|

|
Incontrai per la prima volta Kurtág nel settembre del
1945, quando entrambi ci presentammo al Conservatorio "Franz
Liszt" di Budapest per sostenere la prova di ammissione ai
corsi di composizione di Sándor Veress. Lui aveva diciannove
anni, io ventidue. A quei tempi, pochi mesi dopo la fine della guerra,
cibo e appartamenti scarseggiavano: i tre quarti delle case della
città erano in rovina. Per chi veniva da fuori era dunque quasi
impossibile trovare un letto per dormire; avere una camera a disposizione
per studiare, il che voleva dire un pianoforte, era un sogno irrealizzabile.
E così il mio "appartamento in subaffitto" consisteva
in un materasso sfasciato, posato direttamente sul pavimento di una
squallida cucina che puzzava di gas di città e scarafaggi.
Non ricordo come e dove fosse sistemato Kurtág allora. A Budapest
i vetri non esistevano più, i telai delle finestre venivano
chiusi da fogli di carta, oppure - nel migliore dei casi - da sottili
assi inchiodate. In autunno, quando il freddo cominciava a farsi sentire,
le finestre dovevano restare costantemente sbarrate, cosicché
faceva buio anche di giorno. Non c'era combustibile, e negli appartamenti
sovraffollati soffiava un vento glaciale.
Ma la durezza della vita quotidiana ci sfiorava appena: la guerra
era finita, e in città regnava una vita culturale e artistica
intensa, molteplice e varia. La fine della dittatura nazista aveva
consentito a un fiotto d'energia intellettuale di sgorgare liberamente,
le arti sbocciavano. Affamati, intorpiditi dal freddo, ma con insospettabile
slancio, gli scrittori e gli artisti sopravvissuti si misero al lavoro.
In quei giorni spalancati al futuro non ci rendevamo assolutamente
conto che stavamo passando da una dittatura a un'altra: la dittatura
stalinista, comunista, che si manifestò dapprima in forma
mascherata, pose termine poco tempo dopo alla libertà e
allo slancio artistico e culturale.
I nazisti tedeschi avevano annientato più del cinquanta
per cento della popolazione ebrea di Budapest, e questo rappresentava
per la vita spirituale della città una perdita grave. Prima
della guerra, Budapest ospitava circa un milione e mezzo di abitanti,
e più di centocinquantamila erano ebrei. Per la maggior parte
erano stati deportati nei lager tedeschi, o fucilati a Budapest dalle
unità armate di nazisti ungheresi, le "croci frecciate".
Quasi tutti i sopravvissuti si trovavano concentrati nel ghetto che
i nazisti avevano approntato nell'estate del '44.
Nel 1945, le forze d'occupazione sovietiche autorizzarono
libere elezioni, per ragioni più tattiche che ideologiche.
Il governo di centrosinistra, democraticamente eletto ma provvisorio,
incoraggiò la fioritura della vita intellettuale e tollerò
i movimenti artistici d'avanguardia.
Il poeta ungherese più importante dell'epoca, Miklós
Radnóti, era stato assassinato dai nazisti. I poeti sopravvissuti
fondarono riviste letterarie: quella forse più significativa
e vivace s'intitolava "Vàlasz" (Risposta);
pubblicava testi di giovani poeti di ottimo livello, come Sándor
Weòres e Janos Pilinszky, entrambi seguaci di tendenze
letterarie radicalmente moderne. Il poeta e pittore Lajos Kassàk
fu capofila dei costruttivisti; la "Scuola europea" e il
circolo che ruotava intorno al poeta Lajos Vajda, morto da
poco, furono il centro d'interesse nelle arti plastiche.
Kurtág e io fummo attirati e influenzati da questa intensa
vita artistica e letteraria. Malgrado la funesta esperienza dell'epoca
nazista eravamo entrambi pieni di giovanile entusiasmo, di speranza
per una cultura ungherese moderna. Entrambi seguaci di Bartók,
consideravamo la sua musica come fondamento di sviluppo per un nuovo
linguaggio musicale cromatico-modale, che avrebbe dovuto essere internazionale
pur affondando le proprie radici nella tradizione ungherese. La
nostra amicizia si fece più profonda quando ci accorgemmo
che dividevamo, oltre alle stesse idee musicali, anche le medesime
opinioni politiche (opinioni da intellettuali di sinistra, molto
radicali ma non allineate all'ideologia comunista ufficiale), e che
per di più traevamo origine da una situazione familiare analoga:
quella delle famiglie intellettuali ebree ungheresi (mezze ebree,
per Kurtág) assimilate alla cultura ungherese. Ci sentivamo
legati anche da un'altra esperienza culturale: entrambi originari
di una regione della vecchia Ungheria divenuta romena dopo la prima
guerra mondiale, avevamo frequentato licei di lingua rumena e sia
nel nostro modo di sentire che nelle nostre concezioni artistiche
ci sentivamo fortemente attratti dalla Francia, in parte per via dell'orientamento
francofilo della cultura rumena.
