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giugno - luglio 2001
orchestra sinfonica della rai
Mullova come Kandinskij
di Gianni Nuti

 

Viktoria Mullova

 

Come dice Carlo Emilio Gadda nelle Meditazioni Milanesi: "…Lasciamo il tempo e la sua luce unicromatica, lasciamo il prima, il poi, le epoche, la storia! Pensiamo a delle posizioni o fasi di pensiero, prescindendo da questa maledetta storia!…".
Durante questo concerto lo spettatore dimenticherà quella deplorevole abitudine a collocare accuratamente ogni brano nella casellina del secolo suo proprio, nella precisa categoria stilistica marchiata a fuoco dalla critica più in voga. Come se la nostra mente procedesse in ordine cronologico e non per concatenazione di temi, come se la memoria non sovrapponesse di continuo istanti passati ai presenti… E pure ha un cuore questo programma raffinatissimo, al quale si può persino attribuire il nome di un secolo: il Novecento. Degli inizi però, ricchi e inafferrabili, quando si fa musica come secoli o decenni addietro, e come non si era mai fatto prima. Uno Stravinskij incerto tra insistere verso un sinfonismo da scuola nazionale e seguire gli indizi per nuove strade linguistiche, e Schoenberg che, dal suo avamposto, si prodiga nell'omaggiare un passato musicale remoto, quasi mitico come quello bachiano. A conclusione sta il brano che sfugge più degli altri a una collocazione certa, il Poema dell'estasi di Skrjabin. Gli artisti visionari si staccano dal tempo perché il loro mondo è sempre altrove. Ma parlano agli uomini della storia. Per quanto criptici e talora deliranti siano gli scritti del compositore russo - e il poema in versi da cui questa musica trae origine, scritto nel 1904 a Bogliasco, in Liguria, ne è un esempio - essi anelano a una condizione dell'essere cui tutti tendiamo: l'unità. Del neoplatonismo venato di romanticismo orfico salviamo la lotta contro l'ordinario, contro l'abitudine dove si insinua la negatività e aumenta il rischio di precipitare nel non essere, e la promozione, come antidoto della voglia di vivere. Del concetto di fusione tra le arti salviamo il gioco delle corrispondenze a distanza, delle risonanze tra un'espressione e l'altra, delle analogie tra un linguaggio e l'altro. Del progetto utopico di un'opera suprema salviamo la tensione verso una lingua nuova che dia voce al mistero, che parta dal grido e dal respiro per tutto comprendere.
E la musica, tutt'altro che delirante, si alimenta con un'incondizionata tensione morale, una ricerca armonica ardita e un rinnovamento della forma che dilata le strutture tradizionali senza smantellarle. Per esempio il Poema è un grande allegro di sonata con introduzione, esposizione, sviluppo, ripresa variata e coda, ma occorrerà impegnare l'orecchio in un'attenta operazione di sintesi per serrare le fila della dialettica tra i temi, ora epici, ora lirici e intensi. Più facile sarà concentrare l'attenzione sui frequentissimi cambi di tempo cui sarà costretto il direttore, alle vertiginose accelerazioni e agli indugi, al continuo mutamento di fronte alle intensità di suono e alle energie. Infine la fantasmagoria di colori che v'invaderà gli occhi oltre che l'udito: al centro il fuoco del violino di Viktoria Mullova, intorno una folla di segni e colori ora adunati ora dispersi come in una composizione di Kandinskij. A questo concorrono legni raddoppiati, due arpe, un'ampia batteria di percussioni, campanelli e celesta, otto corni, cinque trombe, tre tromboni e tuba che rendono eccezionale questa grande orchestra cui, nella coda, vanno ad aggiungersi organo e campana per ottenere un effetto d'impetuoso, definitivo rapimento. Se per erotismo s'intende una forma di dialogo dove gesti e atteggiamenti sempre nuovi o rinnovati rivelano a un tempo la ricchezza della propria vita interiore e del mondo diffondendo nell'aria un penetrante senso di piacere, allora questa è musica erotica. E ascetica insieme, perché ogni moto è sublimato dalla perfezione della forma, ogni colore è definito con limpidezza, soprattutto ogni nota è contrassegnata dal segno della bellezza, l'ascolto, in piena armonia, si eleva oltre la fisicità. Come Skrjabin voleva.

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L'affascinante violinista russa Viktoria Mullova torna a esibirsi accanto all'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai giovedì 7 e venerdì 8 giugno (rispettivamente alle ore 20.30 e 21) sempre all'Auditorium del Lingotto. Eseguirà il Concerto in re di Stravinskij. Sul podio il giovane direttore russo Vladimir Jurowski (nato a Mosca nel 1972), impegnato inoltre fra pagine di Bach-Schoenberg e Skrjabin.