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Nato
nella piccola, antichissima città di Metz, Ambroise Thomas
ricevette dal padre la prima educazione musicale e in questo campo
dimostrò fin dalla più tenera età un'attitudine fuori dal comune,
sia nei primi approcci con la teoria sia nella padronanza strumentale
(imparò a suonare il violino e il pianoforte). Si imponeva la migrazione
a Parigi, dove il talento del piccolo poteva trovare linfa nutritiva
ben più feconda; e infatti nel 1828 Ambroise entrava nelle liste
degli iscritti al Conservatoire, dove subito si distinse fra i migliori:
sotto la supervisione di maestri come il virtuoso Kalkbrenner per
il pianoforte, gli ottimi Barbereau e Dourlen per contrappunto e
armonia cominciò a mietere premi e medaglie: fino al coronamento
dei sogni di ogni allievo di conservatorio, vale a dire la vittoria
dell'ambito Prix de Rome, che Thomas si aggiudicò nel 1832 con la
cantata Hermann et Ketty. In seguito a questo successo,
come previsto dal regolamento del premio, Thomas poté trascorrere
tre anni in quell'Italia a cui una tradizione consolidata (che cominciava
appena appena a scricchiolare) aveva assegnato il ruolo di Mecca
e transito obbligato per qualunque artista che volesse fregiarsi
dell'iniziale maiuscola. Il triennio formativo portò in dono al
musicista soprattutto l'amicizia con il pittore Ingres, che a Roma
dirigeva l'Académie de France.
Proprio quando stava per concludere un contratto con un impresario
d'opera italiano, Thomas interruppe il soggiorno in Italia; nella
pianura padana infuriava il colera, avvicinandosi pericolosamente
alla capitale attraverso la Toscana: forse le apprensioni materne,
forse un sano attaccamento alla vita lo indussero ad anticipare
il rientro in patria. Ma ormai la padronanza dei ferri del mestiere
era raggiunta: anzi, molto più, la vicinanza di pittori, scultori
e persone di cultura lo aveva maturato. L'esordio all'opéra-comique
avvenne nel 1837 con La double échelle, un atto unico che
lo rese noto e apprezzato, guadagnandogli numerose altre collaborazioni.
Seguirono infatti, come un fuoco di fila, Le Perruquier de la
Régence (1838), Le panier fleuri (1839), Carline (1840) ancora per
l'Opéra-Comique e parallelamente, per l'Opéra, Gypsy (1839), Carmagnola
(1840), Le Guerrillero (1841). Finora, comunque, pur con raffinatezza,
Thomas non era uscito dai solchi dell'abituale cliché dell'opéra-comique:
con i lavori successivi, invece, cominciò ad avvertirsi un'effervescenza
inconsueta, un'affettuosità di tratti destinata a permeare di sé
il teatro degli anni a venire. Parliamo di Mina (1843), del
Caïd (1849), del Songe d'une nuit d'été (1850): Mina
sollevò tale entusiasmo da indurre a conferirgli due anni dopo la
Legion d'Onore; e dopo Caïd e Le songe i tempi erano
maturi per i riconoscimenti più prestigiosi: nel 1851 Thomas subentrò
a Spontini come direttore dell'Académie des Beaux-Arts e ad Adolphe
Adam in Conservatorio, alla cattedra di composizione.
La fama odierna di Thomas è legata soprattutto a due lavori in cui
fruttificò la lezione stilistica del Faust di Gounod: si
tratta ancora di due opéra-comique, Mignon (1866) e Hamlet
(1868). Entrambe su libretto di una coppia collaudata di librettisti
(Jules Barbier-Michel Carré, già autori del Faust), Mignon
e Hamlet si inserivano coraggiosamente sul filone dei drammi
musicali ricavati da sommi lavori letterari. Questa traslazione
generò perplessità e fece arricciare il naso a qualche letterato,
ma si conquistò un successo inattaccabile: sia per l'intuito teatrale
che l'aveva guidata, sia per i pregi squisiti di entrambe le partiture,
dove l'invenzione melodica, il gusto timbrico e la finezza lirica
spianano la strada a certo intimismo di fine Ottocento e persino
alle sottili ombreggiature del sinfonismo predebussyano. In pieno
Secondo Impero, dall'opéra-comique era nata ormai l'opéra-lyrique,
destinata a dominare per i trent'anni successivi la drammaturgia
musicale francese. Dopo questi allori, Thomas rallentò, anzi frenò
quasi del tutto l'attività di compositore per dedicarsi alla didattica:
nominato direttore del Conservatorio di Parigi alla morte di Auber
(1871), dedicò tutte le sue energie a questo impegno. Dopo anni
di silenzio, tornò alla ribalta operistica con una Françoise
de Rimini (1882) ancora su libretto di Barbier e Carré; ormai
però il gusto si stava orientando verso le opere del suo brillante
allievo Massenet, che aveva assorbito e proseguito l'indirizzo stilistico
del suo maestro: le recensioni non furono soddisfacenti. L'anziano
maestro abbandonò allora definitivamente la composizione (a parte
il balletto La tempête del 1889); nel frattempo l'esperienza
didattica aveva prodotto (1885) la pubblicazione del Recueil
de leçons de solfège à changement de clef composées pour les examens
et concours du Conservatoire de la Musique. Thomas si spense
nella Parigi che l'aveva adottato e che aveva impresso l'orma decisiva
alla sua vita: era il dodici febbraio 1896.
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