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QuAd
appena diciassette anni Lorenza Borrani ha già suonato con
Pavel Vernikov, Andrea Lucchesini e Isabelle Faust ed è stata
diretta da Emmanuel Krivine e Bruno Giuranna. Ha vinto una sfilza
di premi e concorsi, tra cui Vittorio Veneto, Carpi, SIAE, Firenze
Donna, Città di Gubbio, Perugia Classico, Città di
Trapani. Oggi è un'ex enfant prodige nel delicato
momento di transizione tra il compimento di uno straordinario percorso
di formazione (si è diplomata qualche mese fa a Firenze con
la lode) e l'inizio di una carriera che si annuncia piena di soddisfazioni.
Raccontaci
la tua storia: come ti è finito un violino tra le braccia?
"Ho iniziato a suonarlo a 5 anni, quasi per gioco. I miei non
sono musicisti, ma dei semplici appassionati. Dopo alcune esperienze
musicali propedeutiche ho fatto l'audizione alla Scuola di Musica
di Fiesole perché volevo studiare la tromba, ma Piero Farulli,
il direttore, disse che i miei polmoni non erano abbastanza sviluppati
e mi consigliò il violino. Alina Company mi ha impostata
e mi ha condotta fino al diploma. Verso i dodici anni ho affiancato
al suo insegnamento quello di Pavel Vernikov e di altri docenti
stranieri dei quali ho seguito corsi di perfezionamento. Non ho
mai frequentato il Conservatorio e ho dato tutti gli esami da privatista".
Ti
sei esibita sia come solista che in ambito cameristico: hai già
scelto la tua strada?
"Io adoro la musica da camera, ho sempre suonato insieme agli
altri ed è la cosa che mi piace di più fare. In questo
momento ho intenzione di suonare tanta musica da camera, per il
solismo vedremo, bisogna vincere concorsi e non è facile
sfondare. Mi piacerebbe tantissimo insegnare".
Quando
e dove vi siete incontrati tu e il pianista Matteo Fossi?
"Tutti gli anni, il 24 giugno, la Scuola di Fiesole organizza
la Giornata della Musica, una maratona che vede impegnati in concerto
tutti gli allievi dell'istituto che suonano in ogni angolo a qualsiasi
ora. Io avevo sei anni e lui dieci quando i nostri insegnanti ci
hanno messo insieme a suonare il Concertino di Curci. Da
allora il duo non si è più separato. Sono passati
dodici anni
".
Al
Lingotto proponete due sonate difficili, di quelle che fan tremare
i polsi anche ai solisti più esperti
"La "Kreutzer" è il massimo, è il mito
delle sonate di Beethoven, anche se non è la più difficile.
Penso che la decima sia decisamente più delicata, però
la "Kreutzer" è molto divertente da suonare, il
secondo tempo è un capolavoro di camerismo. La Sonata
di Franck sono due anni che la stiamo studiando insieme a Vernikov,
è senz'altro ai vertici del violinismo e presuppone un'intesa
straordinaria tra i due esecutori". (f.f.)
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