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Caterina
è una figliuola romagnola. Gli anziani genitori molto la
amano e molto la proteggono. Tanto che, per farsela con Riccardo
Manardi da Brettinoro, di cui si è appassionatamente innamorata,
Caterina deve inventare improvvise calure notturne e chiedere di
poter dormire all'aperto, vicino al canto dell'usignolo - là
dove il suo amato possa raggiungerla. Cosa che puntualmente avviene:
Riccardo, viene narrato, "si arrampicò mani e piedi
su un alto muro, rischiando l'osso del collo e, di sporgenza in
sporgenza, finalmente arrivò alla balconata, dove la ragazza
gli diede un vittorioso e silenzioso benvenuto. Dopo baci su baci
si allungarono sul letto e per tutta la notte continuarono a scambiarsi
"alee-ooo" tenerissimi e a sopprimere gridolini, facendo
gorgheggiare l'usignolo sino ai limiti dell'ugola, tanto che poi
fischiò e rifischiò e amen". Va a finire che
il mattino coglie "Caterina con il braccio intorno al collo
di Riccardo e la mano sinistra ben piazzata su quel coso che voi
donne vi vergognate di nominare, sempre che ci sia un uomo presente";
il padre e la madre - romagnoli di buonsenso - sorridono, suggeriscono
(e impongono) un matrimonio riparatore e così arriva il lieto
fine.
Senonché di fianco a questa novella, raccontata da Boccaccio
e poi riscritta da Aldo Busi in una versione "da un italiano
all'altro", negli Amori incrociati di Corghi ne scorre
parallela un'altra, con la quale condivide il tema della passione.
Questa volta si tratta di Lisabetta, messinese, vigilata da tre
fratelli. La scintilla scocca con Lorenzo, commesso del negozio
di famiglia, che la bella signorina si ritrova in casa e può
dunque andare a incontrare, la notte, passando di camera in camera.
I fratelli, ovviamente, a un certo punto se ne accorgono e risolvono
la faccenda invitando Lorenzo a seguirli in un viaggio di lavoro
per poi freddarlo e seppellirlo senza farsi troppi problemi. Lisabetta
aspetta, aspetta e chiede invano, finché un sogno la porta
a ritrovare il corpo dell'amato. Non potendo portarselo via tutto,
si accontenta della testa: la mette in vaso, vi pianta sopra del
basilico e su quello piange, disperata, ogni giorno. I fratelli,
messi sull'avviso dai vicini di casa, scopriranno tutto, porteranno
via il vaso e faranno morire di crepacuore la poverina.
È lo stesso Corghi a spiegare in che modo un compositore
mette in moto cuore e cervello per raccontare, incrociandole, due
storie come queste: "La parte dell'orchestra, oltre all'inevitabile
funzione di commento e sottolineatura delle situazioni create dal
racconto, ha finalità "pedagogico-didattiche" alla
stregua di un Pierino e il lupo per adulti. In altre parole,
la descrizione delle persone che si trovano ad agire "pro"
oppure "contro" la giovane donna da maritare (la "famiglia
tradizionale"), trova riscontro anche nella caratterizzazione
timbrica delle "famiglie strumentali"". I personaggi
delle due novelle sono infatti raggruppati in quattro coppie e a
ogni coppia corrisponde un riferimento strumentale (i legni per
Caterina e Riccardo; gli ottoni per i fratelli e i perfidi vicini
di casa di Lisabetta; le percussioni per Lizio e Giacomina, genitori
di Caterina; gli archi per Lisabetta e Lorenzo). Così, spiega
ancora Corghi, "in Amori incrociati l'emozione narrativa
procede parallelamente a quella delle possibilità combinatorie
dei colori strumentali". E naturalmente, poiché la passione
è l'elemento unificante, Corghi sceglie per rappresentarla
la famiglia dei clarinetti, quella più camaleontica, quella
che spesso trova nelle sue partiture momenti di particolare attenzione
perché capace di camuffarsi e inserirsi in mille tavolozze
timbriche differenti.
Ma non sono solo i colori, naturalmente, a raccontare: facendo scorrere
le due novelle affiancate e affidate a due narratori, Corghi si
ritrova a fare i conti con elementi musicali che stanno vicini o
si respingono a seconda di ciò che accade nel leggere in
parallelo le due vicende: "Da una relativa concordanza iniziale,
gli elementi che costituiscono il discorso musicale diventano sempre
più contrastanti fino a risultare opposti l'uno all'altro.
Solo nel finale verrà ritrovato il punto d'incontro della
passione amorosa, ma questa volta si tratterà di una fiction,
ovvero della virtualità di un "sogno erotico"".
Cogliere l'occasione di una commissione dell'Orchestra Sinfonica
Nazionale della RAI per scrivere un inno alla passione amorosa sembra
un evento, in sé, da festeggiare. A farlo, d'altra parte,
non poteva essere che Azio Corghi, uno che da sempre con le proprie
partiture insegna che cosa significhi fare ascoltare il palpitare
della vita, il mangiare, il bere, il fare politica, il combattere,
il ragionare, lo stare insieme.
Secondo me - lo scrivo con l'affetto dell'allievo - ad ascoltare
questi "interludi di sesso appassionato" il più
goduto di tutti sarà lui.
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