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Cresciute
le mie responsabilità nell'Unione Musicale, sono ospite della
nostra rivista per salutare i lettori, non senza un caldo ringraziamento
ad Alberto Papuzzi che ha egregiamente svolto, prima di me, il compito
che ora mi attende.
L'impresa di chi si propone di far amare la musica diffondendola
sempre di più "n'obtient souvent pour résultat
que d'en faire perdre l'appétit à ceux- là
mêmes dont elle voulait éveiller l'interêt et
développer le goût", diceva Stravinskij.
Troppa musica impigrisce. Anche a Torino? Dipende.
Il nostro pubblico possiede una cultura musicale di prim'ordine.
E non solo quella: da quando l'aristocrazia feudale piemontese è
passata alle scienze e alle lettere, dai Denina e dai Baretti giù
per li rami, fino ai tempi più recenti, il paesaggio culturale
torinese è stato dei più attraenti.
Dal lato dei circoli musicali, a Torino sono prosperate associazioni
come la Pro Cultura, di cui l'Unione Musicale è in qualche
modo continuatrice, che negli anni Venti importava, oltre a Stravinskij,
il Pierrot lunaire di Schoenberg diretto dall'autore.
E qui sono fiorite personalità come Arturo Toscanini (assiduo
al Teatro Vittorio Emanuele e al Regio), Alfredo Casella e Giorgio
Federico Ghedini, per non dire della grande tradizione musicologica.
Ma il fatto è che, anche nel nostro campo, non si può
vivere di rendita. Se, ad esempio, in cerca dell'audience, restassimo
legati al solo galateo della "tradizione", rischieremmo
una deriva museale fino al punto di fare "perdere l'appetito"
al pubblico, blandito da una quantità di proposte.
E non potremmo cavarcela, per sfuggire questo pericolo, con la semplicistica
fuga nel "moderno", in contrapposizione al "classico".
Categorie, codeste, fra le più infide. Britten è moderno?
Fedele D'Amico aveva ragione da vendere, quando notava che classiche
sono molte canzoni dei Beatles, perché sono belle e basta.
Dunque, nella moltepilicità dei linguaggi, la qualità.
Non solo qualità degli interpreti, con occhio vigile agli
esordienti, anche perché lo star system costa caro.
Ma ancora più qualità della musica. Certo nel solco
della tradizione, ma con curiosità - qui sta il difficile
- per quanto circola di nuovo e di bello.
E poi collaborazione lungimirante fra le varie istituzioni, come
è avvenuto per il memorabile ritorno di Maurizio Pollini.
È questo il modo, forse, per accostare felicemente alla musica,
come vorremmo, i giovani che si stanno formando - in una scuola
che alla musica non presta attenzione sufficiente - e per mantenere
nel contempo i legami "storici" con quanti ci seguono
da anni.
A questi ultimi, col proposito di coinvolgerli di più nell'associazione,
va il nostro grato pensiero, perché essi sono il nostro vero
"capitale".
Angelo
Benessia
presidente dell'Unione Musicale
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