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Quando,
qualche anno fa, fui incaricata delle riprese dei concerti dell'Orchestra
Sinfonica Nazionale della RAI, mi posi subito la domanda: "Perché
vedere in televisione un concerto anziché ascoltare un disco?
Quali possono essere le aspettative di uno spettatore esperto, o
meno, di musica che si accinge a seguire un concerto per televisione?".
La risposta l'ho cercata con il collaboratore indispensabile per
questo tipo di ripresa: il consulente musicale. Ci siamo resi conto
della responsabilità di questo incarico perché si
trattava di condurre per mano lo spettatore dentro la musica, offrendo
una lettura della partitura fedele, ma possibilmente non così
scontata né così prevedibile.
Il racconto per immagini della musica deve avere una sua storia,
suscitare emozioni, creare un'attesa che inviti a seguire quello
che si sta vedendo e ascoltando come se fosse un film, domandandosi
sempre: "Chissà cosa viene dopo?".
Per raggiungere lo scopo di tutto ciò si passano ore al tavolino
ascoltando musica e seguendo la partitura nota dopo nota, cercando
di rendere il fraseggio musicale in linguaggio televisivo fatto
di primi piani, panoramiche, totali
Far convivere questi due diversissimi e opposti modi di comunicare
non è sempre facile e spesso le scelte fatte non sono condivise
dai "puristi della musica", ma bisogna tener conto che
le immagini vivono di un ritmo e un'armonia loro, pari, quasi, a
quelli della musica. La scelta di ciò che si fa vedere crea
una priorità su tutto il resto e deve essere quindi motivata
sia musicalmente sia televisivamente.
Le nuove tecnologie digitali e l'uso frequente di mezzi speciali
quali il tulip, braccio con in cima una telecamera che consente
ampie panoramiche, e lo shuttle, telecamera posta su un binario
verticale, lo steadycam, che si muove in mezzo all'orchestra
o al palco come una soggettiva di chi guarda e altri ancora, hanno
aggiornato e migliorato questo tipo di ripresa che è diventata
sempre più sofisticata e affascinante.
In conclusione, è con grande piacere che ultimamente si nota
un'attenzione maggiore, da parte delle reti RAI, alle riprese di
concerti; questo contribuisce sicuramente a una più ampia
diffusione della musica classica-sinfonica, anche se i cosiddetti
indici di ascolto non raggiungono vette da programmi di quiz. Va
considerato, infatti, che i cento-duecentomila spettatori equivalgono
a un pubblico pari a cento-duecento sale da concerto e ciò
rappresenta un bel risultato. Inoltre se l'impegno che ci siamo
preposti, di consentire un approccio più facile e gradevole
della musica classica, ha appassionato qualche spettatore in più,
il nostro scopo è stato raggiunto.
Un ringraziamento particolare all'amico e collega Renzo Rovedi che
da tempo e con pazienza collabora a quest'impresa.
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SETTIMANALE |
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1/4
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