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Perché
Beethoven
Uno dei grandi protagonisti della musica italiana, Gianandrea Gavazzeni,
forse oggi ribalterebbe il provocatorio titolo di un suo scritto di
un quarto di secolo fa, Non eseguire Beethoven. Il pubblico di oggi
ha necessità continua di essere riaccostato al grande repertorio,
al classico fra i classici, proprio in virtù della diffusione in registrazione
delle grandi interpretazioni del passato: lungi da ogni intenzione
didascalica, ogni esecuzione dal vivo ha una funzione intensamente
formativa, per collegare più direttamente l'ascoltatore all'opera
musicale colta nel momento stesso in cui diviene interpretazione (ma
senza che sia ancora consacrata dal mezzo di diffusione). Questo vasto
progetto beethoveniano, inoltre, nel settore dei concerti per pianoforte
e orchestra si colloca come naturale compimento del ciclo delle sonate
che Andrea Lucchesini ha realizzato per l'Unione Musicale a
Torino, per gli Amici della Musica di Firenze e per altre istituzioni
italiane e straniere nelle ultime tre stagioni.
Perché con un'orchestra da camera
La tradizione esecutiva del sinfonismo classico giunta sino a noi,
erede di una tradizione tardo-romantica (l'orchestra di Mahler e di
Strauss), non è l'unica via al classicismo. Non si tratta di questioni
puramente dimensionali, anche se è evidente che gli equilibri interni
di un complesso di 40-50 elementi sono ben diversi da quelli di un
organismo di dimensioni doppie; né si intende evocare in questo caso
una restaurazione "filologica" indirizzata al recupero di strumenti
e prassi d'epoca. E sia ben chiaro che per tutti noi, per chi organizza
come per chi interpreta, esecuzioni di quel segno, come quella celeberrima
di Karajan con i Berliner consacrata in varie incisioni discografiche,
hanno il valore che è giusto attribuire a un monumento o a un mito.
Si vuole piuttosto favorire la saldatura tra esperienza cameristica
ed esperienza orchestrale che è iscritta prima di tutto nel testo
musicale, nel pensiero dell'autore, recuperando anzitutto un fraseggio
rinnovato, ripulito da due secoli di tradizione esecutiva votata all'accumulazione,
nella dimensione personale e propria, anche in orchestra, di un interprete
cameristico. I giovani musicisti che compongono l'Orchestra da
camera di Mantova, Carlo Fabiano che li guida, Umberto Benedetti
Michelangeli, Andrea Lucchesini, Giuliano Carmignola, Mario Brunello
hanno in comune, appunto, questo imprinting cameristico. In modo più
generale è anche possibile dire che i musicisti della loro generazione,
in virtù delle esperienze condotte in modo personale, hanno costruito
una propria tradizione interpretativa cameristica come via all'esperienza
orchestrale (in sintonia, per lo meno spirituale, con quanto vanno
predicando in molti e segnatamente, vox clamans non più in deserto,
da Fiesole un pioniere come Piero Farulli). È vero, inoltre, che nessuna
associazione concertistica italiana, neppure le maggiori e meglio
finanziate, è in grado di sopportare i costi economici di una grande
orchestra sinfonica (80 - 100 elementi) con interpreti di primo piano
per 9 concerti in tre stagioni, perché tali costi assorbirebbero per
intero la sovvenzione statale.
È anche vero che tutte le grandi città hanno un'attività propriamente
sinfonica di rilievo e in molti casi anche di prestigio (per limitarsi
a Torino e Firenze, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI,
l'Orchestra del Comunale e del Maggio, l'Orchestra della Toscana).
Senza voler fare di necessità virtù, una via italiana a questa impronta
cameristica è dunque oggi possibile, tanto più se la filologia cui
si mira non è quella radicale che nei decenni scorsi è giunta anche
da noi per opera degli interpreti anglosassoni o fiamminghi, ma è
una filologia dello spirito, votata a ricostruire (e, per l'Italia,
in molti casi, a costruire tout-court) un approccio alla musica effettivamente
cooperativo, anche in dimensione orchestrale. Questo progetto cerca
infine di fornire una risposta organica alle più condivisibili fra
le linee d'indirizzo che si presentano all'orizzonte anche legislativo
del mondo musicale italiano: realizzazione di un progetto pluriennale
di alti contenuti artistici e di grande rilievo interpretativo; sostegno
alle migliori formazioni orchestrali italiane che, in virtù della
legislazione fiscale e contributiva vigente, non sono in grado di
competere con organismi stranieri omologhi; utilizzo dei migliori
giovani interpreti italiani; cooperazione fra istituzioni e circuitazione
dei progetti. Il carattere di festa collettiva e conclusiva, che è
internamente proprio alla Nona sinfonia, avrà una valenza particolare
in più per l'Unione Musicale, con la riunione di alcuni fra i musicisti
che hanno animato negli ultimi dieci anni gli Incontri con la musica
da camera (Brunello e Carmignola hanno già dato la loro disponibilità
a suonare in orchestra), con la fusione tra l'Orchestra da camera
di Mantova e l'Orchestra d'archi italiana, i due complessi orchestrali
"residenti" presso l'associazione torinese nel corso delle ultime
stagioni.
IL
PROGETTO BEETHOVEN
Nella prossima stagione concertistica l'Unione Musicale avvierà,
in novembre, un nuovo progetto pluriennale, promosso congiuntamente
con gli Amici della Musica di Firenze, con l'adesione degli Amici
della Musica di Palermo, della Società dei Concerti di Milano e
di altre istituzioni italiane.
Il progetto, dedicato a Ludwig van Beethoven, prevede l'esecuzione
delle nove sinfonie per orchestra, dei cinque concerti per pianoforte
e orchestra, della Fantasia in do minore per coro, pianoforte e
orchestra op. 80, del Concerto per violino e orchestra op. 61 e
del Concerto per violino, violoncello, pianoforte e orchestra op.
56 del maestro di Bonn, per un totale di nove serate concertistiche
distribuite in tre stagioni (tre concerti all'anno). Dal punto di
vista interpretativo la novità consiste nella presentazione di questo
repertorio attraverso l'impiego di un'orchestra da camera, l'Orchestra
da camera di Mantova, alla quale verrà offerta in questo modo
l'attività in residence (appena conclusa dall'Orchestra d'archi
italiana). Gli altri protagonisti saranno Umberto Benedetti Michelangeli
direttore, Andrea Lucchesini pianoforte, Giuliano Carmignola violino,
Mario Brunello violoncello, l'Orchestra d'archi italiana (unitamente
all'Orchestra da camera di Mantova, per la Nona sinfonia), solisti
vocali (Nona sinfonia) e coro (Nona sinfonia e Fantasia) in via
di definizione.
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Ludwig
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