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DIREZIONE
Io aiuto i musicisti da un punto di vista tecnico, non posso chiedere
loro di sostituire le orecchie con gli occhi, né insegnare quel che
devono sentire da soli. Quando dirigo in una sala da concerto voglio
apparire al pubblico molto contenuto, ma il più possibile trascinante
nei confronti dell'orchestra.
Ecco perché sono così affezionato al golfo mistico di Bayreuth:
perché il pubblico non può vedere il direttore d'orchestra. Ritengo
infatti che l'ascolto non debba essere disturbato da elementi visuali.
Dopo tutto l'aspetto metafisico è il più importante in musica e ciò
non scaturisce né dal gesto né dalle parole, sebbene se ne facciano
tante durante la preparazione di un concerto.
Io non sono un direttore "danzante". Molta gente pensa che
un direttore sia bravo solo quando fa ogni tipo di ginnastica. È sbagliato:
se si osserva attentamente, si nota che, salvo una o due eccezioni,
tutti i grandi direttori del XX secolo hanno diretto con grande parsimonia
di movimenti. Sono lì per l'orchestra, per rispondere a qualsiasi
domanda d'aiuto.
PUBBLICO
Quando salgo sul podio per dirigere una sinfonia di Brahms davanti
a duemila persone, molte di queste ne hanno ascoltato una cinquantina
di esecuzioni dal vivo, altre hanno consumato il disco a forza di
sentirla, ma alcuni non l'hanno mai ascoltata o magari non hanno mai
messo piede in una sala da concerto. Questi sono i primi per cui dirigo
un concerto, perché per loro si tratta di una autentica prima mondiale.
CELIBIDACHE
Ci sono alcune differenze fondamentali tra il mio predecessore scomparso
e me medesimo, ma abbiamo anche importanti qualità in comune: ad esempio
la convinzione che lo scopo della nostra professione non può essere
quello di ascoltare un'orchestra suonare esattamente come un direttore
le ha "ordinato". Lo scopo è di far emergere quelle caratteristiche
che sono già presenti in un complesso, di creare il feeling perché
ciò avvenga. Il mio ideale di orchestra è qualcosa di simile a un
enorme ensemble cameristico, tecnicamente controllato dal direttore
e guidato dalla sua ispirazione. L'altro fattore in comune tra Celibidache
e me è l'entusiasmo per le prove e per il fare musica con pianisti,
quartetti d'archi, ensemble cameristici. Io voglio esplorare la musica
insieme all'orchestra, voglio capire quanto l'orchestra possa contribuire
all'interpretazione e viceversa voglio che essa percepisca il mio
contributo, in modo che ci si arricchisca reciprocamente. È un processo
biunivoco senza fine. Mi è stato immediatamente chiaro che i Münchner
Philharmoniker volevano esattamente ciò, perché i membri del
complesso sono abituati a lavorare in questo modo. Era come se stessero
aspettando me, così come io stavo aspettando loro - è una sensazione
favolosa.
JAMES LEVINE
nasce a Cincinnati, in Ohio, nel 1943. A dieci anni si esibisce
come solista al pianoforte accompagnato dall'Orchestra Sinfonica della
sua città, dove inizia gli studi musicali per poi concluderli alla
Juilliard School di New York nel 1961. Dopo essere stato assistente
di George Szell alla Cleveland Orchestra, debutta sul podio con
Tosca al Metropolitan di New York: è il 5 giugno 1971.
È amore a prima vista, di quelli che durano una vita: nel 1973 viene
nominato direttore principale, nel 1976 direttore musicale e dieci
anni più tardi è il direttore artistico del tempio della lirica newyorkese,
ruolo che ricopre tuttora. Sono impressionanti le cifre della sua
attività: al Met dirige 1800 volte, 70 titoli diversi. Su sua iniziativa
la serie televisiva Live from the Met viene prodotta e diffusa
in tutto il Nord America dal 1977 e seguita da milioni di telespettatori.
Nel 1980 fonda un programma di sviluppo per i giovani artisti. Dopo
mezzo secolo di assenza dalle scene del Met reintroduce in repertorio
la Tetralogia di Wagner. Porta la sua Orchestra in tournée in tutto
il mondo e nel frattempo accompagna al pianoforte il gotha della lirica:
Nicolai Gedda, Leontyne Price, Christa Ludwig, Placido Domingo, Birgit
Nilsson, Kathleen Battle, Kiri Te Kanawa, Cecilia Bartoli, Hermann
Prey, Jessye Norman, Luciano Pavarotti, Renata Scotto, Marilyn Horne.
Viene invitato dalle maggiori orchestre europee e americane, tra cui
i Filarmonici di Vienna e Berlino, ed è ospite regolare al Festival
di Salisburgo (dal 1975 al 1993) e a quello di Bayreuth
(dal 1982 al 1998).
In trent'anni di carriera incide oltre duecento dischi. Il grande
pubblico lo conosce soprattutto per le sue apparizioni negli stadi
e in televisione alla guida dei Tre Tenori e per l'esperienza cinematografica
in occasione del film di Walt Disney Fantasia 2000. A partire
dalla stagione 1999-2000 Levine è direttore principale dei Münchner
Philharmoniker, eccellente complesso tedesco a lungo guidato da
Sergiu Celibidache. (f.f.) |
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