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marzo 2001
associazione lingotto musica
Un flauto per il Novecento

 

Sonia Formenti e Lorenzo Zandonella Callegher

 

Dalla storia di una giovanissima flautista come Sonia Formenti, emergono due facce, una privata, l'altra pubblica. La prima ritrae l'intelligenza di una diciottenne determinata ma umile; ambiziosa, ma pragmatica e consapevole delle difficoltà che l'aspettano. La seconda apre un veridico spaccato sulla situazione in cui versa attualmente l'istruzione musicale in Italia, in bilico tra vecchio e nuovo.

Che cosa o chi ti ha avvicinato alla musica?
"In quinta elementare il mio maestro, appassionato di musica, mi ha persuaso a iniziare una pratica strumentale, consigliandomi il flauto perché questo era lo strumento con il quale lui stesso si dilettava. Quando si è trattato di scegliere una scuola media, ho optato per la sperimentazione musicale, che nel paese dove sono nata e dove tuttora vivo, Seregno, prevede tre sole classi di strumento. Tra queste fortunatamente anche il flauto.
La scuola a indirizzo musicale ha rivelato a me stessa il ruolo primario della musica nella mia vita quotidiana, ho quindi deciso di impostare un curriculum scolastico che mi permettesse di continuare ad alimentare questa passione. Così ho affrontato e superato l'esame di ammissione al Conservatorio di Milano e mi sono iscritta contestualmente al Liceo Musicale della stessa città".

I tuoi genitori si sono opposti a questa scelta?
"No, si sono solo preoccupati inizialmente per il viaggio che, appena tredicenne, dovevo affrontare per frequentare le scuole a Milano, distante da Seregno circa venticinque chilometri. Oggi sono contenti come lo sono io".

Che importanza ha ricoperto la figura del maestro nella tua formazione?
"I maestri, intendi dire: il mio percorso scolastico è disseminato di cambi d'insegnante; con Gabriele Gallotta, con il quale sto per diplomarmi, studio solo da due anni".

Ti senti penalizzata da questi passaggi di mano?
"Sinceramente no, credo siano maturati più precocemente il mio spirito critico, una personale capacità di sostenere confronti, la coscienza di quanto sia indipendente la sostanza della musica da chi la trasmette. Se poi avessi beneficiato di una continuità didattica assoluta con il maestro sbagliato com'è capitato a molti miei amici sarebbe stato ben più disastroso…".

Credi che Conservatorio e Liceo Musicale ti abbiano spianato adeguatamente la strada della professione?
"Il Liceo Musicale punta di più verso una preparazione che genericamente consenta l'accesso a una qualsiasi facoltà universitaria, non è sufficientemente specializzante né guarda al futuro del musicista. Il Conservatorio invece è un luogo aperto alla libera iniziativa personale: se ti dai da fare e ti guardi intorno, puoi cogliere buone occasioni per avviare una carriera, ma non aspettarti grandi aiuti istituzionali se non ti muovi per primo".

Sei un po' in trepidazione per la tua vita futura?
"Sai, finché si vive nella scuola ti senti protetto, poi tutto si fa più indeterminato. Comunque voglio puntare decisamente sulla carriera concertistica, all'Università m'iscriverò solo se ne avrò il tempo, e unicamente per ampliare le mie conoscenze musicali in ambito teorico: potrei frequentare musicologia o il DAMS".

Veniamo al concerto che terrai alla Sala Cinquecento del Lingotto accompagnata da Lorenzo Zandonella Callegher. A proposito, com'è nato il sodalizio tra voi due?
"Conosco Lorenzo da sempre, viviamo nello stesso paese, quando sono entrata in Conservatorio, lui stava per diplomarsi e oggi insegnamo nella stessa scuola. Abbiamo la fortuna di avere una perfetta intesa musicale e di poter provare, essendo vicini, tutto il tempo che ci occorre".

Qual è stato il criterio che hai adottato per la scelta del programma?
"Dipendesse da me suonerei solo musica del Novecento, ma mi hanno consigliato di concedere al pubblico anche qualche opera del passato più remoto...".

Perché questa (peraltro lodevole) predilezione per il repertorio novecentesco?
"La letteratura per flauto o è barocca o contemporanea, il classicismo e l'Ottocento riservano pochi e circoscritti ruoli di primo piano per il mio strumento. Il flauto vive nel Barocco una storia esaltante, ma costretta entro confini convenzionali per me piuttosto soffocanti, mentre il flauto del Novecento è versatile, ricco di proprietà idiomatiche innovative. Opere come Le merle noir di Olivier Messiaen, che amo moltissimo, mi permettono di articolare una gamma d'espressioni così vasta da trovarmi rispecchiata in tutta la mia interezza". (g.n.)

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lunedì 26 marzo
Sala Cinquecento - Lingotto
ore 18
Sonia Formenti flauto
Lorenzo Zandonella Callegher pianoforte
Musiche di Prokof'ev,
Messiaen, Reinecke, Borne