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febbraio 2001
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INTERVISTA - Le scelte di "Prima della prima"

 

Rosaria Bronzetti

 

Rosaria Bronzetti è autrice e curatrice di Prima della prima, da dieci anni la trasmissione televisiva di culto per gli appassionati di opera. Come è fatto il programma?
"L'obiettivo è raccontare come si costruisce un'opera. Di volta in volta il filo conduttore cambia: a seconda dell'importanza dei diversi artisti l'ottica privilegiata può essere quella del regista - e ci si dedica naturalmente al lavoro in palcoscenico - oppure del direttore d'orchestra - magari dirige Sinopoli e allora dedichiamo molto tempo alle prove di lettura con l'orchestra, che di solito trascuriamo - oppure di un grande cantante o di uno scenografo, che ci imprestano il loro modo di vedere, di guardare l'opera. Scegliere una prospettiva precisa per costruire una puntata per noi è essenziale, perché ci troviamo a dover sintetizzare in mezz'ora di trasmissione magari quattro ore di spettacolo".

E dunque le immagini che si portano in tv dipendono dalla scelta fatta a priori, escludendo a monte il desiderio di mostrare tutto?
"Certo: se c'è Oren che prova io non tolgo più la telecamera da lui, perché fa qualunque cosa: canta, suda, salta, esulta, e queste sono cose "televisive", sono immagini divertenti, belle, che trasmettono la passione di un direttore d'orchestra per la musica. Ricordo che una volta al San Carlo ho ripreso le prove dell'Intermezzo della Manon Lescaut, quattro minuti di musica, girando due ore di video che avrebbe potuto andare in onda senza tagli, tanto era affascinante. Il che completa ciò che dicevo prima: scegliendo un'ottica precisa oltre che comprimere si può anche espandere il tempo musicale in un tempo televisivo molto più lungo".

E così si sta facendo della bellissima televisione a proposito dell'opera o si sta trovando un modo per far vedere l'opera in senso proprio, rendendola televisiva?
"Le riprese classiche delle opere sono noiosissime, perché non sono un prodotto televisivo. L'opera intera va vista in teatro, a meno che non venga "ripresa per la televisione", coinvolgendo il pubblico televisivo, mettendo le telecamere sul palcoscenico e non lasciandole dove di solito le fanno sistemare, nei palchi o in fondo alla sala. Perché anche se si fanno dei primi piani con sei telecamere non si è "dentro" l'opera, e questo si vede. Il successo di Prima della prima sta invece nell'essere lì, nello stare con gli interpreti, nel vedere gli attacchi che il direttore dà ai cantanti, e quindi c'è un altro tipo di coinvolgimento. Non abbiamo a che fare con un modo di mostrare l'opera su un palcoscenico televisivo: questo è un programma per la televisione, che segue le regole della televisione, e si occupa di opera".

La Traviata "nei luoghi e nelle ore di Traviata" è stato un modo di far vedere l'opera in televisione oppure, perso il rapporto con il teatro, con il palcoscenico, con la finzione dell'opera, alla fine si è costruito qualcosa di diverso da ciò che normalmente chiamiamo opera?
"Era un'operazione televisivo-cinematografica, che infatti è stata chiamata "un film in diretta". Poi certo che l'opera va fatta e vista in teatro, ed è un'altra cosa, però quello era un film realizzato con un impegno incredibile: io che faccio questo mestiere le posso assicurare che dal punto di vista tecnico era perfetta, una specie di miracolo, e credo che in televisione il pubblico preferisca vedere Traviata in quel modo, piuttosto che con la classica ripresa lontana realizzata in teatro. A meno che, ripeto, non si abbia la possibilità di riprendere in teatro con le telecamere sul palcoscenico".

Però, scusi, le riprese dei concerti sinfonici vengono fatte con le telecamere in mezzo all'orchestra, magari anche con un certo movimento, eppure i risultati non sono certamente eccitanti.
"È vero, ha ragione. Il concerto rischia di diventare ripetitivo, perché suona l'oboe e riprendo l'oboe, suona il clarinetto e faccio uno stacco sul clarinetto e così via. Io concerti non ne ho mai ripresi, ma certo che è un bel problema, perché anche il concerto più pulito, ripreso alla perfezione, con tutti gli stacchi giusti è comunque noioso. Anche per via dell'andamento della musica, delle ripetizioni che sono proprie delle partiture, alla fine si rischia di avere sempre le stesse immagini e ancora bisogna trovare un modo per riprendere un concerto.
Io ho visto dei concerti molto belli filmati da Ugo Kaech, uno dei primi ad aver avuto il coraggio di fare primi piani, di stringere sugli strumenti; un altro bravo è Humphrey Burton. Ma quindici anni fa tutto questo era spettacolare, ora mi sembra che ci siamo fermati e anche l'approccio dei consulenti musicali continua a essere quello didascalico degli anni Cinquanta: guai se non riprendi i violini quando hanno il tema principale". (n.c.)

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