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giugno - luglio 2001
orchestra sinfonica nazionale della rai
Una vita da "spalla" (ma non solo)
di Filippo Fonsatti

 

Alessandro Milani

 

Me lo ricordo da bambino, Alessandro Milani: alto, per la sua età, magro, biondo, sempre con il violino a tracolla. Studiavamo insieme al Conservatorio "G. Verdi", dove lui si è diplomato nel 1990 sotto la guida di Silvio Bresso con il massimo dei voti. Che sarebbe diventato la "spalla" di una grande orchestra era scritto nel suo codice genetico: molti abbonati storici delle stagioni RAI ricordano la zazzera canuta di suo padre, Luigi, per decenni una delle colonne della Sinfonica di Torino nel ruolo di primo contrabbasso. Oggi Alessandro ha trentadue anni, è diventato padre da pochi mesi, e occupa uno dei posti più ambiti fra tutte le orchestre italiane.

Nelle aule dei Conservatori capita spesso che i professori insegnino il proprio strumento come se tutti gli allievi dovessero fare i solisti e i virtuosi. Tu hai mai pensato di diventarlo?
"Assolutamente no. Mi è ben chiaro che un vero solista lo si vede a dodici anni. L'esempio di mio padre da una parte e la concretezza del mio insegnante dall'altra mi hanno fatto scegliere ben presto l'orchestra. Per due anni, prima del diploma, ho fatto parte dell'E.C.Y.O., l'Orchestra Giovanile della Comunità Europea fondata da Claudio Abbado, con la quale ho girato mezzo mondo. Quella esperienza mi ha fatto capire cosa avrei fatto da grande. Quindi ho affiancato i corsi di perfezionamento con Accardo all'Accademia "Stauffer" di Cremona - dove ho ampliato il repertorio solistico - a quelli con Prencipe alla Scuola di Musica di Fiesole, volto alla formazione del primo violino in orchestra. Ma è la vittoria del concorso di spalla dell'Orchestra "Haydn" di Bolzano e Trento, nel 1991, che mi ha spalancato le porte della professione. Per me sono stati anni preziosi di palestra: le orchestre di provincia - nella migliore accezione del termine - consentono di farsi le ossa senza troppe tensioni. La vittoria del concorso per lo stesso ruolo nell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, nel 1995, è stata da un punto di vista un traguardo, dall'altro l'inizio di una nuova fase ai massimi livelli".

Come riesci a conciliare la tua attività ordinaria di spalla con quella di solista, di camerista e di insegnante?
"Con tanto studio e qualche sacrificio. La mia professionalità è la somma delle attività che svolgo. Il bello della nostra Orchestra è che abitualmente fa esibire le sue prime parti in ruoli solistici, come fosse una vetrina delle professionalità che la compongono. Altrettanto utile è l'attività cameristica, nell'ambito della quale faccio il Konzertmeister di un gruppo d'archi. Il mio ruolo nell'OSN consente di mettermi in evidenza con grandi direttori. Ad esempio il compianto maestro Sinopoli mi ha invitato all'Accademia Filarmonica per diversi concerti e altre volte ho collaborato con Santa Cecilia e con l'Opera di Roma. Sono diversi momenti di crescita e di aggiornamento, che si riflettono positivamente sulla mia attività ordinaria".

Perché il Concerto di Elgar, bello ma difficile, sconosciuto, lunghissimo?
"Me l'ha proposto il nostro direttore artistico, il professor Spini, due anni fa. Ho accettato volentieri di suonare un concerto che non avevo mai studiato. E poi quale onore essere diretto da Jeffrey Tate, un direttore inglese per un concerto inglese! Che sia tutt'altro che noto è vero: pochissimi dei grandi solisti l'hanno in repertorio. Ciò non significa che sia brutto. Forse non è così eseguito anche per la lunghezza: il solo primo movimento dura come un intero concerto di Mozart. Io lo sto studiando da parecchi mesi perché ha delle difficoltà enormi: è stato infatti scritto pensando a Fritz Kreisler, uno dei massimi virtuosi del Novecento, e presuppone una tecnica paganiniana. L'ho già fatto ascoltare a Tate a gennaio, l'abbiamo studiato bene insieme e mi ha dato degli ottimi consigli interpretativi. Sarà molto importante mantenere la concentrazione così a lungo".

So che può sembrare una domanda retorica, ma lo strumento quanto conta? Tu che strumento userai per eseguire Elgar?
"Per una "spalla", come per un solista, è assolutamente fondamentale. Nell'Auditorium del Lingotto, che ha un volume ragguardevole, è importante che lo strumento "spari", che riesca a sovrastare l'orchestra. Grazie all'OSN sono venuto in contatto con la Fondazione Pro Canalis "Peterlongo" di Milano che mi ha generosamente concesso in prestito un Santoserafino del 1740, un violino meraviglioso in perfetto stato di conservazione, già usato dalla spalla dell'Orchestra della Rai di Torino, Ermanno Molinaro: uno strumento che ha suonato tutti i soli del repertorio sinfonico, che potrebbe raccontare tante esecuzioni memorabili. È molto facile da suonare e credo che mi darà una mano nei momenti più difficili".

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giovedì 14 giugno ore 20.30
venerdì 15 giugno ore 21
Auditorium del Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai Jeffrey Tate direttore
Alessandro Milani violino
Musiche di Elgar, Dvorak