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La
presentazione della prossima stagione d'opera e balletto coincide
con un momento particolarmente significativo per la vita del Teatro
Regio, grazie alla concomitanza di diversi fattori: la trasformazione
in Fondazione si è ormai consolidata ed è avvenuto nel migliore
dei modi l'insediamento del nuovo Consiglio di amministrazione attraverso
il quale i Soci pubblici e privati prendono parte attivamente alla
vita e alla gestione del Teatro; l'efficienza, la qualità e la quantità
della produzione sono state premiate con l'aumento del contributo
statale e la critica ha ripetutamente elogiato il livello dei nostri
spettacoli e l'originalità delle nostre proposte; la decisione di
non interrompere la programmazione durante le feste natalizie ha
conseguito un gran successo di pubblico e ha affermato ancor più
il nostro ruolo di Teatro della Città; infine, la trasferta invernale
all'Opéra de Nice di tutti i comparti artistici e tecnici
e la tournée primaverile dell'Orchestra a Parigi, Lione, Tolosa
e Tolone, alle quali hanno assistito alcune decine di migliaia di
spettatori d'oltralpe, hanno consolidato l'affiatamento e la professionalità
dei nostri complessi.
Consapevoli di questi risultati, abbiamo elaborato la stagione
2001-2002 dosando in maniera equilibrata il repertorio con gli
eventi, titoli più noti con altri di rara esecuzione, cercando di
soddisfare sia il melomane più esperto sia lo spettatore saltuario
attraverso l'intreccio di alcuni temi che hanno caratterizzato i
nostri recenti cartelloni: con l'opera inaugurale, il Lear di
Aribert Reimann, si conclude il ciclo dedicato a Shakespeare
iniziato l'anno scorso; lo stesso Lear appartiene al Novecento musicale,
altro tema cui il Teatro si è applicato con attenzione e continuerà
a farlo con Edipo re di Leoncavallo, Il prigioniero
di Dallapiccola e con la prima mondiale di Carmen
2 Le Retour, riscrittura postmoderna del capolavoro di
Bizet da parte di Jérôme Savary;
ulteriore tema è la presenza di quattro lavori di Pëtr Il'icTchajkovskij,
di cui saranno eseguiti i tre celebri balletti e un'opera poco rappresentata,
La pulzella d'Orléans.
Riteniamo che la prima mondiale di Carmen 2, la prima italiana di
Lear in un nuovo allestimento firmato da Luca Ronconi, l'ospitalità
prolungata del Corpo di ballo del Teatro Bol'shoj di Mosca e la
presenza di Mirella Freni nella Pulzella d'Orléans siano
eventi degni di una capitale; essi costituiscono il nostro modo
di alimentare la vocazione culturale e internazionale della Città
e della Regione e manifestano la vitalità di un Teatro che grazie
al contributo e al coinvolgimento dei Soci fondatori è oggi in grado
di rinnovarsi, di evolversi e di competere con le più prestigiose
istituzioni europee che producono spettacolo.
Alcune novità riguardano la biglietteria, informaticamente
aggiornata per consentire la prenotazione e l'acquisto on line dei
biglietti: va evidenziato l'aumento delle rappresentazioni fuori
abbonamento, per favorire l'afflusso di un pubblico esigente in
forte trasformazione, costituito anche dai turisti che sempre più
numerosi - dicono le statistiche - visitano Torino e la sua area
metropolitana.
E va sottolineato inoltre che quest'anno abbonarsi conviene
perché chi lo fa non soltanto avrà la certezza del posto fisso a
tutti gli spettacoli senza alcun aumento rispetto alla scorsa stagione,
ma potrà risparmiare sul prezzo dei singoli biglietti, che verrà
ritoccato dopo sei anni. Sarà dunque la prima rappresentazione italiana
del Lear di Aribert Reimann a inaugurare la stagione 2001-2002,
martedì 16 ottobre. Tedesco, classe 1936, Reimann ha composto
l'opera consapevole delle doti vocali e interpretative dell'amico
Dietrich Fischer-Dieskau, che l'ha portata in trionfo alla Bayerisches
Staatsoper di Monaco nel 1978, sotto la bacchetta di Sawallish e
con la regia di Ponnelle. Impiegando uno stile post-espressionista,
la musica penetra in profondità nel testo shakespeariano, cantato
e declamato, amplificandone ulteriormente la drammaticità teatrale.
