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Maestro Fabiano, nel corso degli anni l'Orchestra da camera di
Mantova si è evoluta e nelle sue file si sono avvicendati parecchi
musicisti: quando si invitano nuovi elementi c'è l'imbarazzo
della scelta oppure occorre contenderseli con altri complessi?
"La caratteristica dell'Orchestra da camera di Mantova è
quella di essere un luogo di incontro di liberi professionisti che,
sulla base delle sollecitazioni che vengono dal "mercato",
studiano insieme i brani musicali e soddisfano le commissioni di festival
e stagioni concertistiche. L'O.C.M. di fatto non è una formazione
stabile (capita abbastanza sovente che alcuni musicisti debbano essere
sostituiti) ma in realtà è come se lo fosse visto che
il 70% dell'organico è sempre quello da molti anni. Un "cuscinetto"
di musicisti su cui possiamo sempre contare garantisce la continuità,
mentre esiste un naturale avvicendamento che si opera in qualsiasi
compagine orchestrale".
Qual
è oggi il livello medio dei giovani musicisti italiani che
escono dai Conservatori? Voi dovreste avere il polso della situazione
"Il livello medio non è molto diverso da quello di qualche
anno fa. Sono invece cambiate due cose fondamentali: la quantità
di diplomati - oggi dai Conservatori escono tantissimi musicisti
- e la mentalità dei giovani musicisti che è radicalmente
cambiata: un tempo suonare in orchestra, suonare insieme agli altri,
era considerata quasi un'attività di serie B; oggi invece
far parte di un complesso cameristico o sinfonico è diventato
il punto di arrivo di tanti ragazzi. Ci troviamo quindi di fronte
a giovani musicisti di buone capacità che partecipano convinti
alla vita dell'orchestra con un coinvolgimento anche emotivo".
Qual
è il vostro metodo di lavoro per la preparazione dei concerti?
"Il concerto viene preparato sempre nello stesso modo: non
esistono giornate particolari di studio. Quando qualche società,
festival o istituzione ci commissiona un programma i musicisti giungono
dai vari luoghi d'Italia, si ritrovano in quello straordinario -
per acustica e per estetica - contenitore che è il Teatro
Bibiena di Mantova in cui si prepara il programma e si distribuiscono
le produzioni
Funziona così, con regolarità".
Da
quali enti è sovvenzionata la vostra attività?
"Viviamo sostanzialmente di mercato, cioè dei proventi
che vengono dall'attività concertistica. Tuttavia abbiamo
un contributo del Dipartimento dello Spettacolo della Presidenza
del Consiglio dei Ministri per realizzare la nostra stagione concertistica
(Tempo d'Orchestra, un ciclo di concerti da ottobre ad aprile presso
il Teatro Bibiena). La Regione Lombardia ci dà un piccolo
contributo, come gli enti locali, ma anche questi sono destinati
alla stagione e non all'Orchestra. Possiamo fruire di un buon concorso
di piccoli sostegni, tutti finalizzati però alla stagione
concertistica di Mantova; unica eccezione è la Fondazione
Cariplo di Milano che da qualche anno sostiene l'attività
dell'O.C.M. Ribadisco: la vita dell'Orchestra non è sovvenzionata
da nessuno se non dal mercato".
Secondo lei, alla lunga, non si esaurisce o si logora il rapporto
tra una spalla e il direttore stabile di un complesso?
"La storia e la casistica intorno a noi ci insegna di sì.
Io però con Umberto Benedetti Michelangeli [direttore stabile
dell'Orchestra, ndr] ho un ottimo rapporto che va oltre l'aspetto
professionale e prettamente musicale; spero quindi che ciò
non accada anche a noi".
In
un passato più o meno remoto la differenza tra violino di
spalla, Konzertmeister e direttore d'orchestra era molto sfumata:
non ha mai avuto la tentazione di impugnare la bacchetta?
"Oddio, qualche sera, in allegria, ci si può anche pensare,
ma al di là di questo non è mai successo. Io sono
molto contento e trovo molta soddisfazione in quelle produzioni
in cui, quando l'organico è particolarmente contenuto, dirigo
l'Orchestra nel ruolo di Konzertmeister, come previsto dalla prassi
dell'epoca; questa è una situazione che nel percorso normale
dell'O.C.M. capita molto spesso per cui io sono più che soddisfatto
e mi accontento di questo: non ho mai avuto velleità direttoriali
da bacchetta".
Progetti
futuri e sogni nel cassetto?
"La cosa più bella per noi è riuscire a realizzare
nel migliore dei modi questa avventura del progetto Beethoven e
di poter far sì che con l'Unione Musicale di Torino si stringa
un rapporto sempre più saldo; che questo grande atto di coraggio
dell'UM produca reciproca soddisfazione e diventi un grande progetto
anche a livello nazionale".
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