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novembre 2001
orchestra sinfonica nazionale della RAI
Un suono e le sue ombre


Michele Campanella

 

Prima ancora di avere toccato uno strumento, ogni interprete possiede un suono con un timbro e un tocco riconoscibili, così come parla con un'inflessione, una cadenza e un colore unici. È anche la voce del suo organismo come corpo vibrante e cassa di risonanza. Tutto sta nell'individuarla e nel manifestarla pienamente al prossimo piegando le mani al pensiero, sfrondando quest'ultimo dell'inessenziale. Ma la partita si gioca su più fronti, uno dei quali ha per superficie e confini lo strumento come arnese. Nell'arte non si tratta di dominare la materia come detta il credo romantico - non è un cavallo imbizzarrito - ma di interrogarla: essa ha una forma, un'anima e un corpo miti, ma vivi. Chi suona dialoga con lo strumento che risponde in parte secondo le sollecitazioni che riceve, in parte secondo la sua propria natura; i caratteri possono essere compatibili, ma necessitare di molto tempo per raggiungere una reciproca confidenza, per suggellare un rapporto di esclusiva intimità. Spesse volte i due parlano lingue diverse e inconciliabili al punto da giustificare un mutuo abbandono. Michele Campanella ha trovato il suo strumento nel 1997, uno Steinway del 1892 prodotto ad Amburgo, emigrato prima a Stoccolma, poi a Milano e infine scomparso fino al 1995, dove riapparve a Roma. Non a caso questo raffinato interprete incontra il suo pianoforte insostituibile in età artisticamente matura, quando, per sua stessa ammissione, rilegge quel virtuosismo lisztiano - che lo aveva fatto conoscere al mondo musicale inaspettatamente e in giovanissima età - in chiave ascetica, operando per sottrazione anziché per addizione o ridondanza. Il pianoforte restaurato e custodito dal laboratorio Valli di Ancona non dà voce a eccessi giovanili, ma a pensieri adamantini, decantati; la sua duttilità timbrica non lascia spazio alle ruvidità e alla freddezza asettica dei paesaggi sonori contemporanei: tutto è avvolto da nuance che non sporcano il disegno musicale, ma lo approfondiscono ammantandolo d'ombre lunghe, raccolte dalla memoria storica. E senza cedimenti verso zuccherose cromie fin du siècle: la tastiera toccata dal maestro scorre in perfetto equilibrio tra ésprit de géometrie e charme poetico. La vicenda nobile e misteriosa di questo strumento avanza parallela a quella della famiglia Campanella, genìa di generosi musicisti partenopei, l'ultimo della stirpe non poteva che riconoscere nello Steinway gran coda modello D-247 marticola n. 70768 la voce sua e dei padri, con i quali condivide non solo geni, ma anche un'indiscutibile e versatile genialità. (g.n.)
CALENDARIO SETTIMANALE
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giovedì 29 novembre ore 20.30
venerdì 30 novembre ore 21
Auditorium del Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Lü Jia direttore
Michele Campanella pianoforte
Musiche di Brahms, Testi, Schubert