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novembre 2001
unione musicale
INTERVISTA - Matthias Goerne: una via personalissima
di Marina Pantano


Matthias Goerne

Eric Schneider

Matthias Goerne si è rapidamente affermato come il più autorevole interprete liederistico dai tempi di Dietrich Fischer-Dieskau, che, insieme a Elisabeth Schwarzkopf, è stato il più illustre dei suoi insegnanti. Altrettanto illustri sono stati i suoi primi partner pianistici, Alfred Brendel e Vladimir Ashkenazy, con i quali ha esordito e ha inciso interpretazioni memorabili. Accanto alle doti artistiche rare e indiscutibili, Goerne sfoggia una personalità e un gusto individualissimi che trapelano in un repertorio molto raffinato quanto selettivo, ricco di rarità, ma con alcuni capisaldi.

Maestro Goerne, dopo la Schöne Müllerin di due anni fa, torna a Torino riproponendo Schubert e la sua Schwanengesang accanto al ciclo op. 39 di Schumann. Quali punti in comune tra questi due autori giustificano la loro costante presenza nei suoi recital?
"Schubert e Schumann sono per me i compositori più importanti di tutto il repertorio liederistico tedesco. Ci tengo a precisare che, esprimendo questa mia preferenza, non intendo dare un giudizio di qualità, ma solo ed esclusivamente di gusto, il mio personale, e il gusto come si sa è un dato soggettivo. Lo stile di Schubert è diverso da quello di Schumann, come da quello di qualsiasi altro autore. Entrambi sono due individualità uniche. Schubert ebbe una vita veramente difficile, ma seppe reagire bene, non perse mai la speranza, non corse mai il pericolo di cadere in una disperazione insana. La sua mente rimase chiara, forte e attaccata alla vita fino alla fine, che giunse purtroppo molto presto. Al contrario Schumann divenne veramente malato, divenne pazzo. A parte queste differenze, trovo che la personalità di entrambi sia stata estremamente viva, umana, e che continui a parlarci attraverso la loro musica".

Nonostante il Lied rappresenti il suo ambito d'elezione, non sono mancate in questi anni sue apparizioni teatrali che hanno suscitato entusiasmo. Quali sono i criteri di selezione? Sono i compositori o i ruoli ad avere un peso determinante?
"Il repertorio lirico mi mette spesso in difficoltà: faccio fatica a trovare lavori per i quali provo un sincero interesse e allo stesso tempo patisco la mancanza di libertà e autonomia che invece ti offre la programmazione concertistica. Il mio repertorio e la mia conseguente attività teatrale sono la dimostrazione di quanto ho detto: negli ultimi due anni ho cantato nel Flauto magico a Salisburgo e al Metropolitan, nel Wozzeck a Zurigo e al Covent Garden e ho ricoperto il ruolo principale di una nuova opera di Henze. Anche i miei primi passi sono stati significativi in questo senso: sono passato dall'università direttamente al palcoscenico dell'opera di Henze Der Prinz von Homburg. Per un cantante d'opera questa è una via senza dubbio atipica di costruirsi il repertorio, ma non ho altre chance se voglio dare spazio ai miei interessi. Non mi piace la routine consueta: oggi il Conte in Mozart, domani Wolfram in Tannhäuser".

Ci sono punti in comune tra l'opera e il Lied? Che ruolo ha il pensiero teatrale nell'interpretazione liederistica?
"L'essere su un palcoscenico con la presenza di un pubblico che ascolta e che vede dà una dimensione teatrale anche al canto di un Lied. L'artista deve però fare molta attenzione. Non si tratta di teatro. Si possono trasmettere emozioni e sentimenti con gli occhi e con il viso. Ma tutto si ferma qui. Questo è l'unico tipo di presenza scenica da ricercare. Non c'è posto per i movimenti. Sarebbero completamente fuori stile. Ciò che conta è invece arrivare alla più ampia gamma di colori e di effetti dinamici che la voce possa ottenere. Questo non significa che non si debba impiegare molta energia".

Dopo tanti pianisti illustri, ora sono frequenti e regolari le collaborazioni con artisti della nuova generazione. Due parole su Eric Schneider.
"Ci incontrammo dieci o dodici anni fa a Berlino nel corso di una masterclass tenuta dal mio insegnante Dietrich Fischer-Dieskau. Ci conoscemmo e demmo vita a una collaborazione davvero straordinaria. Adesso diamo venticinque, trenta concerti l'anno e trovo che sia proprio una fortuna poter lavorare con un partner giovane, dalla tecnica perfetta e con una formazione completa. È fantastico".

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