|

|
A
causa dell'improvvisa scomparsa del maestro Giuseppe Sinopoli,
il concerto di Richard Strauss Der Rosenkavalier
(Il cavaliere della rosa) in programma per giovedì 17
maggio e sabato 19 maggio alle ore 19.30, sarà diretto
da Kirill Petrenko  |
Giuseppe
Sinopoli
rappresenta una delle personalità musicali più poliedriche che si
ha modo oggi d'incontrare. Basti pensare infatti che, di formazione
scientifica (laureato in medicina, con spiccati interessi per
la psichiatria), Sinopoli ha recentemente discusso la tesi per conseguire
anche la laurea in archeologia (preparando un importante studio
sulla civiltà mesopotamica, che il maestro italiano è stato prossimamente
invitato a leggere ad Harvard nel corso di un simposio); ma i titoli
accademici, si sa, non certificano da soli la sostanza di un personaggio,
lo spessore e la complessità di un intellettuale.
Per capire l'intelligenza del direttore veneziano, per saggiare e
toccare con mano la sua profondità di pensiero, la radicale novità
delle sue opinioni musicali è sufficiente ascoltare una delle sue
registrazioni discografiche, o un concerto dal vivo (sinfonico od
operistico che sia); ancora meglio, se si ha la fortuna di conversare
con lui, ci si rende immediatamente conto di avere di fronte una persona
che la musica, prima di farla, la pensa, molto profondamente.
Per Sinopoli, negli ultimi tempi, l'indagine sul mondo antico ha sostituito
l'attività compositiva, costituendo quindi non un esercizio ginnico
mentale, ma una vera e propria esigenza.
Infatti, come spiega il maestro, "si tratta di indagare su un mondo,
quello antico, i cui messaggi e i cui approcci con l'esistenza contengono
stratificazioni oggi purtroppo irriconosciute e irriconoscibili, che
però danno della vita una dimensione a mio avviso insostituibile".
In realtà, a uno sguardo superficiale, la vastità degli interessi
culturali di Sinopoli potrebbe sembrare addirittura dispersiva; invece,
si comprende subito, anche alla luce di quanto affermato, come tutti
gli interessi del maestro siano finalizzati non a una mera acquisizione
di nozioni, quanto piuttosto ad allargare le vedute, a gettare lo
sguardo oltre luoghi comuni, intellettuali e musicali.
"Infatti - afferma Sinopoli - io devo sempre riuscire a trovare
una chiave, un grimaldello intellettuale per entrare dentro le partiture
che affronto. Altrimenti, mi riesce difficile eseguire un pezzo, cosa
che tecnicamente - è ovvio - sono in grado di fare, ma che preferisco
evitare. Tanto per fare un esempio, ho diretto quasi tutto Puccini
(tra poco dirigerò anche Turandot alla Scala), ma - sebbene
mi piacciano moltissimo Il tabarro e Suor Angelica - non riesco a
capire come potrei affrontare Gianni Schicchi, ragion per cui, qualche
tempo fa, rifiutai di eseguire Il trittico alla testa della Filarmonica
di Vienna". In effetti, le sue interpretazioni di Mahler, Bruckner,
Wagner (straordinaria la sua Tetralogia, diretta l'anno scorso a Bayreuth
per la prima volta da un artista italiano) denotano profonda conoscenza
dell'ambiente culturale tedesco, dalla filosofia alla letteratura,
dalla storia dell'arte alla vita sociale. Le letture di Sinopoli,
dunque, aprono sovente vie nuove, tanto per citare Schumann, percorsi
inediti, sentieri vergini anche nell'esplorazione di pagine note o
notissime. Si tratta di una ricerca continua, che si muove coerentemente
attorno a poli, a punti cardine, in modo tale da costituire, caso
quasi unico nel panorama dei direttori contemporanei (eccettuato Pierre
Boulez) un vero e proprio sistema estetico, fondato sull'interpretazione.
A Torino, poi, si terrà una tappa importante nel percorso musicale
del maestro, ossia l'esecuzione in forma di concerto del Cavaliere
della rosa di Richard Strauss, uno dei musicisti che più lo hanno
occupato negli ultimi anni. Tale enigmatica opera prosegue nell'intenso
viaggio straussiano di Sinopoli, iniziato diversi anni fa con Salome,
proseguito con Elettra, quindi con la Donna senz'ombra e Arianna a
Nasso (appena incisa con la sua orchestra, la Staatskapelle di Dresda,
con Nathalie Dessay, Anne Sofie von Otter e Deborah Voigt); ma è proprio
sul primo, straordinario capolavoro firmato dalla coppia Strauss-Hofmannsthal
che inizia il nostro colloquio. "La commedia, nel Rosenkavalier è
una commedia per ossimoro, per paradosso, è il buio nella luce, ossia
è la situazione del dramma satiresco. Nell'antico teatro greco, nel
momento in cui la tragedia, il sangue, il dolore diventano eccessivi,
per cui l'impatto con l'aspetto esteriore diventa superiore al messaggio
che dal dolore e dal sangue può essere trasmesso, i greci sentivano
il bisogno di creare il dramma satiresco, in cui sul dolore dell'eroe,
apparentemente, si rideva. La stessa cosa succede sia nel Cavaliere
della rosa, sia nell'Arianna.
