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Come
dice Carlo Emilio Gadda nelle Meditazioni Milanesi: "…Lasciamo
il tempo e la sua luce unicromatica, lasciamo il prima, il poi,
le epoche, la storia! Pensiamo a delle posizioni o fasi di pensiero,
prescindendo da questa maledetta storia!…".
Durante questo concerto lo spettatore dimenticherà quella deplorevole
abitudine a collocare accuratamente ogni brano nella casellina del
secolo suo proprio, nella precisa categoria stilistica marchiata
a fuoco dalla critica più in voga. Come se la nostra mente procedesse
in ordine cronologico e non per concatenazione di temi, come se
la memoria non sovrapponesse di continuo istanti passati ai presenti…
E pure ha un cuore questo programma raffinatissimo, al quale si
può persino attribuire il nome di un secolo: il Novecento. Degli
inizi però, ricchi e inafferrabili, quando si fa musica come secoli
o decenni addietro, e come non si era mai fatto prima. Uno Stravinskij
incerto tra insistere verso un sinfonismo da scuola nazionale e
seguire gli indizi per nuove strade linguistiche, e Schoenberg
che, dal suo avamposto, si prodiga nell'omaggiare un passato musicale
remoto, quasi mitico come quello bachiano. A conclusione sta il
brano che sfugge più degli altri a una collocazione certa, il Poema
dell'estasi di Skrjabin. Gli artisti visionari si staccano dal
tempo perché il loro mondo è sempre altrove. Ma parlano agli uomini
della storia. Per quanto criptici e talora deliranti siano gli scritti
del compositore russo - e il poema in versi da cui questa musica
trae origine, scritto nel 1904 a Bogliasco, in Liguria, ne è un
esempio - essi anelano a una condizione dell'essere cui tutti tendiamo:
l'unità. Del neoplatonismo venato di romanticismo orfico salviamo
la lotta contro l'ordinario, contro l'abitudine dove si insinua
la negatività e aumenta il rischio di precipitare nel non essere,
e la promozione, come antidoto della voglia di vivere. Del concetto
di fusione tra le arti salviamo il gioco delle corrispondenze a
distanza, delle risonanze tra un'espressione e l'altra, delle analogie
tra un linguaggio e l'altro. Del progetto utopico di un'opera suprema
salviamo la tensione verso una lingua nuova che dia voce al mistero,
che parta dal grido e dal respiro per tutto comprendere.
E
la musica, tutt'altro che delirante, si alimenta con un'incondizionata
tensione morale, una ricerca armonica ardita e un rinnovamento della
forma che dilata le strutture tradizionali senza smantellarle. Per
esempio il Poema è un grande allegro di sonata con introduzione,
esposizione, sviluppo, ripresa variata e coda, ma occorrerà impegnare
l'orecchio in un'attenta operazione di sintesi per serrare le fila
della dialettica tra i temi, ora epici, ora lirici e intensi. Più
facile sarà concentrare l'attenzione sui frequentissimi cambi di
tempo cui sarà costretto il direttore, alle vertiginose accelerazioni
e agli indugi, al continuo mutamento di fronte alle intensità di
suono e alle energie. Infine la fantasmagoria di colori che v'invaderà
gli occhi oltre che l'udito: al centro il fuoco del violino di Viktoria
Mullova, intorno una folla di segni e colori ora adunati ora
dispersi come in una composizione di Kandinskij. A questo
concorrono legni raddoppiati, due arpe, un'ampia batteria di percussioni,
campanelli e celesta, otto corni, cinque trombe, tre tromboni e
tuba che rendono eccezionale questa grande orchestra cui, nella
coda, vanno ad aggiungersi organo e campana per ottenere un effetto
d'impetuoso, definitivo rapimento. Se per erotismo s'intende una
forma di dialogo dove gesti e atteggiamenti sempre nuovi o rinnovati
rivelano a un tempo la ricchezza della propria vita interiore e
del mondo diffondendo nell'aria un penetrante senso di piacere,
allora questa è musica erotica. E ascetica insieme, perché ogni
moto è sublimato dalla perfezione della forma, ogni colore è definito
con limpidezza, soprattutto ogni nota è contrassegnata dal segno
della bellezza, l'ascolto, in piena armonia, si eleva oltre la fisicità.
Come Skrjabin voleva.
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Suoni
nuovi per Viktoria. (intervista) |
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Una
pagina dedicata a Viktoria Mullova
(in inglese) |
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Breve
biografia di Aleksander Skrjabin |
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