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"Quando
i musicisti videro la partitura, esclamarono: "Dov'è
la musica?". Ma dopo aver iniziato a suonarla andò tutto
per il meglio. Era proprio una meraviglia, calma e stupenda".
Parola di Arvo Pärt.
Tabula rasa, apparso nel 1977 mette fine al silenzio durato
anni che Pärt si è autoimposto per superare una profonda
insoddisfazione. Silenzio dedicato allo studio dell'organum
medievale della Scuola di Nôtre-Dame e al contrappunto fiammingo
del Quattrocento, alla ricerca dei fondamenti della musica occidentale
ma anche alla riscoperta di una spiritualità non coltivata.
Il titolo Tabula rasa va inteso forse nell'accezione del
filosofo inglese John Locke, come "foglio bianco", condizione
dell'intelletto umano prima che inizi il processo della conoscenza,
azzeramento totale della tecnica compositiva. Quindi vicinanza con
l'assoluto, con la natura, con il silenzio. Pärt - che in passato
ha scritto musica neoclassica, è approdato all'integralismo
seriale, ha sperimentato l'alea - riduce drasticamente il proprio
vocabolario. A differenza del minimalismo americano, che si fonda
sulla ripetizione ossessiva di certe figure melodiche, il suo è
fatto di una quantità limitata di note e di accordi. Più
che minimalismo sarebbe meglio chiamarlo "essenzialismo".
Per definire il nuovo metodo compositivo lui stesso s'inventa la
locuzione Tintinnabuli-Stil, dal termine latino che evoca
la ricca gamma di armonici del suono delle campane. Applica varie
inversioni di un certo accordo, la reiterazione dei gradi di una
triade, il disvelamento graduale di modelli impliciti nel suono
stesso e l'idea di un suono che è simultaneamente statico
e in flusso. Assente o quasi il cromatismo e ridotta ai minimi termini
la dissonanza che crea tensione, Pärt si muove in un contesto
pandiatonico.
Come in un concerto grosso barocco, in Tabula rasa per due
violini, pianoforte preparato e archi si alternano episodi del concertino
e del tutti. Il pianoforte preparato sembra un castello di campane
e produce risonanze stranianti, la tecnica violinistica è
vivaldiana, con uso frequente di arpeggi sulle quattro corde, il
discorso melodico è costituito dall'incrocio di triadi e
frammenti di scale.
Sembra sia sempre esistita la musica di Pärt, tanto è
"naturale"; per questo, con la sua barba da patriarca
ortodosso, coi suoi modi umili e modesti, con la sua musica che
emerge dal silenzio e finisce nel silenzio, con la sua fede e il
suo ascetismo, Pärt è diventato fin dagli anni Settanta
un santone del popolo New Age. Che vende migliaia di dischi.
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