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Se
sentite il bisogno di evadere dal repertorio più eseguito,
se desiderate respirare una boccata di freschezza interpretativa,
se volete tuffarvi nella New Wave del pianismo italiano,
allora segnatevi sull'agenda le date del 12, 13, 14 e 15 marzo:
concedetevi la "quattro giorni" che l'Unione Musicale
dedica ad alcuni dei migliori giovani talenti italiani all'insegna
di percorsi musicali alternativi. Secondo un ordine rigorosamente
alfabetico si avvicendano alla tastiera dello Steinway & Sons
del Conservatorio Emanuele Arciuli, Andrea Bacchetti, Gianluca Cascioli
e Daniele Pollini, che messi insieme fan meno di cent'anni. Se Arciuli
è anagraficamente un po' più maturo degli altri e
proviene da quella che può considerarsi la scuola pugliese
fondata da Michele Marvulli, gli altri tre, poco più che
ventenni, condividono l'assidua frequentazione dell'Accademia Pianistica
Internazionale "Incontri col Maestro" di Imola.
"Una volta tanto con quattro giovani pianisti il piano della
programmazione è partito dal contemporaneo anziché
dal resto - esulta Giorgio Pugliaro, direttore artistico dell'Unione
Musicale, che ha fortemente voluto questo progetto -. È un
caso abbastanza raro che ha fatto decidere di organizzare questi
quattro appuntamenti senza alcuna velleità di "maratona
pianistica" ma con lo scopo di proporre al nostro pubblico,
a distanza ravvicinata, quattro giovani talenti di caratura, esperienza
e caratteristiche interpretative molto differenti". Affinità
e peculiarità che emergono dal confronto dei curricula.
Emanuele Arciuli, titolare della cattedra di pianoforte principale
al Conservatorio di Bari, divide la sua passione tra la Seconda
Scuola di Vienna di Schoenberg, Berg e Webern e gli americani del
Novecento, alcuni celebri, come Barber e Adams, altri da noi quasi
sconosciuti, come Crumb, Rzewski e Hoffman. In Italia ha suonato
un po' dappertutto e dal 1998 è di casa pure negli States,
dove ha tenuto master class nelle Università di Cincinnati,
Denver e Philadelphia e ha collaborato con parecchi compositori.
Ha inciso sette cd per la Stradivarius di Milano, che comprendono
l'integrale pianistica di Berg e Webern e Americans, una
antologia di musica contemporanea statunitense. Tra i suoi impegni
futuri l'incisione dell'integrale di Schoenberg e il debutto alle
Berliner Festwochen.
Andrea Bacchetti, genovese del 1977, ha incominciato a suonare in
pubblico che portava ancora i calzoni corti: aveva soltanto 11 anni
quando ha debuttato nella Sala Verdi di Milano con i Solisti Veneti
diretti da Claudio Scimone. Attualmente si sta perfezionando con
Franco Scala a Imola. I festival europei che contano hanno ospitato
le sue esibizioni sia in recital sia come solista accompagnato da
orchestre svizzere, austriache, inglesi, cèche, francesi,
spagnole, slovene. Invitato dalle principali istituzioni concertistiche
e da alcune delle maggiori orchestre sinfoniche italiane, è
un habitué delle Serate Musicali di Milano. Bacchetti
è riuscito benissimo dove altri sono cascati, ha superato
cioè brillantemente il passaggio dallo status di enfant
prodige a quello di concertista fatto e finito, come rileva
la critica che di lui ha scritto di recente che "al talento
innato e indiscutibile sta aggiungendo una crescente maturità
espressiva che è frutto di uno studio profondo ma anche di
una intelligenza sicuramente vivace".
Anche Gianluca Cascioli, torinese, classe 1979, proviene da quello
straordinario vivaio pianistico che è l'Accademia Pianistica
di Imola ed è stato allievo di Franco Scala. Nel 1994, appena
quindicenne, ha sbalordito la giuria del Concorso Internazionale
"Umberto Micheli" di Milano - presieduta da Berio e costituita
tra l'altro da Amy, Canino, Carter, Lortie, Pollini e Rosen - aggiudicandosi
il primo premio. Quale miglior trampolino di lancio per debuttare
in tutte le capitali europee della musica, diretto tra gli altri
da Claudio Abbado e Myung-Whun Chung. È stato in tournée
negli Stati Uniti, in Cina e Giappone, dove tornerà prossimamente
con i Berliner Philharmoniker diretti da Abbado. Ha suonato in trio
con Rostropovic? e Frank Peter Zimmermann e ha già inciso
tre cd per la gloriosa DGG con musiche di Beethoven, Busoni, Ravel,
De Falla, Schoenberg, Webern e Boulez, autori che la dicono lunga
sulle sue preferenze musicali, che vanno da Bach a Beethoven e,
dopo un sorvolo di quasi un secolo, atterrano nel Novecento.
