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Mi
piacerebbe che l'immaginario collettivo si liberasse in modo definitivo
dall'icona del musicista scapigliato, turbolento e imprevedibile.
Mi piacerebbe che i pubblicitari la smettessero di riprendere finti
direttori d'orchestra dalla chioma fluente e irregolare, copie con
lifting dei ritratti più immusoniti di Beethoven,
che attribuiscono la forza del loro successo alla prodigiosa bevanda
che fa bene qui e lì.
Mi piacerebbe che ogni giovane pianista talentuoso, prima di affilare
le armi contro i temibili avversari dei concorsi d'interpretazione,
ascoltasse la storia di Maria João Pires dalla sua
voce.
Maria bambina ha per caso un pianoforte in casa, vince la noia ascoltando
la sorella suonare e la imita come i bimbi ridicono parole e parolacce
dei genitori. Con desiderio di compiere gesti che raccontino qualcosa
di lei, che si aggiungano al suo volto, al suo passo per dare al
mondo un'originale idea di essere. A sette anni esegue alcuni concerti
per pianoforte di Mozart, l'autore di cui sarà interprete
eccellente per tutta la sua carriera, senza sentirsi Shirley Temple,
ma una bambina che suona.
Tutti dovrebbero incontrare un maestro nella giovinezza: a Lisbona
Maria studia con Compos Coehlo, ma soprattutto con Francine
Benoît, un'anziana insegnante di teoria e composizione
che segnerà la vita artistica della pianista portoghese più
d'ogni altro. È, come dice Paolo Conte, in fondo all'anima
per sempre.
Il mondo si accorge delle doti non comuni di Maria, le viene assegnata
una borsa di studio per perfezionarsi in Germania, tra il 1960 e
il 1965 dove patisce il grigiore della mitteleuropa, lei, donna
di mare, di case accatastate e multicolore. A ciò si aggiungono
i corvi della produzione, che allungano gli artigli sui talenti
per spremerli impietosamente, incuranti della sensibilità
o della fragilità emotiva di un giovane animo artistico come
il suo. Tuttavia questo non impedisce l'evolversi della vita, lo
rende profondo e turbato: inizia da una parte una carriera internazionale
fertile d'occasioni e riconoscimenti, dall'altra si sposa e diventa
madre fino a quando, nel 1980, una ferita a una mano la costringe
a interrompere l'attività. Sembra qualche volta che il destino
materializzi in un evento uno stato di sofferenza interiore, affinché
l'uomo se ne liberi. Maria João Pires riguadagna in quattro
anni di sosta forzata il rapporto con la propria terra, il contatto
con la natura, la solidità di un'esistenza stanziale, ma
soprattutto - neutralizzata nel corpo - rende potente l'energia
della mente. Nel 1984 riprende la strada concertistica forte
di un nuovo equilibrio, sempre mossa da quell'"istintiva esigenza
di esprimersi". Si trasferisce in una cascina sperduta della
campagna portoghese, si occupa di giardinaggio e pastorizia e insieme
suona con l'immaginazione, progetta la sua espressività,
dà forma alle sue emozioni. Non serve più "spolverare"
la tastiera per giorni interi, basta pensare. E la carriera decolla,
spinta anche dall'incontro con Claudio Abbado e quella fucina di
vitalità e maestria che è la Gustav Mahler Jugendorchester:
i giovani che amano la bellezza contagiano i sensibili.
Oggi Maria João Pires è nell'Olimpo dei grandi, solista
con i Berliner, la Boston Symphony, la London Philharmonic, la Concertgbouworkest
di Amsterdam, l'Orchestre de Paris, suona in duo con il violinista
Augustin Dumay cui si è aggiunto di recente Jian Wang (violoncello)
per costituire un trio. Ma se la incontrerete, ella vi assicurerà
che il suo è un mestiere come gli altri, che la musica serve
per manifestare e rendere profonda la propria umanità, non
per illudersi di superarla.
Così, potete scommetterlo, suonerà il Concerto
n. 2 in fa minore di Chopin con limpidezza di pensiero assoluta,
canterà la Romanza calma e melanconica con grazia,
come soffiasse sulla tastiera invece di percuoterla. Poi vi ringrazierà
semplicemente come riscuotesse il plauso per un dolce ben riuscito.
Solo una donna può vivere una spiritualità così
alta da renderla sostanza della vita quotidiana, come una suora
che segue il suo ordito con amore di perfezione, consapevole di
costruire un mondo intero e insieme un piccolo, insignificante ricamo.
(g.n.)
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lunedì 5 marzo
Auditorium del Lingotto ore 20.30
Scottish Chamber Orchestra Emmanuel Krivine direttore
Maria João Pires pianoforte Musiche di Wagner, Chopin,
Haydn
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