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marzo 2001
teatro regio torino
Johannes-Passion, la storia universale dell'amore
di Savina Neirotti

 

José Carlos Plaza

 

Il maestro José Carlos Plaza nella scorsa stagione ha firmato per il Teatro Regio la regia dei Diavoli di Loudun di Penderecki; a distanza di poco tempo lo rivediamo impegnato nella Passione secondo Giovanni di Bach.

Signor Plaza, queste due opere hanno entrambe un forte legame con la religiosità cristiana, seppur sotto aspetti diversissimi. Quali sono state le idee guida di queste due produzioni?
"È sempre affascinante per un non cattolico affrontare temi che riguardano la religione. I Diavoli mi avevano colpito già vent'anni fa, quando ne avevo vista una produzione a Madrid. Da allora mi sono innamorato della musica di Penderecki e ho utilizzato moltissime sue composizioni anche in teatro. Quando Claudio Desderi - direttore artistico del Teatro Regio - mi ha proposto di fare la regia dei Diavoli, ho accettato con entusiasmo nella prospettiva di non doverne dare una lettura storica, come era stata la lettura della meravigliosa produzione spagnola vista in passato, e da un certo punto di vista anche del film di Russell, che non ho più rivisto per non venirne influenzato. Per i Diavoli ho usato movimenti decisi, forti, e contrasti di colore, proprio a rappresentare il connubio di potere, violenza e repressione sessuale. Nella mia ottica, la frustrazione generata dalla repressione sessuale è lo strumento che il potere e la Chiesa usano per violare la libertà individuale, che proprio attraverso il corpo e la sessualità si esprime.
Al contrario la Passione secondo Giovanni rappresenta per me la storia universale dell'amore di un uomo, una storia che parte dal passato e prosegue nel futuro, un messaggio che non ha tempo".

La Passione secondo Giovanni è quasi sempre eseguita in forma di concerto. Come intende realizzare la sua regia? Come farà uso del movimento e della scenografia?
"Sarà un misto. In alcuni momenti sarà come essere all'opera, in altri prevarrà la musica. Per riuscire a rendere l'universalità e l'eternità della storia le scelte di scenografia sono importanti.
Al centro del palcoscenico vi sarà una grande scatola bianca aperta, all'interno della quale si svolgerà la storia che l'Evangelista racconta. Il Prologo, che dura circa nove minuti, inizierà al buio, e man mano, grazie a proiezioni, nascerà una luce dal fondo che si trasformerà in una stella sempre più grande contenente all'inizio simboli preistorici, poi lettere dell'alfabeto, poi frasi, per arrivare infine a messaggi Internet. Una storia che non ha tempo: all'interno della scatola bianca l'azione normale, la storia che si svolge, storicamente connotata; fuori l'Evangelista e il Coro che commentano e riflettono.
L'Evangelista si muove pochissimo, è quasi come se leggesse da uno spartito, e i suoi gesti sono delicati, limitati alle mani e agli occhi. Sono gli stessi movimenti di Cristo, perché in realtà rappresentano entrambi un'unica anima. Anche il Coro sta immobile in certi casi, quando canta le idee di amore e di dolore, ma si anima quando si trasforma nel popolo contro Cristo. Alla morte di Cristo, i due mondi non sono più separati, il movimento è sia dentro che fuori, perché tutti sono coinvolti e implicati, il messaggio diventa universale".

Lei lavora con un gruppo di persone scelte, sia per le luci sia per i costumi, alle quali dà molta importanza, come abbiamo potuto osservare nei Diavoli. Quali sono state le sue scelte per la Passione?
"Lo scenografo Francisco Leal ha studiato per l'interno della scatola una luce quasi naturale, mentre per l'esterno l'effetto è costruito in base alle arie e alla musica, ma non è affatto realistico.
I costumi di Pedro Moreno per quest'opera hanno un taglio molto moderno e stilizzato. Cristo è interamente vestito di bianco, e ha il cappotto nero, mentre l'Evangelista è tutto nero con il cappotto bianco, per rappresentare anche visivamente il legame e l'essere in realtà una sola anima. Le tre Marie sono invece tutte in blu; cambia solo, a seconda del personaggio, la lunghezza della gonna. Pochi dettagli possono bastare a connotare fortemente un personaggio, a dare le indicazioni sufficienti".

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