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febbraio 2001
orchestra sinfonica nazionale della RAI

Tournée esotica

 

Maria Oran

 

 

George Pretre

 

L'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, in tournée nel mese di febbraio, torna per la seconda volta al Festival delle Canarie dopo quattro anni, sempre diretta da Eliahu Inbal, alternando due programmi e due solisti. I concerti si terranno a Santa Cruz de Tenerife, nel Teatro Guimerá, e a Las Palmas de Gran Canaria, nell'Auditorio "Alfredo Kraus". Ospiti di questo festival sono stati, tra gli altri, i Wiener Philharmoniker diretti da Lorin Maazel, la Royal Concertgebouw Orchestra diretta da Riccardo Chailly, i Virtuosi di Mosca con Vladimir Spivakov, l'English Concert diretto da Trevor Pinnock, András Schiff, Maria Joao Pires.
Mozart e Mahler saranno i compositori protagonisti del primo concerto, con il soprano Maria Orán e il violinista Stefan Tönz, in un concerto già presentato nel mese di dicembre 2000 nel corso della stagione sinfonica cittadina torinese.
Il secondo concerto, con il pianista Ivo Pogorelich solista d'eccezione, propone il Concerto n. 2 in do minore op. 18 di Rachmaninov e la Patetica di Cajkovskij. Quarantadue anni, da venti sulle scene musicali, Ivo Pogorelich è un musicista che ha saputo costruirsi nel tempo un cammino ben descritto da Giorgio Pugliaro: "Fra le poche cose molto interessanti che l'iperdocumentazione caratteristica dei nostri tempi ci sta offrendo, vi è la possibilità di seguire i percorsi (intellettuali, artistici, esecutivi) dei rari - ma oggi non rarissimi - musicisti che non tendono a una scelta unica e univoca, ma si pongono - appunto - lungo un cammino che ha svolte, salite e discese... Ivo Pogorelich è certamente fra questi artisti; e se la fase iniziale della sua carriera ha suggerito a molti di leggere quelle svolte, quelle salite e quelle discese, sotto l'insegna esteriore del bizzarro e del provocatorio, è ormai da qualche anno che si avverte quanto sia sostanziale il lavorìo della critica interna, del dubbio e della ricerca..." ("il Giornale della Musica", settembre 1995).

Per aria con Prêtre
Chi dice che per entrare in una sala da concerto di musica classica occorra farsi prima imbalsamare sbaglia. Il pubblico che parteciperà al concerto di George Prêtre, giovedì 1 e venerdì 2 marzo, toccherà terra solo per prendere qualche slancio, il resto dell'avventura sarà per aria.
A guardare. Un gesto direttoriale teso e raffinato c'indicherà i tetti multicolori delle chiese di San Pietroburgo, i viottoli di campagna percorsi da buoi con carro al seguito. Vivaci mercati d'oriente ci manderanno profumi di spezie ed essenze rare, saremo importunati da schiamazzi di bambini; nelle foreste di conifere scoveremo gnomi e demoni silvani. Un volo su una fiaba di Gogol ridipinta, nel nuovo secolo, con la tavolozza fauve di un pittore francese: i Quadri da un'esposizione di Modest Musorgskij orchestrati da Maurice Ravel.
A danzare. Intorno a segni archetipici come il fuoco, l'uovo della vita, la notte, la prigionia e la liberazione, per scovare quanto di magico si nasconda nel reticolo dei fatti umani, e quanto piene d'umanità siano le immagini di miti e racconti fantastici. La musica stessa svela gli arcani parlando e ballando: se un osservatore, anche incapace di leggere una nota, desse un'occhiata alla partitura dell'Uccello di fuoco di Stravinskij vedrebbe avvicendarsi, in un gioco di compresenze e continui cambi di fronte, concrezioni di diesis e bemolli appese alle note come fossero campanellini e fili d'argento quando prevale il sortilegio e sezioni lineari e pulite come una stanza di casa quando si descrivono circostanze del mondo.
A suonare. Infine: concorrendo col respiro a far lievitare la più dimenticata, insignificante melodia arabo-spagnola come una bolla di sensualità ed espressione. Veder diventare il ritmo inesorabile e cronometrico del Bolero di Ravel poco a poco l'apoteosi del potere orchestrale assoluto, senza messaggi né narrazione.
La semplicità di mezzi tipica di chi non fatica a dire ciò che è, musica superficiale che, non volutamente, tocca in profondità gli spiriti d'ogni tempo.
Impossibile restare immobili, quella sera. (g.n.)
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