Per mettere in scena questo capolavoro del Novecento il Regio ha
commissionato un nuovo allestimento a Luca Ronconi, Margherita Palli
e Vera Marzot, sodalizio artistico che sul nostro palcoscenico
ha colto alcuni dei successi più significativi della carriera, come
La Damnation de Faust, Il caso Makropulos, Il giro di vite e il
recente Lohengrin.
Sul podio salirà lo statunitense Arthur Fagen, direttore
musicale della Queens Symphony Orchestra attivo da anni nei
maggiori teatri d'Europa e ospite assiduo delle Wiener e Berliner
Staatsoper. La parte del vecchio re è affidata a Wicus Slabbert,
tra le interpreti delle sue figlie spicca il nome di Anja Silja,
affermato soprano wagneriano. L'opera verrà proposta nella versione
in lingua inglese in cui il librettista Claus Henneberg ha
impiegato buona parte dei versi originali di Shakespeare.
Il 20 novembre è in programma la prima mondiale di Carmen
2 Le Retour, opera buffa in 5 atti su libretto di Jérôme
Savary con musiche di Georges Bizet e Gérard Daguerre.
Daguerre, eclettico musicista di solide basi classiche che
non disdegna escursioni nella musica extracolta, collabora con Savary
da circa un ventennio. L'estroso regista francese di origine argentina,
fondatore del Grand Magic Circus, habitué dell'opera ma attivissimo
anche nella prosa, nel cabaret e nell'operetta, attualmente direttore
della gloriosa Opéra Comique di Parigi - che coproduce lo spettacolo
insieme all'Opera di Düsseldorf - ha riscritto la Carmen secondo
il principio del teatro nel teatro, ambientandola negli anni Cinquanta
in una città spagnola che potrebbe anche essere Siviglia, dove si
immagina un'ansimante recita pomeridiana dell'opera di Bizet. Tra
i personaggi ci sono anche "La vecchia Carmen, una diva in pensione
che ha voglia di divertirsi", Ernest Hemingway, nani e ballerine,
tutti gli ingredienti per uno spettacolo esilarante.
La bacchetta di Claude Schnitzler guiderà Nadja Michael,
Patrizia Ciofi, che ha saputo conquistare il nostro pubblico dopo
la superba interpretazione di Lucia e Traviata, Keith Olsen, Mark
Doss e Cristina Hoyos alla testa del suo gruppo di flamenco. Crediamo
non sia esagerato definire un avvenimento straordinario la venuta
al Regio del Corpo di ballo del Teatro Bol'shoj: per la prima volta
in Italia la compagnia moscovita presenta nell'ambito della stessa
tournée il "trittico" di Tchajkovskij: Il lago dei cigni
(dal 12 al 19 dicembre), La bella addormentata nel bosco
(dal 21 al 23) e Lo schiaccianoci (dal 28 al 31), mai visti
a distanza così ravvicinata nella nostra città. Le coreografie originali
di Petipa, risalenti agli anni Novanta dell'Ottocento, sono quelle
riallestite quarant'anni fa da Jurij Grigorovic, leggendario direttore
artistico e coreografo principale del Bol'shoj dal 1964 al 1995.
Tra le étoile, migliori espressioni della solida scuola russa, spicca
il nome di Nicolai Tziskaridze, considerato uno degli astri nascenti
della danza mondiale. In apertura del nuovo anno, il 22 gennaio,
sull'onda del bicentenario belliniano tutt'ora in corso, approda
al Regio la Norma, titolo di repertorio incredibilmente assente
dal 1974, anno in cui i nostri complessi, dopo aver eseguito l'opera
nel nuovo Teatro, esportarono la produzione alle Chorégies di Orange.
Protagonista del nuovo allestimento di Alberto Fassini sarà Bruno
Campanella, per anni direttore stabile della nostra Orchestra,
ritenuto unanimemente il massimo interprete del belcanto, sotto
la cui bacchetta si esibiranno Hasmik Papian nella parte
di Norma, Sonia Ganassi in quella di Adalgisa e Antonello
Palombi quale Pollione.
