|

|
Dalla
storia di una giovanissima flautista come Sonia Formenti, emergono
due facce, una privata, l'altra pubblica. La prima ritrae l'intelligenza
di una diciottenne determinata ma umile; ambiziosa, ma pragmatica
e consapevole delle difficoltà che l'aspettano. La seconda
apre un veridico spaccato sulla situazione in cui versa attualmente
l'istruzione musicale in Italia, in bilico tra vecchio e nuovo.
Che
cosa o chi ti ha avvicinato alla musica?
"In quinta elementare il mio maestro, appassionato di musica,
mi ha persuaso a iniziare una pratica strumentale, consigliandomi
il flauto perché questo era lo strumento con il quale lui
stesso si dilettava. Quando si è trattato di scegliere una
scuola media, ho optato per la sperimentazione musicale, che nel
paese dove sono nata e dove tuttora vivo, Seregno, prevede tre sole
classi di strumento. Tra queste fortunatamente anche il flauto.
La scuola a indirizzo musicale ha rivelato a me stessa il ruolo
primario della musica nella mia vita quotidiana, ho quindi deciso
di impostare un curriculum scolastico che mi permettesse
di continuare ad alimentare questa passione. Così ho affrontato
e superato l'esame di ammissione al Conservatorio di Milano e mi
sono iscritta contestualmente al Liceo Musicale della stessa città".
I
tuoi genitori si sono opposti a questa scelta?
"No, si sono solo preoccupati inizialmente per il viaggio che,
appena tredicenne, dovevo affrontare per frequentare le scuole a
Milano, distante da Seregno circa venticinque chilometri. Oggi sono
contenti come lo sono io".
Che
importanza ha ricoperto la figura del maestro nella tua formazione?
"I maestri, intendi dire: il mio percorso scolastico è
disseminato di cambi d'insegnante; con Gabriele Gallotta, con il
quale sto per diplomarmi, studio solo da due anni".
Ti
senti penalizzata da questi passaggi di mano?
"Sinceramente no, credo siano maturati più precocemente
il mio spirito critico, una personale capacità di sostenere
confronti, la coscienza di quanto sia indipendente la sostanza della
musica da chi la trasmette. Se poi avessi beneficiato di una continuità
didattica assoluta con il maestro sbagliato com'è capitato
a molti miei amici sarebbe stato ben più disastroso
".
Credi
che Conservatorio e Liceo Musicale ti abbiano spianato adeguatamente
la strada della professione?
"Il Liceo Musicale punta di più verso una preparazione
che genericamente consenta l'accesso a una qualsiasi facoltà
universitaria, non è sufficientemente specializzante né
guarda al futuro del musicista. Il Conservatorio invece è
un luogo aperto alla libera iniziativa personale: se ti dai da fare
e ti guardi intorno, puoi cogliere buone occasioni per avviare una
carriera, ma non aspettarti grandi aiuti istituzionali se non ti
muovi per primo".
Sei
un po' in trepidazione per la tua vita futura?
"Sai, finché si vive nella scuola ti senti protetto,
poi tutto si fa più indeterminato. Comunque voglio puntare
decisamente sulla carriera concertistica, all'Università
m'iscriverò solo se ne avrò il tempo, e unicamente
per ampliare le mie conoscenze musicali in ambito teorico: potrei
frequentare musicologia o il DAMS".
Veniamo
al concerto che terrai alla Sala Cinquecento del Lingotto accompagnata
da Lorenzo Zandonella Callegher. A proposito, com'è nato
il sodalizio tra voi due?
"Conosco Lorenzo da sempre, viviamo nello stesso paese, quando
sono entrata in Conservatorio, lui stava per diplomarsi e oggi insegnamo
nella stessa scuola. Abbiamo la fortuna di avere una perfetta intesa
musicale e di poter provare, essendo vicini, tutto il tempo che
ci occorre".
Qual
è stato il criterio che hai adottato per la scelta del programma?
"Dipendesse da me suonerei solo musica del Novecento, ma mi
hanno consigliato di concedere al pubblico anche qualche opera del
passato più remoto...".
Perché
questa (peraltro lodevole) predilezione per il repertorio novecentesco?
"La letteratura per flauto o è barocca o contemporanea,
il classicismo e l'Ottocento riservano pochi e circoscritti ruoli
di primo piano per il mio strumento. Il flauto vive nel Barocco
una storia esaltante, ma costretta entro confini convenzionali per
me piuttosto soffocanti, mentre il flauto del Novecento è
versatile, ricco di proprietà idiomatiche innovative. Opere
come Le merle noir di Olivier Messiaen, che amo moltissimo,
mi permettono di articolare una gamma d'espressioni così
vasta da trovarmi rispecchiata in tutta la mia interezza".
(g.n.)
|
 |
| CALENDARIO
SETTIMANALE |
 |
1/4
marzo |
 |
5/11
marzo |
 |
12/18
marzo |
 |
19/25
marzo |
 |
26/31
marzo |
lunedì 26 marzo
Sala Cinquecento - Lingotto
ore 18
Sonia Formenti flauto
Lorenzo Zandonella Callegher pianoforte
Musiche di Prokof'ev,
Messiaen, Reinecke, Borne
|