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febbraio 2001
unione musicale

Dov'è la musica?
di Filippo Fonsatti

 

 

"Quando i musicisti videro la partitura, esclamarono: "Dov'è la musica?". Ma dopo aver iniziato a suonarla andò tutto per il meglio. Era proprio una meraviglia, calma e stupenda". Parola di Arvo Pärt.
Tabula rasa, apparso nel 1977 mette fine al silenzio durato anni che Pärt si è autoimposto per superare una profonda insoddisfazione. Silenzio dedicato allo studio dell'organum medievale della Scuola di Nôtre-Dame e al contrappunto fiammingo del Quattrocento, alla ricerca dei fondamenti della musica occidentale ma anche alla riscoperta di una spiritualità non coltivata.
Il titolo Tabula rasa va inteso forse nell'accezione del filosofo inglese John Locke, come "foglio bianco", condizione dell'intelletto umano prima che inizi il processo della conoscenza, azzeramento totale della tecnica compositiva. Quindi vicinanza con l'assoluto, con la natura, con il silenzio. Pärt - che in passato ha scritto musica neoclassica, è approdato all'integralismo seriale, ha sperimentato l'alea - riduce drasticamente il proprio vocabolario. A differenza del minimalismo americano, che si fonda sulla ripetizione ossessiva di certe figure melodiche, il suo è fatto di una quantità limitata di note e di accordi. Più che minimalismo sarebbe meglio chiamarlo "essenzialismo".
Per definire il nuovo metodo compositivo lui stesso s'inventa la locuzione Tintinnabuli-Stil, dal termine latino che evoca la ricca gamma di armonici del suono delle campane. Applica varie inversioni di un certo accordo, la reiterazione dei gradi di una triade, il disvelamento graduale di modelli impliciti nel suono stesso e l'idea di un suono che è simultaneamente statico e in flusso. Assente o quasi il cromatismo e ridotta ai minimi termini la dissonanza che crea tensione, Pärt si muove in un contesto pandiatonico.
Come in un concerto grosso barocco, in Tabula rasa per due violini, pianoforte preparato e archi si alternano episodi del concertino e del tutti. Il pianoforte preparato sembra un castello di campane e produce risonanze stranianti, la tecnica violinistica è vivaldiana, con uso frequente di arpeggi sulle quattro corde, il discorso melodico è costituito dall'incrocio di triadi e frammenti di scale.
Sembra sia sempre esistita la musica di Pärt, tanto è "naturale"; per questo, con la sua barba da patriarca ortodosso, coi suoi modi umili e modesti, con la sua musica che emerge dal silenzio e finisce nel silenzio, con la sua fede e il suo ascetismo, Pärt è diventato fin dagli anni Settanta un santone del popolo New Age. Che vende migliaia di dischi.

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DEDICATO A FRANCO GULLI
Il 7 febbraio al Conservatorio ritorna l'Orchestra d'archi italiana. Questo terzo appuntamento con il complesso residente dell'Unione Musicale è nato come omaggio a Franco Gulli, che doveva esserne anche il protagonista. Purtroppo per ragioni di salute il violinista italiano non potrà suonare in coppia con il suo ex allievo Giuliano Carmignola. "Ho studiato con lui alla Chigiana di Siena nel 1972 - dice Carmignola - prima che decidesse di trasferirsi negli Stati Uniti. Da allora mi è rimasto il rimpianto di aver studiato troppo poco con lui. Seguirlo in America non mi è stato possibile: era una decisione troppo difficile da prendere per me in quel momento. Quindi l'aver preso il suo posto due anni fa alla Chigiana, dietro suo stesso suggerimento, ha un significato particolare. Essere stato scelto quasi come suo erede è stata una soddisfazione grandissima e la delusione di non poter suonare con lui in questo concerto, che gli è dedicato completamente, è ancora più forte. L'abbiamo desiderato per lungo tempo e non perdo ancora la speranza di poterlo realizzare in futuro".