Giuseppe Verdi è presente nel prossimo cartellone con La
forza del destino, in programma dal 26 febbraio al 14 marzo,
in un allestimento inedito commissionato a Sylvano Bussotti che,
oltre a essere un protagonista dell'avanguardia musicale, si misura
regolarmente con la regia d'opera (al Regio l'ha fatto l'ultima
volta nel 1995 con Simon Boccanegra). Le voci sono quelle di Salvatore
Licitra - forse il tenore verdiano più promettente della nuova generazione,
già Manrico nel Trovatore diretto da Muti alla Scala -, Andrea Gruber,
Stefano Antonucci (applaudito Ford nel Falstaff) e Carlo Colombara.
Dirige Donato Renzetti.
Il 9 aprile è previsto il ritorno di un altro titolo assente
dalle scene torinesi da più di trent'anni: Mefistofele di Arrigo
Boito. Poeta, scrittore, compositore, esponente della Scapigliatura,
Boito fu anche il librettista di Verdi per Otello e Falstaff. Il
suo Mefistofele, ispirato al Faust di Goethe, è stato fino al secondo
dopoguerra un titolo popolare del repertorio. L'allestimento che
presentiamo al Regio proviene dall'Opera di San Francisco ed è firmato
da Robert Carsen, già regista della Cendrillon di Massenet nella
stagione 1995-1996. Sul podio un grande esperto del secondo Ottocento
italiano come Bruno Bartoletti. Roberto Scandiuzzi offrirà i suoi
eccellenti mezzi vocali e la sua carismatica presenza scenica al
diabolico protagonista.
Nel mese di maggio sarà la volta di un singolare dittico del Novecento
storico italiano: di Luigi Dallapiccola Il prigioniero
e di Ruggero Leoncavallo il quasi sconosciuto Edipo
re (eseguito in Italia e forse in Europa una sola volta, a Siena,
nel 1958). Nel Prigioniero, che narra dell'ultima tortura
inflitta a un condannato a morte dall'Inquisizione di Spagna e giustiziato
dopo essere stato illuso della libertà, Dallapiccola impiega la
dodecafonia come esperienza espressiva interiore, fondendola con
criteri tonali, stile mottettistico e serialità. Edipo re,
nel cui libretto Forzano si attiene alla vicenda narrata da Sofocle,
fu scritta da Leoncavallo espressamente per il baritono Titta Ruffo,
straordinario cantante e attore. A un degnissimo erede di Ruffo
è affidata la parte del protagonista, l'acclamato Renato Bruson,
mentre Phillip Joll, dopo il Wozzeck di Gurlitt, sarà Il prigioniero.
Con la direzione musicale di Renato Palumbo e la nuova regia di
Fabio Sparvoli. Ancora un nuovo allestimento, coprodotto insieme
all'Opéra de Monte-Carlo e al Teatro di Colonia e ideato da Michael
Hampe, per Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa
(di cui nel 2001 ricorre il bicentenario della scomparsa), che debutta
a giugno. Dopo l'ottima prova nel Barbiere di Siviglia, torna sul
podio della nostra Orchestra Corrado Rovaris, alla guida di un cast
formato da artisti trentenni che si sono distinti nella corrente
stagione per la loro piena maturazione: Maria Costanza Nocentini,
già bravissima Ofelia nell'Hamlet, Franco Vassallo, Antonino Siragusa,
Cristina Sogmaister.
Chiude la stagione, dal 3 al 19 luglio, la prima esecuzione
torinese della Pulzella d'Orléans di Tchajkovskij, autore
sia della musica che del libretto. La figura di Giovanna d'Arco
aveva affascinato il musicista fin dall'infanzia e la lettura dell'opera
di Schiller lo convinse a trarne un'opera che venne rappresentata
a Pietroburgo nel 1881. Protagonista della attesa produzione sarà
Mirella Freni, la più amata dal nostro pubblico. Come avvenne con
Fedora, a dirigerla è stato invitato anche questa volta Stefano
Ranzani, quarantenne direttore milanese, di casa alla Scala e nei
maggiori teatri europei. Una stagione di temi intrecciati, abbiamo
scritto all'inizio, che auspichiamo possa incontrare il favore dei
nostri diversi pubblici grazie a un'articolazione che colma diverse
lacune storiche nella programmazione lirica delle scene torinesi
e alterna novità di assoluto rilievo con titoli di repertorio, artisti
consacrati con giovani emergenti, registi tradizionali con altri
di ricerca, nell'attesa del ritorno in grande stile di autori come
Mozart, Rossini e Puccini, che ampio spazio hanno trovato nelle
recenti stagioni.
Claudio Desderi direttore artistico
Walter Vergnano sovrintendente
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