Torna all'indice di Sistema Musica
gennaio 2001
teatro regio torino
Ambroise Thomas, una giovinezza italiana
di Elisabetta Fava

 

Ambroise Thomas

 

Nato nella piccola, antichissima città di Metz, Ambroise Thomas ricevette dal padre la prima educazione musicale e in questo campo dimostrò fin dalla più tenera età un'attitudine fuori dal comune, sia nei primi approcci con la teoria sia nella padronanza strumentale (imparò a suonare il violino e il pianoforte). Si imponeva la migrazione a Parigi, dove il talento del piccolo poteva trovare linfa nutritiva ben più feconda; e infatti nel 1828 Ambroise entrava nelle liste degli iscritti al Conservatoire, dove subito si distinse fra i migliori: sotto la supervisione di maestri come il virtuoso Kalkbrenner per il pianoforte, gli ottimi Barbereau e Dourlen per contrappunto e armonia cominciò a mietere premi e medaglie: fino al coronamento dei sogni di ogni allievo di conservatorio, vale a dire la vittoria dell'ambito Prix de Rome, che Thomas si aggiudicò nel 1832 con la cantata Hermann et Ketty. In seguito a questo successo, come previsto dal regolamento del premio, Thomas poté trascorrere tre anni in quell'Italia a cui una tradizione consolidata (che cominciava appena appena a scricchiolare) aveva assegnato il ruolo di Mecca e transito obbligato per qualunque artista che volesse fregiarsi dell'iniziale maiuscola. Il triennio formativo portò in dono al musicista soprattutto l'amicizia con il pittore Ingres, che a Roma dirigeva l'Académie de France.
Proprio quando stava per concludere un contratto con un impresario d'opera italiano, Thomas interruppe il soggiorno in Italia; nella pianura padana infuriava il colera, avvicinandosi pericolosamente alla capitale attraverso la Toscana: forse le apprensioni materne, forse un sano attaccamento alla vita lo indussero ad anticipare il rientro in patria. Ma ormai la padronanza dei ferri del mestiere era raggiunta: anzi, molto più, la vicinanza di pittori, scultori e persone di cultura lo aveva maturato. L'esordio all'opéra-comique avvenne nel 1837 con La double échelle, un atto unico che lo rese noto e apprezzato, guadagnandogli numerose altre collaborazioni. Seguirono infatti, come un fuoco di fila, Le Perruquier de la Régence (1838), Le panier fleuri (1839), Carline (1840) ancora per l'Opéra-Comique e parallelamente, per l'Opéra, Gypsy (1839), Carmagnola (1840), Le Guerrillero (1841). Finora, comunque, pur con raffinatezza, Thomas non era uscito dai solchi dell'abituale cliché dell'opéra-comique: con i lavori successivi, invece, cominciò ad avvertirsi un'effervescenza inconsueta, un'affettuosità di tratti destinata a permeare di sé il teatro degli anni a venire. Parliamo di Mina (1843), del Caïd (1849), del Songe d'une nuit d'été (1850): Mina sollevò tale entusiasmo da indurre a conferirgli due anni dopo la Legion d'Onore; e dopo Caïd e Le songe i tempi erano maturi per i riconoscimenti più prestigiosi: nel 1851 Thomas subentrò a Spontini come direttore dell'Académie des Beaux-Arts e ad Adolphe Adam in Conservatorio, alla cattedra di composizione.
La fama odierna di Thomas è legata soprattutto a due lavori in cui fruttificò la lezione stilistica del Faust di Gounod: si tratta ancora di due opéra-comique, Mignon (1866) e Hamlet (1868). Entrambe su libretto di una coppia collaudata di librettisti (Jules Barbier-Michel Carré, già autori del Faust), Mignon e Hamlet si inserivano coraggiosamente sul filone dei drammi musicali ricavati da sommi lavori letterari. Questa traslazione generò perplessità e fece arricciare il naso a qualche letterato, ma si conquistò un successo inattaccabile: sia per l'intuito teatrale che l'aveva guidata, sia per i pregi squisiti di entrambe le partiture, dove l'invenzione melodica, il gusto timbrico e la finezza lirica spianano la strada a certo intimismo di fine Ottocento e persino alle sottili ombreggiature del sinfonismo predebussyano. In pieno Secondo Impero, dall'opéra-comique era nata ormai l'opéra-lyrique, destinata a dominare per i trent'anni successivi la drammaturgia musicale francese. Dopo questi allori, Thomas rallentò, anzi frenò quasi del tutto l'attività di compositore per dedicarsi alla didattica: nominato direttore del Conservatorio di Parigi alla morte di Auber (1871), dedicò tutte le sue energie a questo impegno. Dopo anni di silenzio, tornò alla ribalta operistica con una Françoise de Rimini (1882) ancora su libretto di Barbier e Carré; ormai però il gusto si stava orientando verso le opere del suo brillante allievo Massenet, che aveva assorbito e proseguito l'indirizzo stilistico del suo maestro: le recensioni non furono soddisfacenti. L'anziano maestro abbandonò allora definitivamente la composizione (a parte il balletto La tempête del 1889); nel frattempo l'esperienza didattica aveva prodotto (1885) la pubblicazione del Recueil de leçons de solfège à changement de clef composées pour les examens et concours du Conservatoire de la Musique. Thomas si spense nella Parigi che l'aveva adottato e che aveva impresso l'orma decisiva alla sua vita: era il dodici febbraio 1896.

CALENDARIO SETTIMANALE
segui il link 1 /7 gennaio
segui il link 8 /14 gennaio
segui il link 15/21 gennaio
segui il link 22/31 gennaio