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| giugno
- luglio 2001 |
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argomenti del mese |
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Il ritorno del sogno |
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Sono celebri le prime cinque battute: solo fiati e solo accordi fermi,
senza melodia.
Quello che conta è il timbro, che alternando e incrociando gli
strumenti cambia a ogni accordo e insegna all'ascoltatore del 1826
in che modo si possa far suonare la leggerezza. Di più: la nuvola
di suono che apre l'ouverture delle musiche per il Sogno di una
notte di mezza estate è l'emblema della leggerezza, lo stendardo
della fantasia libera, di un pensiero compositivo che fa saltare i
canoni mettendosi a colorare cinque accordi fermi. Un modo ben strano
di cominciare, nel 1826. Shakespeare era di casa, dai Mendelssohn.
D'estate, in giardino, si avvicendavano feste musicali e rappresentazioni
teatrali e il giovane Felix aveva dunque modo di entrare in contatto
con il meglio del repertorio. Così, a diciassette anni, scrive l'ouverture,
con quei cinque accordi che poi danno il via a una sfrenata corsa
degli archi. Una corsa significativa: l'orchestra che scappa in avanti,
che si intrufola tra gli alberi della foresta shakespeariana, è leggerissima,
fatta di strumenti che hanno conosciuto il cielo, e quando il tema
ritorna più avanti, dopo sei o sette minuti, ti accorgi di quanto
i violini portassero in alto, perché sotto, a segnare la presenza
del mondo reale, rombante, ci sono qui e là delle note di ottoni,
interventi dei timpani. L'alto e il basso che insegnano a leggere
in Shakespeare qui sono segnalati con evidenza, e il cuore di Mendelssohn
sta senza dubbio in ciò che vola, che si alza, che è leggero.
La leggerezza, d'altronde, è la cifra della commedia, è il motore
del gioco di amori e scherzi tra uomini e folletti che Shakespeare
porta in scena nel Sogno. Mendelssohn la coglie con un lavoro di musica
a programma nel miglior senso del termine (senza tralasciare effetti
precisi, come il pungente raglio dell'asino): dopo l'ouverture, agli
inizi degli anni '40 proseguirà la partitura su commissione di
Federico Guglielmo IV di Prussia per preparare il materiale necessario
a un allestimento curato da Ludwig Tieck. E nascono musiche
da suonare tra un atto e l'altro, oppure melologhi, musiche da eseguire
insieme alla recitazione. Rimarrà nella storia, più che l'ouverture,
la marcia nuziale che all'inizio del quinto atto festeggia le nozze
di Teseo e Ippolita, regina delle Amazzoni.
Ma anche lì lo spirito, il senso della pagina sarà quello di sperimentare
colori orchestrali nuovi, con impasti che, archiviato Beethoven, aprano
all'Ottocento i percorsi dell'impalpabile. (n.c.) |
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mercoledì
20 giugno ore 20.30
giovedì 21 giugno ore 21
Auditorium del Lingotto Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Jeffrey Tate direttore
Musiche di Mendelssohn-Bartholdy, Elgar,Tchajkovskij
Dopo
lo straordinario successo delle Scene dal
Faust di Schumann (gennaio 2001) il maestro Jeffrey
Tate, primo direttore ospite dell'Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai, sarà protagonista anche degli ultimi due appuntamenti di
stagione
giovedì 14 e venerdì 15 giugno e mercoledì 20 e giovedì 21 giugno
(con replica di quest'ultimo appuntamento a Ravenna, sabato 23 giugno)
sempre all'Auditorium del Lingotto. |
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