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| febbraio
2001 |
| unione
musicale |
Euterpe col clarinetto
di Filippo Fonsatti |
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Sarebbe
bello scrivere una storia di quelle musiche cucite su misura per
interpreti e virtuosi, ispiratori di opere, concerti e sonate. Una
storia secolare, una lunga galleria di ritratti vividi e sbiaditi,
di personaggi mitizzati e dimenticati. Pensate ad esempio se Brahms
non avesse incontrato il clarinettista Richard von Mühlfeld
Questa storia inizia nei primi mesi del 1891, quando il compositore
si reca alla corte di Giorgio di Sassonia a Meiningen per un soggiorno
con l'amico Widman. Là incontra Mühlfeld, impiegato
dell'Orchestra Ducale che spesso si esibisce da solista. Un vero
fenomeno. Brahms si entusiasma all'ascolto delle sue esecuzioni
e scopre l'intera gamma timbrica ed espressiva del clarinetto, strumento
prediletto dai compositori romantici. Scrive a Clara Schumann che
si tratta senz'altro del migliore strumentista a fiato che abbia
mai conosciuto. Mühlfeld è in grado di rompere il silenzio
che da tempo affligge Brahms e nell'estate di quell'anno vengono
sfornati in successione rapida il Trio in la minore per clarinetto,
pianoforte e violoncello op. 114 e il Quintetto op. 115.
Alla stessa frequentazione si devono anche le Sonate per clarinetto
e pianoforte op. 120.
Il Quintetto si inscrive nel processo di modificazione interna
della forma portato avanti da Brahms. Per un motivo o per un altro,
ciascun movimento si emancipa dai modelli classici. È vero
che l'Allegro iniziale è costruito in forma sonata,
ma l'apertura è una sorta di Leitmotiv a terze e seste,
che ritornerà ciclicamente negli altri movimenti assicurando
al brano una sua unità interna. Soltanto dopo questo motivo
appaiono le tre idee tematiche del movimento, caratterizzate da
una pacificata dolcezza. Se l'Adagio è un Lied
tripartito col clarinetto che sciorina ungarismi rapsodici e il
terzo movimento ha carattere nordico e leggero, il Tema con variazioni
termina soltanto dopo il riapparire del Leitmotiv iniziale
seguito da una cadenza del clarinetto.
Dopo una esecuzione casalinga nel salone di Meiningen il 24 novembre
1891, il Quintetto viene presentato ufficialmente a Berlino
il 12 dicembre con Mühlfeld "accompagnato" dal quartetto
di Joachim. L'accoglienza è trionfale e il pubblico chiede
il bis di tutta la composizione. Il pittore Adolph von Melzel, seduto
in sala, fa uno schizzo a china del clarinettista e in calce scrive
che "soltanto Euterpe avrebbe potuto suonare in modo così
perfetto una certa parte!".
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Danilo Rossi, prima viola dell'Orchestra del Teatro alla Scala,
è ormai una vecchia conoscenza degli Incontri con la musica
da camera e un ospite affezionato delle stagioni dell'Unione Musicale,
tanto da non aver bisogno di altre presentazioni. Anche il contrabbassista
toscano Alberto Bocini ha già preso parte a edizioni
passate, mentre ospiti per la prima volta sono il violinista milanese
pluripremiato ("C?ajkovskij" di Mosca, "Queen Elisabeth"
di Bruxelles e Indianapolis Violin Competition) Marco Rizzi
e il pugliese Benedetto Lupo, pianista apprezzato in tutto
il mondo sia in veste di solista, sia come camerista.
Un'altra novità assoluta per quest'anno è il graditissimo
coinvolgimento di quattro componenti dell'estroso Quintetto Bibiena.
Protagonisti del Quintetto con pianoforte di Rimskij-Korsakov sono
infatti, insieme con Andrea Lucchesini, Giampaolo Pretto, Alessandro
Carbonare, Stefano Pignatelli e Roberto Giaccaglia;
i primi due suoneranno anche nel brano di Saint-Saëns e Carbonare
sarà il protagonista dello splendido Quintetto di Brahms.
Nutrita e assortita la presenza dei "torinesi": Antonello
Manacorda, fiore all'occhiello della scuola violinistica della
nostra città, non è alla prima prova degli Incontri,
così come l'instancabile e generoso Carlo Bertola e
il giovane soprano bulgaro (diplomata al Conservatorio di Torino)
Alena Dantcheva. La nona edizione tiene invece a battesimo i giovanissimi
Tabitha Maggiotto e Alberto Occhiena, entrambi diplomati
brillantemente al Conservatorio "G. Verdi". |
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