Kurtág veniva da Lugoj, una piccola città nel
Banat, non lontano dalla frontiera iugoslavo-rumena, e aveva studiato
a Timisoara, la capitale di quella regione. Io ero nato a Dicsòszentmàrton,
minuscola città nel centro della Transilvania, ed ero cresciuto
a Cluj, la città più grande di questa provincia. Nello
stesso momento, il settembre del 1945, affrontammo entrambi - a piedi,
senza documenti, e l'uno all'insaputa dell'altro - il rischioso passaggio
clandestino della frontiera rumeno-ungherese per recarci a studiare
a Budapest. Il motivo che ci spinse ad affrontare questo rischio fu
il medesimo: tutti e due sognavamo di studiare al Conservatorio
di Budapest, la migliore scuola di musica del Sud-est d'Europa,
ricca di una tradizione che risaliva a Franz Liszt.
Il vero scopo del nostro pellegrinaggio, tuttavia, non era solamente
la scuola in sé, ma più ancora la persona di Béla,
che nell'autunno del 1945 era atteso da New York: Bartók
avrebbe dovuto occupare una cattedra al Conservatorio, oltre che una
posizione eminente nella vita musicale ungherese. Sebbene nessuno
di noi avesse fatto ancora la sua conoscenza, lo ammiravamo con devozione
e attendevamo impazienti il giorno in cui ci sarebbe stato possibile
vederlo e ascoltarlo di persona. È quindi facile immaginare
il nostro scoramento quando, il giorno stesso del nostro esame di
ammissione, vedemmo la bandiera a lutto svettare sul Conservatorio:
quel giorno era giunta da New York la notizia della morte di Bartók,
all'età di sessantaquattro anni. La gioia di essere stati
ammessi ai corsi di composizione fu così del tutto offuscata
dal dolore per l'irrimediabile perdita del nostro padre spirituale.
In quella mezz'ora di attesa, nei corridoi art nouveau del Conservatorio,
mentre col batticuore aspettavamo di essere introdotti nell'aula degli
esami, nacque spontaneo un sentimento d'amicizia tra Kurtág
e me. Sentii che in lui avevo trovato un compagno con cui dividere
in tutto e per tutto le mie opinioni e concezioni di un nuovo stile
musicale. Amavo la timidezza di Kurtág, il suo temperamento
introverso e l'assenza totale di vanità e presunzione. Era
intelligente, sincero, semplice ma in modo molto complesso. Più
tardi mi confessò che m'aveva preso per uno studente di teologia
protestante. Questo divertì molto entrambi: la mia timidezza
provinciale era stata interpretata da lui come rigore religioso, il
che non corrispondeva per nulla al mio vero carattere.
In quest'amicizia, nata nell'attesa dell'esame di ammissione, era
incluso anche un altro giovane compositore: Franz Sulyok, al
tempo ventenne; tanto Kurtág che io l'ammiravamo per l'eleganza,
l'assoluta schiettezza e l'indipendenza di spirito. Diventammo così
amici inseparabili; tutti e tre frequentavamo il corso di composizione
di Sándor Veress. Sulyok proveniva da una famiglia simile
alla mia e a quella di Kurtág, sebbene fosse originario non
della provincia ma di Budapest; anche i suoi ideali musicali erano
simili ai nostri.
I casi della vita ci spinsero in tre diverse parti dell'Europa. Sulyok
fu il primo a lasciare, già nel 1949, l'Ungheria staliniana.
A rischio della vita, passò illegalmente la frontiera tra Ungheria
e Cecoslovacchia prima, tra Cecoslovacchia e Austria poi. Giunto a
Parigi, divenne allievo di Darius Milhaud e Nadia Boulanger; più
tardi visse a Bujumbura, in Africa, e oggi si trova nuovamente a Parigi.
Sándor Veress lasciò a sua volta l'Ungheria; Kurtág
e io proseguimmo i nostri studi con Pal Jardanyi prima, con Ferenc
Farkas poi. Nel frattempo, Kurtág studiava anche pianoforte
con Pal Kadosa e frequentava i celebri corsi di musica da camera di
Leo Weiner. Nel dicembre 1956 salutai Kurtág e sua moglie
e mi rifugiai con mia moglie in Austria. Kurtág rimase a Budapest
e divenne il più importante compositore ungherese.
Nonostante la separazione geografica, la nostra amicizia è
rimasta intatta. Quando ci accade di ritrovarci, sentiamo che i nostri
ideali musicali corrispondono, sebbene - dagli anni trascorsi in comune
a Budapest - le nostre strade e la nostra evoluzione abbiano seguito
una direzione diversa.
|
| NAVIGARE
IN MUSICA |
 |
Gyorgy
Kurtag: la vita, opere principali, galleria di immagini. |
 |
Omaggio
a Gyorgy Kurtag |
 |
Kurtág,
Beckett, Debussy e l'Indonesia: settembre musica 2001 |
 |
Il
programma di Settembre musica 2001 |
 |
Una
scheda su Gyorgy Kurtag |
 |
Gÿorgy
Ligeti: la vita, le opere, galleria di immagini (in tedesco) |
 |
| CALENDARIO
SETTIMANALE |
 |
1
/9 giugno |
 |
10
/16 giugno |
 |
17
/23 giugno |
 |
24
/30 giugno |
 |
 |
1
/8 luglio |
 |
9
/15 luglio |
|