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giugno - luglio 2001
gli argomenti del mese
La res di Sinopoli
di Carmelo Di Gennaro

 

Giuseppe Sinopoli

 

Ho conosciuto Giuseppe Sinopoli nel 1993 a Milano; dovevo fare con lui un'intervista per una rivista del settore, e ricordo che m'ero preparato all'avvenimento come se si trattasse d'un esame universitario.
Di Giuseppe m'aveva sempre attirato la profonda cultura; del resto, per lui la conoscenza non solo della musica, ma di tutto ciò che - tanto per citare Adorno - si fa "res nello spazio e nel tempo" attorno e assieme alla musica, non era un orpello retorico, bensì una reale esigenza di chiarezza. Giuseppe amava la cultura greca sopra ogni altra cosa, e spesso diceva - con quel suo accento siciliano solo leggermente romanizzato - che gli piaceva leggere, a Lipari, nella sua casa, i Frammenti di Esiodo come fossero il giornale del mattino.
Eppure, non c'era ombra di spocchia quando affermava questo: capivi semplicemente quanto fosse estesa la sua preparazione culturale, che era poi il grimaldello che gli serviva per aprire gli scrigni della musica. E, quando Giuseppe riusciva a utilizzare come solo lui sapeva fare "quel" grimaldello, ben pochi altri musicisti potevano fronteggiare la grandezza delle sue interpretazioni.
Conosceva e parlava il tedesco con perfetta naturalezza, come qualcuno che in quel mondo c'aveva messo le radici, anche se il suo desiderio, non tanto recondito, era di tornare a lavorare stabilmente in Italia, magari a Roma. Ricordo che, passeggiando in un parco romano in un magnifico pomeriggio d'ottobre, mi disse che non ce la faceva quasi più a sopportare il cielo plumbeo di Dresda, e che sentiva un bisogno quasi fisico di nutrirsi stabilmente di quei colori tenui, di quel tepore autunnale; invece, quasi per un'ironia della sorte, è morto a Berlino, città con la quale aveva avuto un rapporto difficile, conflittuale.
Mi viene in mente, mentre scrivo queste ultime righe, quella famosa caricatura viennese di fine Ottocento che raffigura l'arrivo di Anton Bruckner in paradiso, accolto da tutti i grandi musicisti del passato: non so se il paradiso esista, ma ora Giuseppe, che invece lo sa certamente, me lo immagino a sua volta accolto da tutti quelli che - in vita - ha servito con la potenza del suo genio: Bruckner stesso, ma anche Mahler, Richard Strauss, Puccini, Verdi, Beethoven, Schumann, Liszt, Dvorák, e soprattutto Richard Wagner al quale egli, ora, ne sono certo, starà chiedendo lumi su come si interpreta il secondo atto dei Maestri cantori di Norimberga, l'opera che avrebbe voluto un giorno dirigere e che invece non gli sentiremo mai suonare. Che la terra gli sia lieve.
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