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novembre 2001
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Fabiano: guidare senza bacchetta
di Cecilia Fonsatti

 

Carlo Fabiano

Maestro Fabiano, nel corso degli anni l'Orchestra da camera di Mantova si è evoluta e nelle sue file si sono avvicendati parecchi musicisti: quando si invitano nuovi elementi c'è l'imbarazzo della scelta oppure occorre contenderseli con altri complessi?
"La caratteristica dell'Orchestra da camera di Mantova è quella di essere un luogo di incontro di liberi professionisti che, sulla base delle sollecitazioni che vengono dal "mercato", studiano insieme i brani musicali e soddisfano le commissioni di festival e stagioni concertistiche. L'O.C.M. di fatto non è una formazione stabile (capita abbastanza sovente che alcuni musicisti debbano essere sostituiti) ma in realtà è come se lo fosse visto che il 70% dell'organico è sempre quello da molti anni. Un "cuscinetto" di musicisti su cui possiamo sempre contare garantisce la continuità, mentre esiste un naturale avvicendamento che si opera in qualsiasi compagine orchestrale".

Qual è oggi il livello medio dei giovani musicisti italiani che escono dai Conservatori? Voi dovreste avere il polso della situazione…
"Il livello medio non è molto diverso da quello di qualche anno fa. Sono invece cambiate due cose fondamentali: la quantità di diplomati - oggi dai Conservatori escono tantissimi musicisti - e la mentalità dei giovani musicisti che è radicalmente cambiata: un tempo suonare in orchestra, suonare insieme agli altri, era considerata quasi un'attività di serie B; oggi invece far parte di un complesso cameristico o sinfonico è diventato il punto di arrivo di tanti ragazzi. Ci troviamo quindi di fronte a giovani musicisti di buone capacità che partecipano convinti alla vita dell'orchestra con un coinvolgimento anche emotivo".

Qual è il vostro metodo di lavoro per la preparazione dei concerti?
"Il concerto viene preparato sempre nello stesso modo: non esistono giornate particolari di studio. Quando qualche società, festival o istituzione ci commissiona un programma i musicisti giungono dai vari luoghi d'Italia, si ritrovano in quello straordinario - per acustica e per estetica - contenitore che è il Teatro Bibiena di Mantova in cui si prepara il programma e si distribuiscono le produzioni… Funziona così, con regolarità".

Da quali enti è sovvenzionata la vostra attività?
"Viviamo sostanzialmente di mercato, cioè dei proventi che vengono dall'attività concertistica. Tuttavia abbiamo un contributo del Dipartimento dello Spettacolo della Presidenza del Consiglio dei Ministri per realizzare la nostra stagione concertistica (Tempo d'Orchestra, un ciclo di concerti da ottobre ad aprile presso il Teatro Bibiena). La Regione Lombardia ci dà un piccolo contributo, come gli enti locali, ma anche questi sono destinati alla stagione e non all'Orchestra. Possiamo fruire di un buon concorso di piccoli sostegni, tutti finalizzati però alla stagione concertistica di Mantova; unica eccezione è la Fondazione Cariplo di Milano che da qualche anno sostiene l'attività dell'O.C.M. Ribadisco: la vita dell'Orchestra non è sovvenzionata da nessuno se non dal mercato".
Secondo lei, alla lunga, non si esaurisce o si logora il rapporto tra una spalla e il direttore stabile di un complesso?
"La storia e la casistica intorno a noi ci insegna di sì. Io però con Umberto Benedetti Michelangeli [direttore stabile dell'Orchestra, ndr] ho un ottimo rapporto che va oltre l'aspetto professionale e prettamente musicale; spero quindi che ciò non accada anche a noi".

In un passato più o meno remoto la differenza tra violino di spalla, Konzertmeister e direttore d'orchestra era molto sfumata: non ha mai avuto la tentazione di impugnare la bacchetta?
"Oddio, qualche sera, in allegria, ci si può anche pensare, ma al di là di questo non è mai successo. Io sono molto contento e trovo molta soddisfazione in quelle produzioni in cui, quando l'organico è particolarmente contenuto, dirigo l'Orchestra nel ruolo di Konzertmeister, come previsto dalla prassi dell'epoca; questa è una situazione che nel percorso normale dell'O.C.M. capita molto spesso per cui io sono più che soddisfatto e mi accontento di questo: non ho mai avuto velleità direttoriali da bacchetta".

Progetti futuri e sogni nel cassetto?
"La cosa più bella per noi è riuscire a realizzare nel migliore dei modi questa avventura del progetto Beethoven e di poter far sì che con l'Unione Musicale di Torino si stringa un rapporto sempre più saldo; che questo grande atto di coraggio dell'UM produca reciproca soddisfazione e diventi un grande progetto anche a livello nazionale".

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