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marzo 2001
orchestra sinfonica nazionale della RAI
Un romantico che viene dall'Est

 

Vardan Mamikonian

 

Chi sa se il pianista Vardan Mamikonian è discendente del generalissimo suo omonimo che, nella battaglia di Avarayr del 451, difese la fede cristiana di un'intera città. Chi sa se l'energia fisica che l'artista armeno effonde attraverso le sue grandi mani - capaci di abbracciare oltre dieci tasti del pianoforte - nasce da un viscerale coinvolgimento di sé simile a quello dimostrato dall'avo conterraneo, quando diceva fiero ai suoi soldati: "Chi credeva che il Cristianesimo fosse per noi come un indumento, ora intenda che non può strapparcelo come il colore della nostra pelle". Di certo siamo di fronte a un pianista dotato di apicale vigore e padronanza tecnica, che tuttavia, nel corso degli anni, ha imparato ad asservire il corpo al pensiero musicale. Ha attenuato le esuberanze, prendendo coscienza di quanto un'idea totale dell'arte abbia bisogno di quotidiano, minuzioso amore per la perfezione. Il generale sa che la forza va dosata attraverso un progetto strategico accorto. La sua carriera segue un filo culturale teso da secoli tra l'Est Europa estremo, dove nasce e si forma, e la Francia, dove raccoglie i primi, decisivi frutti. Figlio d'arte (madre violinista e padre insegnante di musica da camera), a sedici anni (nel 1986) si trasferisce a Mosca ed entra in contatto con la tradizione pianistica russa attraverso Valery Kastelski, insegnante presso il Conservatorio della capitale. A vent'anni inizia a mietere riconoscimenti importanti: nel 1990 il premio al concorso internazionale "Yvonne Lefébure", a Saint Germain-en-Laye e nel 1992 un'inaspettata affermazione al World Music Master di Montecarlo, concorso aperto esclusivamente a vincitori d'altri concorsi internazionali. La carriera è aperta, inizialmente in Europa e, molto recentemente, negli Stati Uniti, con il debutto alla Carnegie Hall. Un'indole artistica come descritta sopra non può che trovare esaltazione nella grande letteratura musicale russa e nel repertorio romantico. Per questo la lettura di Vardan Mamikonian del Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore di Franz Liszt (giovedì 8 e venerdì 9 marzo al Lingotto) non potrà che sorprendere il pubblico torinese. L'opera del compositore ungherese che respira come un organismo sinfonico di ampie e articolate dimensioni, chiede al pianoforte d'insinuarsi nella trama orchestrale d'imperio o cantando a fil di voce, sfidando la voluminosità esondante del "tutti" o trillando sullo sfondo di un cicaleccio tra pochi legni appartati dagli altri strumenti. A Vardan non occorrerà battagliare come il generalissimo per far vincere un'idea alta, sarà sufficiente liberare dalle dita una fastosa fantasia di colori. (g.n.)

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