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giugno - luglio 2001
unione musicale
Zimerman, due pianisti in uno
di Nicola Campogrande

 

Krystian Zimeman

 

Zimerman è un grande.
Lo sappiamo dal '75, da quando vince il Concorso "Chopin" di Varsavia e si impone al pubblico con una vitalità e una voglia di suonare che riescono persino a fargli ottenere i visti necessari per esibirsi fuori dalla Polonia. Non teme il confronto con i vincitori che lo hanno preceduto, con Pollini, con la Argerich: ha diciotto anni, scalpita e ha voglia di dimostrare chi è. Poi viene fuori la sua seconda personalità.
Come ricorda Piero Rattalino: "All'inizio Zimerman era veramente molto, molto comunicativo; poi progressivamente è diventato un pianista perfetto ma distaccato dal pubblico, con dei momenti in cui addirittura arriva a scusarsi perché ritiene di aver sbagliato troppo. Una volta attaccò la Sonata in si minore di Liszt ma sbagliò l'attacco, dove c'è il salto d'ottava; lo rifece una seconda volta, poi una terza, sbagliandolo tutte le volte; poi andò avanti fino alla fine con un'esecuzione secondo me molto calda, molto bella, e alla fine si scusò con il pubblico". Oggi, a leggere le cronache dei suoi concerti, si ha l'impressione che dentro di lui continuino ad alternarsi due pianisti: c'è quello assolutamente preciso ma piuttosto riservato; e poi c'è quello molto comunicativo però falloso.
Che indossi uno o l'altro dei suoi abiti, quando sceglie di suonare - e c'è stato un periodo in cui ogni scusa era buona per rinviare, per annullare - Zimerman raccoglie sempre ovazioni dal pubblico, superlativi sui giornali, ammirazione dei colleghi. Nei primi tempi si correva ad ascoltarlo per le sue discontinuità stilistiche, per scoprire "che cosa avrebbe fatto questa volta", con la certezza assoluta che ogni sua scelta sarebbe stata sorretta dalla tecnica prodigiosa ma soprattutto dalla finezza intellettuale delle sue letture. Poi le cose sono cambiate: "Si è evoluto in un modo diverso da come io pensavo. - spiega ancora Rattalino - Cioè, si è costruito una carriera. Non vorrei esagerare, ma Zimerman tende ad autostoricizzarsi: ha scelto di fissare su disco cose tutte importanti che fanno - o dovrebbero fare - epoca: ha scelto i concerti di Chopin con Giulini, ha inciso i concerti di Brahms e quelli di Beethoven con Bernstein, quelli di Liszt con Ozawa, i concerti di Bartók con Boulez e adesso sta preparando i concerti di Rachmaninov. Quindi programma se stesso in funzione dell'immagine che lascerà ai posteri attraverso il disco. In questo modo diciamo che la finalità è il disco e il concerto è la prova per il disco, durante la quale si sperimentano diverse soluzioni tra le quali poi scegliere quella da fissare in registrazione; mentre per concertisti d'altri tempi il disco era la testimonianza del concerto". Sono soluzioni forti, decisive: "Oggi lui è assolutamente coerente in quello che fa. È ferreo, addirittura. In certi casi ha anche la forza e la libertà di non rispettare tutti i segni dell'autore, in funzione di una sua concezione dell'opera. In questo senso è davvero cresciuto, maturato". Nel 1997 suona a Firenze e Leonardo Pinzauti sulla "Nazione" a momenti se la prende scherzosamente con lui, perché con "… quel suo modo di affrontare i testi più disparati con una sorta di essenziale e quasi spietata aderenza alle pieghe più nascoste e alle impennate più tumultuose della loro tensione espressiva fa passare quasi in secondo piano la constatazione della sua stupenda bravura, gli incantesimi del "pedale", la pungenza e la varietà della dizione strumentale […] e insomma quel senso fascinoso dell'onnipotenza del pianoforte che caratterizza il suo magistero strumentale". In sala c'è Alberto Batisti e su "Repubblica" si sottolinea il fatto "… che Zimerman si pone dei problemi ed è lontano mille miglia da ogni tentazione di esecuzione meccanica o disinvolta, e tantomeno spettacolare. I suoi problemi riguardano solo e sempre il testo, che è sviscerato con l'accanimento di un ricercatore, di uno scienziato della musica". Va a Genova e Giorgio de Martino nota sul "Secolo XIX" che "… non infastidisce quella lieve traccia di fallosità, che riporta alla dimensione umana un interprete che siede da tempo nella ristretta rosa dei grandissimi di questo fine secolo. Per il resto, tutto è apoteosi, sia furore, canto o danza".
Oggi Zimerman ha due figli, tiene cinquanta concerti all'anno (di cui una dozzina a scopo benefico) e, con regolarità, si riserva del tempo per allargare il proprio repertorio: ogni anno aggiunge al proprio già ricco bagaglio almeno un concerto con orchestra, musica da camera e diverse pagine solistiche.
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lunedì 4 giugno
serie blu, gialla, verde
Auditorium del Lingotto ore 21
Krystian Zimerman pianoforte
Musiche di Beethoven, Brahms