|

|
Nove
sketches acustici per macchina fotocopiatrice e ensemble: questo
il sottotitolo dello spettacolo Il Copiafavole-ZONE firmato
dal compositore e performer milanese Maurizio Pisati, autore
di opere e installazioni multimedi-ali eseguite in mezzo mondo,
capace di far suonare monumenti, campanili, palazzi di un'intera
città - è successo a Castelfranco Veneto, dove insegna
Elementi di composizione al Conservatorio - coinvolgendo nell'impresa
Mario Brunello, Massimo Somenzi e Alvise Vidolin.
Perché
nel titolo dei suoi lavori compare sempre il suffisso ZONE? Che
cos'è ZONE?
"Anzitutto una suggestione da Stalker, il film di Tarkovskij
in cui la zona è un mondo sfuggito al controllo e che incessantemente
muta-appare-scompare. Le mie ZONE sono quei posti di confine chiamati
"terre di nessuno", situazioni che siano la fusione inedita
delle parti confinanti, un "terzo suono" del pensiero.
Nelle ZONE abitano amici della mia musica, interpreti, artisti,
il pittore, il maestro di scherma filippina, i danzatori e ognuno,
quando chiamato, passa attraverso la nuova "zona". Queste
composizioni, inoltre, delineano un percorso unitario con varie
realtà editoriali, alcune legate al supporto cartaceo, altre
legate alla fruizione e distribuzione telematica, così come
all'interno di Larecords, etichetta discografica indipendente da
me fondata con alcuni amici nel 1996".
Nell'immaginario
collettivo il compositore è uno che agisce seduto al piano-forte
con matita, gomma e carta pentagrammata. Corrisponde al suo modo
di lavorare questo stereotipo?
"Ricorda Frank Zappa? Diceva, mutuando e distorcendo un'idea
da Edgar Varèse, che "il compositore è quel tipo
di persona che se ne va in giro imponendo la propria volontà
a ignare molecole d'aria, spesso assistito nel suo agire da ignari
musicisti
". Nella nostra cultura si confonde spesso lo
"scrivere" col "comporre". Scrivere non è
riprodurre il pensiero, alla scrittura non è concessa la
fedeltà al concetto interiore, al massimo lo "traduce";
così il comporre mi è contemporaneo e scrivere è
la mia coscienza dello scorrere del tempo: scrivo, lo scritto subito
passa, come "l'acqua che tocchi de' fiumi" di cui Leonardo
ci narra. L'atto del comporre, perdonami la retorica, è per
me l'esperienza totale della vita, cui si accompagna anche l'atto
dello scrivere che è, citando Carlo Sini, uno "scrivere
sull'acqua"".
Quali
sono state le tappe fondamentali del suo percorso artistico? Quando
ha capito che da grande avrebbe fatto il compositore?
"Forse all'inizio sono aneddoti, quelle che chiamavo "invenzioni"
sui fogli da disegno alle scuole elementari, le seriose poesie in
rima che sempre in quegli anni dedicavo a persone e oggetti, o la
notazione musicale inventata per non studiare quella insegnata alle
scuole medie, o gli studi da chimico per
? Poi è arrivata
la consapevolezza di essere a mio agio nei momenti in cui posso
"inventare". Anche lo studio o l'insegnamento sono per
me atti di invenzione e intendo questa parola così come Stravinskij
la usava sul passaporto: "inventore di musica". Appena
posseduto un linguaggio fatico a ripetere, tendo a inventare altre
sintassi e così, alla fine, il linguaggio della musica mi
ha catturato più di altri".
Un
tempo chi si occupava di musica elettronica agiva in attrezzati
studi di fonologia, spesso sovvenzionati da enti pubblici, anche
per l'ingente capitale necessario ad acquistare i macchinari. Oggi
le cose sono cambiate? Un po' banalmente, quanto occorre spendere
per dotarsi di un apparato informatico sufficiente a comporre musica
elettronica? Quali macchine sono indispensabili?
"Le macchine oggi sono così evolute da lasciarci il
lusso di poterci dapprima concentrare su ciò che vogliamo
e poi sulla loro scelta: per me il fascino più grande è
sempre stata la possibilità di trasformare i suoni. Non è
una battuta, ma devo dire che il mio primo strumento di trasformazione
del suono è stato un Kazoo! E in fondo non era neppure una
trasformazione, perché ogni volta solo "quel" suono
è una esigenza compositiva che mi fa immaginare i suoni già
elaborati nella loro forma più utile. Oltre agli strumenti
più esclusivi della ricerca ufficiale, ormai molti strumenti
commerciali di trattamento del suono permettono operazioni sofisticate,
nascono per un certo mercato ma possono anche portare a risultati
inediti proprio come un violino. Anche il violino è uno strumento
commerciale con un suo mercato, repertorio, tecniche standardizzate,
ha retto le mutazioni culturali ed economiche, talvolta le ha determinate,
insomma è uno strumento "di mercato" e accessibile,
ma, in un'altra ottica, è stato ed è tutt'ora uno
strumento di instancabile ricerca. Così per le tecnologie".
Al
Piccolo Regio Laboratorio presenta un lavoro nuovo: ci racconta
come l'è venuto in mente di mettere in scena una fotocopiatrice?
"Da sempre rifletto sulle categorie della meraviglia e dello
stupore nell'arte e, in fondo, le fotocopiatrici sono alcuni dei
nostri attuali mostri fantastici, con corpo e voce, suoni, stridori
e cigolii che ingoiano e sputano fogli. Il Copiafavole è
stata quasi una scommessa con l'amico Goy di StarCopying, per svelare
l'anima sonante, ritmica e vibrante del suo lavoro. Raffaella e
Walter Goy non sono fotocopisti normali, sono due inguaribili curiosi
dotati di antenne: hanno "suonato" le loro macchine in
una seduta notturna di campionamento e nel mese successivo sono
nati nove pezzi ognuno quasi di un genere diverso, come il lavoro
di una fotocopiatrice che legge e restituisce tutto in forma apparentemente
uguale, meglio: simile. Così le mie musiche passano dentro
le macchine, i musicisti di ZONE si accostano e ne vengono rapiti,
sul palco la fotocopiatrice cattura le loro mani e ce ne restituisce
una copia colorata, nuova riflessione sulla scrittura: la copia
della mano con in mano l'arco, o il flauto, sono l'autografo del
musicista: non il nome scritto ma l'immagine delle sue mani in funzione".
|
| NAVIGARE
IN MUSICA |
 |
Una
pagina dedicata a Maurizio Pisati |
 |
Il
sito dedicato ad Andrei Tarkovskij |
 |
Una
relazione sul film "Stalker" |
 |
Una
pagina con i link per chi ama il cinema di Tarkovskij |
 |
| CALENDARIO
SETTIMANALE |
 |
1/4
febbraio |
 |
5/11
febbraio |
 |
12/18
febbraio |
 |
19/24
febbraio |
 |
25/28
febbraio |
Piccolo
Regio Laboratorio venerd́ 9 febbraio ore 21
|