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Ci
sono due tesi che questa edizione di Settembre Musica vorrebbe
sviluppare: la prima è rivolta al paradossale rapporto tra Samuel
Beckett e la musica, la seconda a una delle più straordinarie
ancorché inosservate conseguenze del fare musica, ovvero la creazione
di un Inframondo dal quale vorrei partire per illustrare una proposta
che rivolgo alla città nella quale vivo e lavoro occupandomi di
musica da tanti anni. Il rapporto fra Beckett e la musica ha qualcosa
di paradossale in quanto il poeta dei silenzi ha saputo con le sue
parole rade e asciutte accendere la fantasia di tanti compositori:
Kurtág, Petrassi, Berio, Morton Feldman, Haubenstock Ramati stanno
lì a dimostrarlo, ma ora vorrei tornare a quell'Inframondo al quale
ho solo accennato.
Il nostro amore per la musica, il desiderio di conoscenza che essa
accende in noi, i nostri tentativi di meglio comprenderla tornando
ad ascoltare, studiandola, leggendo e scrivendo di lei: tutto questo
e altro ancora costituisce l'Inframondo della musica, ovvero
una possibilità di comprensione tra gli umani che neppure il più
colto e sofisticato dei linguaggi riesce a eguagliare. Nella cultura
europea attanagliata dalle varie crisi del linguaggio fu il filosofo
Ernst Bloch ad avere questa intuizione geniale, dolcissima
e vera.
Bloch possedeva un'inclinazione mistica ma anche uno sviluppato
istinto pragmatico al quale faccio appello nel chiamare in causa
la sua nozione di Inframondo. Tutto ciò che si muove intorno alla
musica, dal business ai sentimenti più delicati, trova nella prospettiva
dell'Inframondo una superiore forma di autenticità poiché dalla
sfera soggettiva si passa a quella della comunicazione. In questa
dimensione ideale e pragmatica vorrei collocare la mia proposta
che tende a costruire un rapporto speciale fra Torino e la
musica di Haydn.
Sono persuaso che esista un'affinità vasta e profonda tra la nostra
città e quella musica che definirei innanzitutto elegante
ma sobria, ben costruita e fornita di un eccezionale senso della
misura, tenace, riluttante a ogni retorica ma capace di trasporti
intimi e profondi. Più penso alla musica di Haydn e più la sento
vicina all'immagine e all'anima della nostra città. Le architetture
settecentesche del nostro centro storico potrebbero rispecchiarsi
molto bene in quella musica, e allora?
Dei tre grandi della classicità viennese (Haydn, Mozart e
Beethoven) Haydn è il meno studiato: famoso sì ma adagiato nella
sua classicità come in una penombra ricolma di placidi luoghi comuni.
E allora perché non lo adottiamo affettuosamente e rispettosamente
come una specie di padre spirituale? Potremmo, con le istituzioni
musicali di cui Torino va tanto orgogliosa, diventare la sede di
uno speciale culto rivolto all'opera del nostro Haydn, potremmo
da un lato organizzare dei convegni di studio e dall'altro far filtrare
nei nostri musicofili che sono tra i più sapienti e tenaci d'Italia,
il germe della passione per quella musica, al punto da tramutare
quella passione nell'orgoglio della conoscenza approfondita.
Haydn e Torino: perché no? Scegliere sulla base di affinità profonde
un oggetto di predilezione e coltivarlo con tenacia pari alla passione
è una bellissima chance che vale la pena di cogliere.
Settembre Musica ha deciso di provarci organizzando una lunga
maratona concertistica e pubblicando un volume che per la prima
volta presenterà in italiano alcuni documenti biografici (diari,
biografie e interviste) del nostro amatissimo Haydn.
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Tribunale di Torino
n. 5293 del 28/7/1999
anno II n. 8 ottobre 2000
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Gisel Scanu
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