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marzo 2001
unione musicale
La New Wave del pianismo italiano
di Filippo Fonsatti

 

Gianluca Cascioli

 

Emanuele Arciuli

 

Andrea Bacchetti

Se sentite il bisogno di evadere dal repertorio più eseguito, se desiderate respirare una boccata di freschezza interpretativa, se volete tuffarvi nella New Wave del pianismo italiano, allora segnatevi sull'agenda le date del 12, 13, 14 e 15 marzo: concedetevi la "quattro giorni" che l'Unione Musicale dedica ad alcuni dei migliori giovani talenti italiani all'insegna di percorsi musicali alternativi. Secondo un ordine rigorosamente alfabetico si avvicendano alla tastiera dello Steinway & Sons del Conservatorio Emanuele Arciuli, Andrea Bacchetti, Gianluca Cascioli e Daniele Pollini, che messi insieme fan meno di cent'anni. Se Arciuli è anagraficamente un po' più maturo degli altri e proviene da quella che può considerarsi la scuola pugliese fondata da Michele Marvulli, gli altri tre, poco più che ventenni, condividono l'assidua frequentazione dell'Accademia Pianistica Internazionale "Incontri col Maestro" di Imola.
"Una volta tanto con quattro giovani pianisti il piano della programmazione è partito dal contemporaneo anziché dal resto - esulta Giorgio Pugliaro, direttore artistico dell'Unione Musicale, che ha fortemente voluto questo progetto -. È un caso abbastanza raro che ha fatto decidere di organizzare questi quattro appuntamenti senza alcuna velleità di "maratona pianistica" ma con lo scopo di proporre al nostro pubblico, a distanza ravvicinata, quattro giovani talenti di caratura, esperienza e caratteristiche interpretative molto differenti". Affinità e peculiarità che emergono dal confronto dei curricula.
Emanuele Arciuli, titolare della cattedra di pianoforte principale al Conservatorio di Bari, divide la sua passione tra la Seconda Scuola di Vienna di Schoenberg, Berg e Webern e gli americani del Novecento, alcuni celebri, come Barber e Adams, altri da noi quasi sconosciuti, come Crumb, Rzewski e Hoffman. In Italia ha suonato un po' dappertutto e dal 1998 è di casa pure negli States, dove ha tenuto master class nelle Università di Cincinnati, Denver e Philadelphia e ha collaborato con parecchi compositori. Ha inciso sette cd per la Stradivarius di Milano, che comprendono l'integrale pianistica di Berg e Webern e Americans, una antologia di musica contemporanea statunitense. Tra i suoi impegni futuri l'incisione dell'integrale di Schoenberg e il debutto alle Berliner Festwochen.
Andrea Bacchetti, genovese del 1977, ha incominciato a suonare in pubblico che portava ancora i calzoni corti: aveva soltanto 11 anni quando ha debuttato nella Sala Verdi di Milano con i Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone. Attualmente si sta perfezionando con Franco Scala a Imola. I festival europei che contano hanno ospitato le sue esibizioni sia in recital sia come solista accompagnato da orchestre svizzere, austriache, inglesi, cèche, francesi, spagnole, slovene. Invitato dalle principali istituzioni concertistiche e da alcune delle maggiori orchestre sinfoniche italiane, è un habitué delle Serate Musicali di Milano. Bacchetti è riuscito benissimo dove altri sono cascati, ha superato cioè brillantemente il passaggio dallo status di enfant prodige a quello di concertista fatto e finito, come rileva la critica che di lui ha scritto di recente che "al talento innato e indiscutibile sta aggiungendo una crescente maturità espressiva che è frutto di uno studio profondo ma anche di una intelligenza sicuramente vivace".
Anche Gianluca Cascioli, torinese, classe 1979, proviene da quello straordinario vivaio pianistico che è l'Accademia Pianistica di Imola ed è stato allievo di Franco Scala. Nel 1994, appena quindicenne, ha sbalordito la giuria del Concorso Internazionale "Umberto Micheli" di Milano - presieduta da Berio e costituita tra l'altro da Amy, Canino, Carter, Lortie, Pollini e Rosen - aggiudicandosi il primo premio. Quale miglior trampolino di lancio per debuttare in tutte le capitali europee della musica, diretto tra gli altri da Claudio Abbado e Myung-Whun Chung. È stato in tournée negli Stati Uniti, in Cina e Giappone, dove tornerà prossimamente con i Berliner Philharmoniker diretti da Abbado. Ha suonato in trio con Rostropovic? e Frank Peter Zimmermann e ha già inciso tre cd per la gloriosa DGG con musiche di Beethoven, Busoni, Ravel, De Falla, Schoenberg, Webern e Boulez, autori che la dicono lunga sulle sue preferenze musicali, che vanno da Bach a Beethoven e, dopo un sorvolo di quasi un secolo, atterrano nel Novecento.