Di Daniele Pollini è forse superfluo ricordare che è
figlio d'arte e che nel suo codice genetico la parola "musica"
è scritta con la emme maiuscola. È nato a Berna nel
1978 e diciassette anni più tardi, sotto la guida del "solito"
Franco Scala con il quale continua a perfezionarsi all'Accademia
di Imola, si è diplomato con la menzione d'onore. Nella primavera
del 1999 ha debuttato a Firenze, sia in recital sia con l'Orchestra
Regionale Toscana, e ad agosto dello stesso anno al Festival di
Salisburgo, con un programma di musiche del Novecento che includeva
anche una prima assoluta di Sciarrino. È stato l'inizio di
una carriera in ascesa che lo vede ospite delle più importanti
società concertistiche italiane. Per la prima volta suona
all'Unione Musicale. Dice di lui Pugliaro: "Daniele Pollini
ha un riferimento importante in famiglia; con questo mi pare che
nelle scelte che fa, per quanto il repertorio possa ricordare certi
aspetti del Maurizio Pollini più giovane, ha una sua personalità
molto individuata".
Faccio notare a Pugliaro, lui stesso docente di conservatorio, che
escluso Arciuli gli altri tre si sono formati al di fuori delle
pubbliche istituzioni scolastiche: forse perché le rigidità
del conservatorio impediscono di gestire i talenti eccezionali,
forse perché il livello degli insegnanti non è poi
così alto? Oppure è una coincidenza, una combinazione?
Mi risponde che "sono vere un po' tutte queste cose insieme.
Il conservatorio moderno, pur coinvolgendo un numero selezionato
di allievi rispetto alla formazione generale, è diventato
una specie di scuola di massa che ha in qualche modo la necessità
di adeguare alla media le sue forme di preparazione. Quelli che
suonano nelle stagioni concertistiche sono fuori da questa media.
Dunque la peculiarità del rapporto che si può instaurare
con un insegnante dal carisma e dalle straordinarie capacità
didattiche come Franco Scala, per fare un esempio, sta proprio nel
riuscire a modulare i percorsi, le scorciatoie rispetto all'allievo.
Bisogna aggiungere che Scala è il primo a incoraggiare e
stimolare i suoi allievi a concludere i regolari corsi di studio,
avendo ben presente che il tipo di formazione che impartisce l'Accademia
di Imola e altre simili non è un'alternativa totale al conservatorio.
La struttura in cui hanno studiato Bacchetti, Cascioli e Pollini
ha permesso loro di personalizzare la propria formazione bruciando
le tappe obbligate. Per Arciuli il discorso è un po' diverso,
anche se pure lui si è perfezionato con uno dei principali
maestri di Imola, Piero Rattalino. Arciuli ha elaborato la sua formazione
attraverso percorsi più individuali: mi sembra interessante
che abbia studiato con tanta serietà e attenzione un repertorio
contemporaneo americano coerente con la tradizione europea".
Ma il pubblico, sempre più vittima e artefice dello star
system, come reagirà a una sequenza così serrata
di artisti in via di affermazione? "La storia dei nostri abbonati
dimostra che non c'è mai stata prevenzione di fronte alle
novità - sostiene Pugliaro -. Anzi: in casi analoghi si è
sempre manifestato un atteggiamento di favore. Credo sia molto stimolante
la proposta consecutiva di quattro giovani artisti che tracciano
un quadro pianistico del Novecento così vario". Sono
loro, quindi, la "crema" del giovane pianismo italiano,
i grandi divi della tastiera del futuro? "Ce ne sono molti
altri. Andrea Lucchesini passa per un veterano perché ha
una carriera ventennale alle spalle, ma ha soltanto 35 anni. Questa
selezione non ha alcuna velleità indicativa. È difficile
mettere più di quattro giovanissimi nella stessa stagione;
acquisirebbero un peso ben diverso. Ci sono molti altri pianisti
di scuole anche completamente diverse, penso ad esempio a Pietro
De Maria e a tanti altri senza stare a fare elenchi. Però
mi pare che questo gruppo abbia un elemento indicativo nella capacità
di compiere delle scelte rispetto al Novecento che mi fa piacere
riscontrare; è un gruppo che segue una via che molti colleghi
più anziani e più affermati rifiutano a priori o rispetto
alla quale si sono ritratti". Come si collocano i pianisti
italiani nel panorama internazionale? "Benissimo - conclude
senza esitazione Pugliaro -. Dall'esperienza che mi sono fatto in
ambito pianistico, i nostri non hanno assolutamente nulla da invidiare
a nessuno. Non saprei dove cercarli quattro interpreti di questa
età e di questa formazione che siano in grado di presentare
un repertorio analogo a un tale livello di consapevolezza critica
e interpretativa, neanche all'estero. Sono musicisti con percorsi
poetici molto particolari che hanno delle idee forti e originali.
E questo è ciò che conta, più del virtuosismo
esasperato".
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| CALENDARIO
SETTIMANALE |
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1/4
marzo |
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5/11
marzo |
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12/18
marzo |
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19/25
marzo |
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26/31
marzo |
lunedì
12 marzo
serie gialla
Emanuele Arciuli pianoforte Musiche di Schoenberg, Barber,
Berg, Beethoven, Adams, Rzewski
martedì 13 marzo
serie blu
Andrea Bacchetti pianoforte Musiche di Bach, Beethoven,
Berio, Brahms
mercoledì 14 marzo
serie verde
Gianluca Cascioli pianoforte Musiche di Bach, Mozart,
Boulez, Beethoven
giovedì 15 marzo
serie gialla
Daniele Pollini pianoforte Musiche di Stockhausen,
Debussy, Ravel, Stravinskij Conservatorio G. Verdi ore 21
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