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Giunge
alla seconda tappa l'interessante ciclo che prese l'avvio il 20
marzo dell'anno scorso, dedicato a Monteverdi e ai suoi poeti. Il
prossimo 5 febbraio Dario Tabbia e il suo ensemble ci proporranno
il secondo concerto di madrigali monteverdiani, incentrato ancora
sulla figura di Battista Guarini. "Sarà questo un concerto
molto più tradizionale, senza le parti recitate presenti
l'anno passato", spiega Tabbia. "Ci è sembrato
che fosse doveroso un secondo concerto per celebrare meglio il "matrimonio"
Monteverdi-Guarini, per testimoniare la fedeltà del musicista
al poeta, protrattasi dal Primo all'Ottavo Libro".
Il programma comprenderà 14 madrigali, a partire da Baci
soavi e cari dal Libro I, fino a Dolcissimo uscignolo dall'VIII,
"però senza seguire l'ordine cronologico. Il criterio
che seguiremo sarà la varietà delle formazioni vocali-strumentali,
in modo da rendere il concerto il più gratificante possibile
per il pubblico".
Nonostante questa volta manchi il riferimento a un testo espressamente
drammatico, quale il Pastor fido, rimane aperta la sfida
lanciata da Daltrocanto nel progettare questo inedito ciclo. Teatro
prima del teatro, dunque, anche con questi madrigali apparentemente
slegati da un'effettiva azione scenica. Lo scavo interpretativo
intrapreso sulle musiche monteverdiane sui versi della tragicommedia
guariniana proseguirà nella stessa direzione. "Le nostre
scelte agogiche e dinamiche saranno orientate a sottolineare il
momento culminante di ogni madrigale, quello che determina l'affetto
prevalente", nella convinzione che in questi passaggi espressivi
si celino in nuce delle piccole scene drammatiche. "Mi
immagino uno spazio scenico virtuale da colmare - chiarisce Tabbia
-, e interpreto le alterazioni un po' come il corrispettivo musicale
degli effetti cromatici delle luci di scena, senza però forzare
mai la partitura per ricercare degli effetti fine a se stessi".
Si tratta indubbiamente d'una chiave di lettura suggestiva e provocante,
frutto d'un percorso di studio e approfondimento svolto con rigore
e molta passione, alla luce d'una precisa ipotesi di lavoro, la
quale porta Tabbia a considerare il melodramma come la naturale
evoluzione e la continuazione storica del madrigale, e Monteverdi
come il "traghettatore" forse più geniale dal vecchio
genere al nuovo. "I concerti di questo ciclo non vanno visti
isolati, ma come tappe d'un cammino coerente, nel corso del quale,
con assoluta onestà, sto cercando di rimanere fedele all'idea
che mi son fatta di Monteverdi, nel desiderio di provare a esprimere
le cose che mi sembra d'aver capito per lui fossero le più
importanti".
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