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febbraio 2001
unione musicale

Guarini e Monteverdi nel giardino di delizie
di Angelo Chiarle

 

Dario Tabbia

 

Giunge alla seconda tappa l'interessante ciclo che prese l'avvio il 20 marzo dell'anno scorso, dedicato a Monteverdi e ai suoi poeti. Il prossimo 5 febbraio Dario Tabbia e il suo ensemble ci proporranno il secondo concerto di madrigali monteverdiani, incentrato ancora sulla figura di Battista Guarini. "Sarà questo un concerto molto più tradizionale, senza le parti recitate presenti l'anno passato", spiega Tabbia. "Ci è sembrato che fosse doveroso un secondo concerto per celebrare meglio il "matrimonio" Monteverdi-Guarini, per testimoniare la fedeltà del musicista al poeta, protrattasi dal Primo all'Ottavo Libro". Il programma comprenderà 14 madrigali, a partire da Baci soavi e cari dal Libro I, fino a Dolcissimo uscignolo dall'VIII, "però senza seguire l'ordine cronologico. Il criterio che seguiremo sarà la varietà delle formazioni vocali-strumentali, in modo da rendere il concerto il più gratificante possibile per il pubblico".
Nonostante questa volta manchi il riferimento a un testo espressamente drammatico, quale il Pastor fido, rimane aperta la sfida lanciata da Daltrocanto nel progettare questo inedito ciclo. Teatro prima del teatro, dunque, anche con questi madrigali apparentemente slegati da un'effettiva azione scenica. Lo scavo interpretativo intrapreso sulle musiche monteverdiane sui versi della tragicommedia guariniana proseguirà nella stessa direzione. "Le nostre scelte agogiche e dinamiche saranno orientate a sottolineare il momento culminante di ogni madrigale, quello che determina l'affetto prevalente", nella convinzione che in questi passaggi espressivi si celino in nuce delle piccole scene drammatiche. "Mi immagino uno spazio scenico virtuale da colmare - chiarisce Tabbia -, e interpreto le alterazioni un po' come il corrispettivo musicale degli effetti cromatici delle luci di scena, senza però forzare mai la partitura per ricercare degli effetti fine a se stessi".
Si tratta indubbiamente d'una chiave di lettura suggestiva e provocante, frutto d'un percorso di studio e approfondimento svolto con rigore e molta passione, alla luce d'una precisa ipotesi di lavoro, la quale porta Tabbia a considerare il melodramma come la naturale evoluzione e la continuazione storica del madrigale, e Monteverdi come il "traghettatore" forse più geniale dal vecchio genere al nuovo. "I concerti di questo ciclo non vanno visti isolati, ma come tappe d'un cammino coerente, nel corso del quale, con assoluta onestà, sto cercando di rimanere fedele all'idea che mi son fatta di Monteverdi, nel desiderio di provare a esprimere le cose che mi sembra d'aver capito per lui fossero le più importanti".

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