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Prima
del canto, la danza e il violino. Juliane Banse, durante la sua
infanzia e adolescenza passate in Svizzera, studia con successo
musica strumentale (inizia a cinque anni) e danza classica all'Opera
di Zurigo. Poi, come racconta, scopre di avere una voce, dice addio
alla danza e, sempre all'Opera di Zurigo, studia canto con Paul
Steiner e Ruth Rohner. "È stata Brigitte Fassbaender,
con la quale mi sono perfezionata a Monaco, a incoraggiarmi verso
la liederistica. Mi suggeriva di non concentrarmi soltanto sull'opera,
ma di crearmi un repertorio da concerto, considerando le possibilità
che la mia voce offriva. E così ho fatto. Si tratta di due
mondi diversissimi e complementari. Una dimensione di gruppo, quella
dell'opera, e una molto più solitaria, quella della liederistica,
dove ti confronti con l'interpretazione in una dimensione più
intima. Può sembrare difficile, ma ti costringe a sapere
sempre dove stai andando, che cosa hai in mente, sei la guida di
te stesso. Le prove di un'opera al contrario durano settimane, c'è
tutta la compagnia, mentre provi sviluppi un'idea del ruolo che
devi ricoprire, con mille suggerimenti che arrivano da tutte le
parti". Ma nella liederistica c'è un compagno importantissimo,
il pianista. "Un ruolo fondamentale. Si crea, tra la voce e
il pianoforte, una vibrazione di cui non si può parlare,
ma che è necessario provare. Per questo è indispensabile
conoscere bene la persona con cui si suona, confrontarsi, influenzarsi
a vicenda. A me accade con Wolfram Rieger, con me in questo concerto,
perché ci conosciamo da più di dodici anni, e così
bene musicalmente che esiste un perfetto equilibrio tra il livello
di confronto e di discussione e quello di sintonia e accordo".
Wolfram Rieger, allievo di Erik Werba e Helmut Deutsch, è
una figura di riferimento nel mondo della liederistica, e dal 1987
tiene corsi a Monaco e Berlino. Nel 1997 riceve la Medaglia d'onore
dell'Associazione "Franz Schubert" di Barcellona. Anche
la Banse ha ricevuto numerosi riconoscimenti come interprete di
Schubert, tra cui, nel 1993, il Grand Prix "Franz Schubert"
dell'Istituto Internazionale "Franz Schubert". "Il
problema con Schubert è riuscire a trovare un equilibrio
tra la linearità e la purezza della scrittura e la densità
del testo e dell'interpretazione che comporta. Mi spiego meglio.
All'apparenza un Lied di Schubert è semplicissimo,
ed è proprio questa semplicità a metterti in crisi,
perché deve essere rispettata. L'interpretazione non deve
essere troppo romantica, anche se i testi che Schubert sceglie possono
sviare. L'errore più grande che si può fare con questo
compositore è utilizzare la sua musica per esibirsi, usare
i suoi Lieder come degli show-piece. Schubert non
deve servire a far vedere quanto bene uno sa cantare. E poi con
Schubert, più che con ogni altro compositore, hai sempre
la sensazione di scoprire aspetti nuovi, di non essere mai arrivata
in fondo".
In programma, accanto a Schubert, Lieder di Spohr per soprano,
violino e pianoforte e per soprano, clarinetto e pianoforte. "Non
esistono molte composizioni per questo organico, e la magia di Spohr
sta proprio nel modo in cui riesce ad accoppiare canto e violino
e canto e clarinetto, il modo in cui tiene insieme le due voci.
Direi che ha una specie di "impeto romantico" che mi affascina".
Per eseguire Spohr, si uniscono alla Banse e a Rieger il violinista
Christoph Poppen e il clarinettista Paul Meyer. Il primo, marito
della cantante, si è conquistato un nome nella musica internazionale
non solo come violinista ma anche come direttore, camerista e pedagogo:
"Questa è una delle poche occasioni che abbiamo di suonare
insieme, di solito i nostri spostamenti non coincidono; qualche
volta ho cantato con la sua orchestra o l'ho seguito in tournée,
ma, ripeto, accade raramente. Abitiamo in un paese vicino Monaco,
con un laghetto, e cerchiamo il più possibile di fare le
prove a casa nostra, in tranquillità".
Anche la collaborazione con Paul Meyer dura da qualche anno, dopo
l'incontro avvenuto in Francia durante un festival, e si basa su
di una profonda stima reciproca. Da vent'anni sulle scene, Meyer
affianca al repertorio classico e romantico le opere di autori contemporanei,
e si dedica con passione alla musica da camera, portando spesso
in concerto musiche meno frequentate, con organici particolari.
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