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Me lo ricordo da bambino, Alessandro Milani: alto, per la sua
età, magro, biondo, sempre con il violino a tracolla. Studiavamo
insieme al Conservatorio "G. Verdi", dove lui si è
diplomato nel 1990 sotto la guida di Silvio Bresso con il massimo
dei voti. Che sarebbe diventato la "spalla" di una
grande orchestra era scritto nel suo codice genetico: molti abbonati
storici delle stagioni RAI ricordano la zazzera canuta di suo padre,
Luigi, per decenni una delle colonne della Sinfonica di Torino nel
ruolo di primo contrabbasso. Oggi Alessandro ha trentadue anni, è
diventato padre da pochi mesi, e occupa uno dei posti più ambiti
fra tutte le orchestre italiane.
Nelle
aule dei Conservatori capita spesso che i professori insegnino il
proprio strumento come se tutti gli allievi dovessero fare i solisti
e i virtuosi. Tu hai mai pensato di diventarlo?
"Assolutamente no. Mi è ben chiaro che un vero solista
lo si vede a dodici anni. L'esempio di mio padre da una parte e
la concretezza del mio insegnante dall'altra mi hanno fatto scegliere
ben presto l'orchestra. Per due anni, prima del diploma, ho fatto
parte dell'E.C.Y.O., l'Orchestra Giovanile della Comunità
Europea fondata da Claudio Abbado, con la quale ho girato mezzo
mondo. Quella esperienza mi ha fatto capire cosa avrei fatto da
grande. Quindi ho affiancato i corsi di perfezionamento con Accardo
all'Accademia "Stauffer" di Cremona - dove ho ampliato
il repertorio solistico - a quelli con Prencipe alla Scuola di Musica
di Fiesole, volto alla formazione del primo violino in orchestra.
Ma è la vittoria del concorso di spalla dell'Orchestra "Haydn"
di Bolzano e Trento, nel 1991, che mi ha spalancato le porte della
professione. Per me sono stati anni preziosi di palestra: le orchestre
di provincia - nella migliore accezione del termine - consentono
di farsi le ossa senza troppe tensioni. La vittoria del concorso
per lo stesso ruolo nell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai,
nel 1995, è stata da un punto di vista un traguardo, dall'altro
l'inizio di una nuova fase ai massimi livelli".
Come
riesci a conciliare la tua attività ordinaria di spalla con
quella di solista, di camerista e di insegnante?
"Con tanto studio e qualche sacrificio. La mia professionalità
è la somma delle attività che svolgo. Il bello della
nostra Orchestra è che abitualmente fa esibire le sue prime
parti in ruoli solistici, come fosse una vetrina delle professionalità
che la compongono. Altrettanto utile è l'attività
cameristica, nell'ambito della quale faccio il Konzertmeister
di un gruppo d'archi. Il mio ruolo nell'OSN consente di mettermi
in evidenza con grandi direttori. Ad esempio il compianto maestro
Sinopoli mi ha invitato all'Accademia Filarmonica per diversi concerti
e altre volte ho collaborato con Santa Cecilia e con l'Opera di
Roma. Sono diversi momenti di crescita e di aggiornamento, che si
riflettono positivamente sulla mia attività ordinaria".
Perché
il Concerto di Elgar, bello ma difficile, sconosciuto, lunghissimo?
"Me l'ha proposto il nostro direttore artistico, il professor
Spini, due anni fa. Ho accettato volentieri di suonare un concerto
che non avevo mai studiato. E poi quale onore essere diretto da
Jeffrey Tate, un direttore inglese per un concerto inglese!
Che sia tutt'altro che noto è vero: pochissimi dei grandi
solisti l'hanno in repertorio. Ciò non significa che sia
brutto. Forse non è così eseguito anche per la lunghezza:
il solo primo movimento dura come un intero concerto di Mozart.
Io lo sto studiando da parecchi mesi perché ha delle difficoltà
enormi: è stato infatti scritto pensando a Fritz Kreisler,
uno dei massimi virtuosi del Novecento, e presuppone una tecnica
paganiniana. L'ho già fatto ascoltare a Tate a gennaio, l'abbiamo
studiato bene insieme e mi ha dato degli ottimi consigli interpretativi.
Sarà molto importante mantenere la concentrazione così
a lungo".
So
che può sembrare una domanda retorica, ma lo strumento quanto
conta? Tu che strumento userai per eseguire Elgar?
"Per una "spalla", come per un solista, è
assolutamente fondamentale. Nell'Auditorium del Lingotto, che ha
un volume ragguardevole, è importante che lo strumento "spari",
che riesca a sovrastare l'orchestra. Grazie all'OSN sono venuto
in contatto con la Fondazione Pro Canalis "Peterlongo"
di Milano che mi ha generosamente concesso in prestito un Santoserafino
del 1740, un violino meraviglioso in perfetto stato di conservazione,
già usato dalla spalla dell'Orchestra della Rai di Torino,
Ermanno Molinaro: uno strumento che ha suonato tutti i soli
del repertorio sinfonico, che potrebbe raccontare tante esecuzioni
memorabili. È molto facile da suonare e credo che mi darà
una mano nei momenti più difficili".
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