Di Daniele Pollini è forse superfluo ricordare che è figlio d'arte e che nel suo codice genetico la parola "musica" è scritta con la emme maiuscola. È nato a Berna nel 1978 e diciassette anni più tardi, sotto la guida del "solito" Franco Scala con il quale continua a perfezionarsi all'Accademia di Imola, si è diplomato con la menzione d'onore. Nella primavera del 1999 ha debuttato a Firenze, sia in recital sia con l'Orchestra Regionale Toscana, e ad agosto dello stesso anno al Festival di Salisburgo, con un programma di musiche del Novecento che includeva anche una prima assoluta di Sciarrino. È stato l'inizio di una carriera in ascesa che lo vede ospite delle più importanti società concertistiche italiane. Per la prima volta suona all'Unione Musicale. Dice di lui Pugliaro: "Daniele Pollini ha un riferimento importante in famiglia; con questo mi pare che nelle scelte che fa, per quanto il repertorio possa ricordare certi aspetti del Maurizio Pollini più giovane, ha una sua personalità molto individuata".
Faccio notare a Pugliaro, lui stesso docente di conservatorio, che escluso Arciuli gli altri tre si sono formati al di fuori delle pubbliche istituzioni scolastiche: forse perché le rigidità del conservatorio impediscono di gestire i talenti eccezionali, forse perché il livello degli insegnanti non è poi così alto? Oppure è una coincidenza, una combinazione? Mi risponde che "sono vere un po' tutte queste cose insieme. Il conservatorio moderno, pur coinvolgendo un numero selezionato di allievi rispetto alla formazione generale, è diventato una specie di scuola di massa che ha in qualche modo la necessità di adeguare alla media le sue forme di preparazione. Quelli che suonano nelle stagioni concertistiche sono fuori da questa media. Dunque la peculiarità del rapporto che si può instaurare con un insegnante dal carisma e dalle straordinarie capacità didattiche come Franco Scala, per fare un esempio, sta proprio nel riuscire a modulare i percorsi, le scorciatoie rispetto all'allievo. Bisogna aggiungere che Scala è il primo a incoraggiare e stimolare i suoi allievi a concludere i regolari corsi di studio, avendo ben presente che il tipo di formazione che impartisce l'Accademia di Imola e altre simili non è un'alternativa totale al conservatorio. La struttura in cui hanno studiato Bacchetti, Cascioli e Pollini ha permesso loro di personalizzare la propria formazione bruciando le tappe obbligate. Per Arciuli il discorso è un po' diverso, anche se pure lui si è perfezionato con uno dei principali maestri di Imola, Piero Rattalino. Arciuli ha elaborato la sua formazione attraverso percorsi più individuali: mi sembra interessante che abbia studiato con tanta serietà e attenzione un repertorio contemporaneo americano coerente con la tradizione europea".
Ma il pubblico, sempre più vittima e artefice dello star system, come reagirà a una sequenza così serrata di artisti in via di affermazione? "La storia dei nostri abbonati dimostra che non c'è mai stata prevenzione di fronte alle novità - sostiene Pugliaro -. Anzi: in casi analoghi si è sempre manifestato un atteggiamento di favore. Credo sia molto stimolante la proposta consecutiva di quattro giovani artisti che tracciano un quadro pianistico del Novecento così vario". Sono loro, quindi, la "crema" del giovane pianismo italiano, i grandi divi della tastiera del futuro? "Ce ne sono molti altri. Andrea Lucchesini passa per un veterano perché ha una carriera ventennale alle spalle, ma ha soltanto 35 anni. Questa selezione non ha alcuna velleità indicativa. È difficile mettere più di quattro giovanissimi nella stessa stagione; acquisirebbero un peso ben diverso. Ci sono molti altri pianisti di scuole anche completamente diverse, penso ad esempio a Pietro De Maria e a tanti altri senza stare a fare elenchi. Però mi pare che questo gruppo abbia un elemento indicativo nella capacità di compiere delle scelte rispetto al Novecento che mi fa piacere riscontrare; è un gruppo che segue una via che molti colleghi più anziani e più affermati rifiutano a priori o rispetto alla quale si sono ritratti". Come si collocano i pianisti italiani nel panorama internazionale? "Benissimo - conclude senza esitazione Pugliaro -. Dall'esperienza che mi sono fatto in ambito pianistico, i nostri non hanno assolutamente nulla da invidiare a nessuno. Non saprei dove cercarli quattro interpreti di questa età e di questa formazione che siano in grado di presentare un repertorio analogo a un tale livello di consapevolezza critica e interpretativa, neanche all'estero. Sono musicisti con percorsi poetici molto particolari che hanno delle idee forti e originali. E questo è ciò che conta, più del virtuosismo esasperato".

CALENDARIO SETTIMANALE
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lunedì 12 marzo
serie gialla
Emanuele Arciuli
pianoforte Musiche di Schoenberg, Barber, Berg, Beethoven, Adams, Rzewski
martedì 13 marzo
serie blu
Andrea Bacchetti pianoforte Musiche di Bach, Beethoven, Berio, Brahms
mercoledì 14 marzo
serie verde
Gianluca Cascioli pianoforte Musiche di Bach, Mozart, Boulez, Beethoven
giovedì 15 marzo
serie gialla
Daniele Pollini pianoforte Musiche di Stockhausen, Debussy, Ravel, Stravinskij Conservatorio G. Verdi ore 21

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