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febbraio 2001
gli argomenti del mese
Tecnologie da concerto
di Paola Longobardo

 

 

Quando, qualche anno fa, fui incaricata delle riprese dei concerti dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, mi posi subito la domanda: "Perché vedere in televisione un concerto anziché ascoltare un disco? Quali possono essere le aspettative di uno spettatore esperto, o meno, di musica che si accinge a seguire un concerto per televisione?". La risposta l'ho cercata con il collaboratore indispensabile per questo tipo di ripresa: il consulente musicale. Ci siamo resi conto della responsabilità di questo incarico perché si trattava di condurre per mano lo spettatore dentro la musica, offrendo una lettura della partitura fedele, ma possibilmente non così scontata né così prevedibile.
Il racconto per immagini della musica deve avere una sua storia, suscitare emozioni, creare un'attesa che inviti a seguire quello che si sta vedendo e ascoltando come se fosse un film, domandandosi sempre: "Chissà cosa viene dopo?".
Per raggiungere lo scopo di tutto ciò si passano ore al tavolino ascoltando musica e seguendo la partitura nota dopo nota, cercando di rendere il fraseggio musicale in linguaggio televisivo fatto di primi piani, panoramiche, totali…
Far convivere questi due diversissimi e opposti modi di comunicare non è sempre facile e spesso le scelte fatte non sono condivise dai "puristi della musica", ma bisogna tener conto che le immagini vivono di un ritmo e un'armonia loro, pari, quasi, a quelli della musica. La scelta di ciò che si fa vedere crea una priorità su tutto il resto e deve essere quindi motivata sia musicalmente sia televisivamente.
Le nuove tecnologie digitali e l'uso frequente di mezzi speciali quali il tulip, braccio con in cima una telecamera che consente ampie panoramiche, e lo shuttle, telecamera posta su un binario verticale, lo steadycam, che si muove in mezzo all'orchestra o al palco come una soggettiva di chi guarda e altri ancora, hanno aggiornato e migliorato questo tipo di ripresa che è diventata sempre più sofisticata e affascinante.
In conclusione, è con grande piacere che ultimamente si nota un'attenzione maggiore, da parte delle reti RAI, alle riprese di concerti; questo contribuisce sicuramente a una più ampia diffusione della musica classica-sinfonica, anche se i cosiddetti indici di ascolto non raggiungono vette da programmi di quiz. Va considerato, infatti, che i cento-duecentomila spettatori equivalgono a un pubblico pari a cento-duecento sale da concerto e ciò rappresenta un bel risultato. Inoltre se l'impegno che ci siamo preposti, di consentire un approccio più facile e gradevole della musica classica, ha appassionato qualche spettatore in più, il nostro scopo è stato raggiunto.
Un ringraziamento particolare all'amico e collega Renzo Rovedi che da tempo e con pazienza collabora a quest'impresa.

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