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giugno - luglio 2001
unione musicale
Progetto Beethoven (in 3 anni)
di Giorgio Pugliaro

 

Beethoven


Beethoven

 

Perché Beethoven
Uno dei grandi protagonisti della musica italiana, Gianandrea Gavazzeni, forse oggi ribalterebbe il provocatorio titolo di un suo scritto di un quarto di secolo fa, Non eseguire Beethoven. Il pubblico di oggi ha necessità continua di essere riaccostato al grande repertorio, al classico fra i classici, proprio in virtù della diffusione in registrazione delle grandi interpretazioni del passato: lungi da ogni intenzione didascalica, ogni esecuzione dal vivo ha una funzione intensamente formativa, per collegare più direttamente l'ascoltatore all'opera musicale colta nel momento stesso in cui diviene interpretazione (ma senza che sia ancora consacrata dal mezzo di diffusione). Questo vasto progetto beethoveniano, inoltre, nel settore dei concerti per pianoforte e orchestra si colloca come naturale compimento del ciclo delle sonate che Andrea Lucchesini ha realizzato per l'Unione Musicale a Torino, per gli Amici della Musica di Firenze e per altre istituzioni italiane e straniere nelle ultime tre stagioni.

Perché con un'orchestra da camera
La tradizione esecutiva del sinfonismo classico giunta sino a noi, erede di una tradizione tardo-romantica (l'orchestra di Mahler e di Strauss), non è l'unica via al classicismo. Non si tratta di questioni puramente dimensionali, anche se è evidente che gli equilibri interni di un complesso di 40-50 elementi sono ben diversi da quelli di un organismo di dimensioni doppie; né si intende evocare in questo caso una restaurazione "filologica" indirizzata al recupero di strumenti e prassi d'epoca. E sia ben chiaro che per tutti noi, per chi organizza come per chi interpreta, esecuzioni di quel segno, come quella celeberrima di Karajan con i Berliner consacrata in varie incisioni discografiche, hanno il valore che è giusto attribuire a un monumento o a un mito.
Si vuole piuttosto favorire la saldatura tra esperienza cameristica ed esperienza orchestrale che è iscritta prima di tutto nel testo musicale, nel pensiero dell'autore, recuperando anzitutto un fraseggio rinnovato, ripulito da due secoli di tradizione esecutiva votata all'accumulazione, nella dimensione personale e propria, anche in orchestra, di un interprete cameristico. I giovani musicisti che compongono l'Orchestra da camera di Mantova, Carlo Fabiano che li guida, Umberto Benedetti Michelangeli, Andrea Lucchesini, Giuliano Carmignola, Mario Brunello hanno in comune, appunto, questo imprinting cameristico. In modo più generale è anche possibile dire che i musicisti della loro generazione, in virtù delle esperienze condotte in modo personale, hanno costruito una propria tradizione interpretativa cameristica come via all'esperienza orchestrale (in sintonia, per lo meno spirituale, con quanto vanno predicando in molti e segnatamente, vox clamans non più in deserto, da Fiesole un pioniere come Piero Farulli). È vero, inoltre, che nessuna associazione concertistica italiana, neppure le maggiori e meglio finanziate, è in grado di sopportare i costi economici di una grande orchestra sinfonica (80 - 100 elementi) con interpreti di primo piano per 9 concerti in tre stagioni, perché tali costi assorbirebbero per intero la sovvenzione statale.
È anche vero che tutte le grandi città hanno un'attività propriamente sinfonica di rilievo e in molti casi anche di prestigio (per limitarsi a Torino e Firenze, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l'Orchestra del Comunale e del Maggio, l'Orchestra della Toscana). Senza voler fare di necessità virtù, una via italiana a questa impronta cameristica è dunque oggi possibile, tanto più se la filologia cui si mira non è quella radicale che nei decenni scorsi è giunta anche da noi per opera degli interpreti anglosassoni o fiamminghi, ma è una filologia dello spirito, votata a ricostruire (e, per l'Italia, in molti casi, a costruire tout-court) un approccio alla musica effettivamente cooperativo, anche in dimensione orchestrale. Questo progetto cerca infine di fornire una risposta organica alle più condivisibili fra le linee d'indirizzo che si presentano all'orizzonte anche legislativo del mondo musicale italiano: realizzazione di un progetto pluriennale di alti contenuti artistici e di grande rilievo interpretativo; sostegno alle migliori formazioni orchestrali italiane che, in virtù della legislazione fiscale e contributiva vigente, non sono in grado di competere con organismi stranieri omologhi; utilizzo dei migliori giovani interpreti italiani; cooperazione fra istituzioni e circuitazione dei progetti. Il carattere di festa collettiva e conclusiva, che è internamente proprio alla Nona sinfonia, avrà una valenza particolare in più per l'Unione Musicale, con la riunione di alcuni fra i musicisti che hanno animato negli ultimi dieci anni gli Incontri con la musica da camera (Brunello e Carmignola hanno già dato la loro disponibilità a suonare in orchestra), con la fusione tra l'Orchestra da camera di Mantova e l'Orchestra d'archi italiana, i due complessi orchestrali "residenti" presso l'associazione torinese nel corso delle ultime stagioni.

IL PROGETTO BEETHOVEN
Nella prossima stagione concertistica l'Unione Musicale avvierà, in novembre, un nuovo progetto pluriennale, promosso congiuntamente con gli Amici della Musica di Firenze, con l'adesione degli Amici della Musica di Palermo, della Società dei Concerti di Milano e di altre istituzioni italiane.
Il progetto, dedicato a Ludwig van Beethoven, prevede l'esecuzione delle nove sinfonie per orchestra, dei cinque concerti per pianoforte e orchestra, della Fantasia in do minore per coro, pianoforte e orchestra op. 80, del Concerto per violino e orchestra op. 61 e del Concerto per violino, violoncello, pianoforte e orchestra op. 56 del maestro di Bonn, per un totale di nove serate concertistiche distribuite in tre stagioni (tre concerti all'anno). Dal punto di vista interpretativo la novità consiste nella presentazione di questo repertorio attraverso l'impiego di un'orchestra da camera, l'Orchestra da camera di Mantova, alla quale verrà offerta in questo modo l'attività in residence (appena conclusa dall'Orchestra d'archi italiana). Gli altri protagonisti saranno Umberto Benedetti Michelangeli direttore, Andrea Lucchesini pianoforte, Giuliano Carmignola violino, Mario Brunello violoncello, l'Orchestra d'archi italiana (unitamente all'Orchestra da camera di Mantova, per la Nona sinfonia), solisti vocali (Nona sinfonia) e coro (Nona sinfonia e Fantasia) in via di definizione.

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venerdì 15 giugno
Conservatorio ore 21

Concerto di presentazione della Stagione 2001-2002
Orchestra da camera di Mantova Umberto Benedetti Michelangeli direttore
Giuliano Carmignola violino
Mario Brunello violoncello
Andrea Lucchesini pianoforte
Beethoven
Concerto in do maggiore per violino, violoncello, pianoforte e orchestra op. 56