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Ho conosciuto Giuseppe Sinopoli nel 1993 a Milano; dovevo fare
con lui un'intervista per una rivista del settore, e ricordo che m'ero
preparato all'avvenimento come se si trattasse d'un esame universitario.
Di Giuseppe m'aveva sempre attirato la profonda cultura; del resto,
per lui la conoscenza non solo della musica, ma di tutto ciò che -
tanto per citare Adorno - si fa "res nello spazio e nel tempo"
attorno e assieme alla musica, non era un orpello retorico, bensì
una reale esigenza di chiarezza. Giuseppe amava la cultura greca sopra
ogni altra cosa, e spesso diceva - con quel suo accento siciliano
solo leggermente romanizzato - che gli piaceva leggere, a Lipari,
nella sua casa, i Frammenti di Esiodo come fossero il giornale
del mattino.
Eppure, non c'era ombra di spocchia quando affermava questo: capivi
semplicemente quanto fosse estesa la sua preparazione culturale, che
era poi il grimaldello che gli serviva per aprire gli scrigni della
musica. E, quando Giuseppe riusciva a utilizzare come solo lui sapeva
fare "quel" grimaldello, ben pochi altri musicisti potevano fronteggiare
la grandezza delle sue interpretazioni.
Conosceva e parlava il tedesco con perfetta naturalezza, come qualcuno
che in quel mondo c'aveva messo le radici, anche se il suo desiderio,
non tanto recondito, era di tornare a lavorare stabilmente in Italia,
magari a Roma. Ricordo che, passeggiando in un parco romano in un
magnifico pomeriggio d'ottobre, mi disse che non ce la faceva quasi
più a sopportare il cielo plumbeo di Dresda, e che sentiva un bisogno
quasi fisico di nutrirsi stabilmente di quei colori tenui, di quel
tepore autunnale; invece, quasi per un'ironia della sorte, è morto
a Berlino, città con la quale aveva avuto un rapporto difficile, conflittuale.
Mi viene in mente, mentre scrivo queste ultime righe, quella famosa
caricatura viennese di fine Ottocento che raffigura l'arrivo di Anton
Bruckner in paradiso, accolto da tutti i grandi musicisti del
passato: non so se il paradiso esista, ma ora Giuseppe, che invece
lo sa certamente, me lo immagino a sua volta accolto da tutti quelli
che - in vita - ha servito con la potenza del suo genio: Bruckner
stesso, ma anche Mahler, Richard Strauss, Puccini, Verdi, Beethoven,
Schumann, Liszt, Dvorák, e soprattutto Richard Wagner al quale egli,
ora, ne sono certo, starà chiedendo lumi su come si interpreta il
secondo atto dei Maestri cantori di Norimberga, l'opera che avrebbe
voluto un giorno dirigere e che invece non gli sentiremo mai suonare.
Che la terra gli sia lieve. |
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