? L'ha scelta come titolo per la serata…
"È una canzone sulle scritte murali e ci ho messo due anni a sistemarla: ogni volta la riscrivevo se qualcuno me ne soffiava una interessante. Le parole sono al 90% quelle raccolte dai muri, con alcuni miei piccoli interventi solo per raccordare: e infatti è una canzone che, per correttezza professionale, non ho nemmeno depositato alla Siae, perché il testo in fondo è di autori ignoti. Zeus ti vede è quella scritta, te la ricordi?, che vedevamo da ragazzi, con quel triangolo e l'occhio dentro. Ora, accade che a ogni concerto, quando la canto, viene qualcuno a raccontarmi le scritte che ha letto sui muri della propria città (i toscani sono i più spassosi…); e un giorno è venuto un amico a dirmi: ma tu lo sai che Zeus stava per Zanetti Elio Unico Signore, un buffo tizio della Torino di quegli anni? Così mi ci sono affezionato ancora di più…
Zeus ti vede, poi, è una canzone che in qualche modo canta Torino; così mi piace presentarla qui. E, in tema di torinesità, al Piccolo Regio canterò anche Denis Martucci punto com, una canzone ispirata a quel candidato di Forza Italia al consiglio comunale un po' troppo ambizioso, che fu costretto a oscurare la sua faccia sui manifesti. Dentro ci sono riferimenti localissimi, come il nome Scanderebech, che a Torino dice ancora qualcosa, ma sono citazioni da una cronaca spicciola, destinata a scomparire, e infatti spero di non doverla più cantare, questa canzone [risata]".

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martedì 11 dicembre
Piccolo Regio Laboratorio ore 21
ingresso lire 13.000 (€ 6,70)