Il gioco della commedia, delle maschere o della società, è un gioco
leggerissimo che nasconde però il senso della perdita. Nel Cavaliere,
musicalmente, accade che i momenti maggiormente dolorosi, di grande
tragedia (i monologhi della Marschallin, per esempio, oppure il senso
di estrema melanconia nei duetto tra Octavian e Sophie) arrivino dai
pianissimo.
Tra l'altro, proprio in questi duetti, le voci, volutamente, arrivano
a confondersi, a sovrapporsi, non si capisce più chi è Octavian,
chi è Sophie; non si capisce nemmeno se l'amore è monodimensionale,
o bidimensionale, e qui veramente il concetto di androgino trova una
delle sue realizzazioni più alte. C'è inoltre un sottilissimo gioco
di specchi: Octavian è la proiezione di Sophie, o è Octavian? Ancora,
Octavian è la proiezione del desiderio della Marschallin, o è Octavian?
Allora, se è la proiezione del desiderio, può essere femminile, ma
forse Ottavian è uno specchio, che posto di fronte alla Marschallin
diventa l'immagine di costei diciassettenne, ossia in una situazione
efebica, prima dell'iniziazione, vale a dire dell'ingresso in società.
Hofmannsthal non è un ingenuo: se Octavian avesse avuto diciannove
anni, il discorso sarebbe stato diverso. Ma se questo specchio (Octavian)
viene cantato da una voce femminile, abbiamo non un personaggio reale,
bensì la proiezione del desiderio. Dunque, l'elaborazione della perdita,
che è vista in Salome ed Elettra in forma tragica, viene, nel Rosenkavalier
e nell'Arianna, da Hofmannsthal spostata verso una forma più
leggera.
Il teatro delle maschere italiane nella Arianna, non è altro che il
teatro della società alto borghese e nobiliare del Rosenkavalier;
quindi, l'inizio del terzo atto del Cavaliere della rosa, con il gioco
delle maschere e degli specchi, è una chiave di lettura incredibile
perché dimostra che l'amore non è possibile, né per Ochs, né per la
Marschallin. Se è, apparentemente, possibile per Sophie, però non
riusciamo a capire fino in fondo a chi sia rivolto questo amore, che
probabilmente è rivolto solo a se stessa, al suo "specchio" (Octavian);
nei duetti, come affermavo prima, ciò non è affatto chiaro, dato che
si ottiene una voluta indecifrabilità dei contorni. Sophie, dunque,
entra con la sua voce in una sorta di labirinto, la sua voce riecheggia,
prende percorsi diversi, ma il labirinto è unico, quello che apparirà
anche nell'Arianna a Nasso". Chiedo ora al maestro quali sono le caratteristiche
salienti del Rosenkavalier dal punto di vista musicale; la risposta
che mi aspetto dovrebbe essere incentrata sull'uso della citazione,
che Strauss adotta a piene mani, ossia sull'utilizzo di temi mozartiani,
di frammenti di valzer… Sinopoli, infatti, mi risponde: "Il
Cavaliere della rosa deve dimostrare a ogni nota, è evidente, una
grande leggerezza. Ma i valzer, che incarnano l'ambiguità di una società
che si identifica apparentemente in quel modello (del valzer), hanno
dietro di sé quel che Otto Weininger pensava dei valzer stessi, ossia
nascondono il cerchio della morte. Il valzer di Richard Strauss non
è quello di Johann Strauss; l'articolazione del periodo è sempre asimmetrica,
per cui il valzer subisce una leggerissima estraniazione che nasce
dalla sua struttura, dalla forma e che lo rende visionario, irreale".
Anche la prossima opera che Sinopoli dirigerà, questa volta in forma
scenica (la Turandot) è intessuta di morte. E il maestro afferma:
"La Turandot possiamo dividerla in due ambiti, l'ambito degli
affetti e l'ambito della negazione degli affetti, che si può chiamare
Cina, e che prende delle apparenze "etniche", dal punto di vista sonoro,
che sono però assolutamente secondarie. Dunque il lessico pentatonico
o esatonale diventa il lessico dei non affetti, che spostato in altre
direzioni si trasformerà, come in Debussy (Pelléas et Mélisande),
nella rarefazione totale degli affetti, che non sono più di tipo emotivo,
ma di tipo estetico. Dunque, questa tecnica sonora, in Debussy non
è più fenomeno emotivo, ma fenomeno estetico, così come la decorazione
di Klimt sostituiva il contenuto.
Turandot, dunque, rappresenta la morte, la morte dalle grandi ali
di velluto della quale parla Tagore in una delle sue ultime, splendide
poesie; nel momento in cui Calaf si consegna a lei (quando dice "Tu
hai vinto" e poi smette di cantare) è pur vero che la principessa
dice al padre "Il nome suo è amor", ma noi sappiamo che amore vuol
dire morte. L'amore diventa allora la chiave con la quale Calaf si
concede alla morte, vale a dire la razionalizzazione del suo impulso
suicida, giustificabile con la perdita di tutto, del potere, della
visibilità, alla quale in un secondo momento si aggiunge quella degli
affetti, ossia di Liù e del padre". |
| NAVIGARE
IN MUSICA |
 |
La
vita, composizioni e file Mp3 di Richard Strauss |
 |
Un
sito su Richard Strauss |
 |
Giacomo
Puccini: la vita, l'opera, galleria di immagini |
 |
| CALENDARIO
SETTIMANALE |
 |
1
/6 maggio |
 |
7
/13 maggio |
 |
14
/20 maggio |
 |
21
/27 maggio |
 |
28
/31 maggio |
|