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Matthias Goerne si è rapidamente affermato come il più
autorevole interprete liederistico dai tempi di Dietrich
Fischer-Dieskau, che, insieme a Elisabeth Schwarzkopf, è
stato il più illustre dei suoi insegnanti. Altrettanto illustri
sono stati i suoi primi partner pianistici, Alfred Brendel e Vladimir
Ashkenazy, con i quali ha esordito e ha inciso interpretazioni memorabili.
Accanto alle doti artistiche rare e indiscutibili, Goerne sfoggia
una personalità e un gusto individualissimi che trapelano in
un repertorio molto raffinato quanto selettivo, ricco di rarità,
ma con alcuni capisaldi.
Maestro
Goerne, dopo la Schöne Müllerin di due anni fa, torna
a Torino riproponendo Schubert e la sua Schwanengesang accanto al
ciclo op. 39 di Schumann. Quali punti in comune tra questi due autori
giustificano la loro costante presenza nei suoi recital?
"Schubert e Schumann sono per me i compositori più importanti
di tutto il repertorio liederistico tedesco. Ci tengo a precisare
che, esprimendo questa mia preferenza, non intendo dare un giudizio
di qualità, ma solo ed esclusivamente di gusto, il mio personale,
e il gusto come si sa è un dato soggettivo. Lo stile di Schubert
è diverso da quello di Schumann, come da quello di qualsiasi
altro autore. Entrambi sono due individualità uniche. Schubert
ebbe una vita veramente difficile, ma seppe reagire bene, non perse
mai la speranza, non corse mai il pericolo di cadere in una disperazione
insana. La sua mente rimase chiara, forte e attaccata alla vita
fino alla fine, che giunse purtroppo molto presto. Al contrario
Schumann divenne veramente malato, divenne pazzo. A parte queste
differenze, trovo che la personalità di entrambi sia stata
estremamente viva, umana, e che continui a parlarci attraverso la
loro musica".
Nonostante
il Lied rappresenti il suo ambito d'elezione, non sono mancate in
questi anni sue apparizioni teatrali che hanno suscitato entusiasmo.
Quali sono i criteri di selezione? Sono i compositori o i ruoli
ad avere un peso determinante?
"Il repertorio lirico mi mette spesso in difficoltà:
faccio fatica a trovare lavori per i quali provo un sincero interesse
e allo stesso tempo patisco la mancanza di libertà e autonomia
che invece ti offre la programmazione concertistica. Il mio repertorio
e la mia conseguente attività teatrale sono la dimostrazione
di quanto ho detto: negli ultimi due anni ho cantato nel Flauto
magico a Salisburgo e al Metropolitan, nel Wozzeck a
Zurigo e al Covent Garden e ho ricoperto il ruolo principale di
una nuova opera di Henze. Anche i miei primi passi sono stati significativi
in questo senso: sono passato dall'università direttamente
al palcoscenico dell'opera di Henze Der Prinz von Homburg. Per un
cantante d'opera questa è una via senza dubbio atipica di
costruirsi il repertorio, ma non ho altre chance se voglio dare
spazio ai miei interessi. Non mi piace la routine consueta: oggi
il Conte in Mozart, domani Wolfram in Tannhäuser".
Ci
sono punti in comune tra l'opera e il Lied? Che ruolo ha il pensiero
teatrale nell'interpretazione liederistica?
"L'essere su un palcoscenico con la presenza di un pubblico
che ascolta e che vede dà una dimensione teatrale anche al
canto di un Lied. L'artista deve però fare molta attenzione.
Non si tratta di teatro. Si possono trasmettere emozioni e sentimenti
con gli occhi e con il viso. Ma tutto si ferma qui. Questo è
l'unico tipo di presenza scenica da ricercare. Non c'è posto
per i movimenti. Sarebbero completamente fuori stile. Ciò
che conta è invece arrivare alla più ampia gamma di
colori e di effetti dinamici che la voce possa ottenere. Questo
non significa che non si debba impiegare molta energia".
Dopo
tanti pianisti illustri, ora sono frequenti e regolari le collaborazioni
con artisti della nuova generazione. Due parole su Eric Schneider.
"Ci incontrammo dieci o dodici anni fa a Berlino nel corso
di una masterclass tenuta dal mio insegnante Dietrich Fischer-Dieskau.
Ci conoscemmo e demmo vita a una collaborazione davvero straordinaria.
Adesso diamo venticinque, trenta concerti l'anno e trovo che sia
proprio una fortuna poter lavorare con un partner giovane, dalla
tecnica perfetta e con una formazione completa. È fantastico".
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