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novembre 2001
Associazione Lingotto Musica
Geniale Dutoit
di Savina Neirotti

 

Charles Dutoit

"A parte la tecnica, bisogna imparare a reagire. La mente, gli occhi: se non li usi tutti i giorni, li perdi" ("La Scena Musicale", settembre 2000). Charles Dutoit è rapido, preciso, affascinante. E soprattutto all'erta: sembra sapere esattamente come fare le cose, ma sa aspettare per capire dove e quando, riuscendo a imprimere alle sue azioni quel leggero senso di anticipo che crea stupore. "Quando si parlava di registrazione digitale e il compact disc uscì sul mercato nel 1980, Dutoit fu rapido a far propria la nuova tecnologia. La registrazione di Daphnis et Chloé fu la quarta registrazione in digitale disponibile al tempo: questa velocità aiutò a far notare la OSM" ("La Scena Musicale", settembre 2000). La OSM è l'Orchestre Symphonique de Montréal, di cui è direttore stabile da quasi venticinque anni e, come spiega Harry Rolnick, "Charles Dutoit è una vera rarità, un direttore monogamo… per carità, non che sia così costante. Ogni tanto fa le sue scappatelle con altre orchestre. Ma in un'epoca in cui i direttori cercano di mettere in carnet tante orchestre quante le donne sedotte da Don Giovanni, è un modello di stabilità. Ci sono i precedenti. Herbert von Karajan, per esempio, è rimasto con i Berliner per trentaquattro anni. Ma per un direttore noto restare con un'orchestra in un luogo relativamente fuori dai riflettori come il Canada è una conquista importante" ("The Regent Magazine", 1998). Quando parla dell'OSM parla di un team, dice che è il suo strumento. Uno strumento da cui ottiene il suono che desidera, e con il quale ha fatto più di ottanta registrazioni, vincendo quaranta premi internazionali. Ma il costante senso di accelerazione che lo caratterizza gli ha permesso di girare il mondo alla guida delle orchestre principali, e di avere rapporti stabili con almeno due di esse: l'Orchestre National de France (direttore principale dal 1991 al 2001) e la Philadelphia Orchestra (direttore della serie di concerti al Saratoga Festival e dei concerti estivi al Mann Music Center). Nel mondo musicale è noto per la sua capacità di studiare nuove composizioni in tempi brevissimi: "Quando ero giovane mi ci volevano mesi per studiare una partitura; adesso mi basta qualche ora". Questo gli permette di avere un repertorio amplissimo (solo con la OSM, 7000 composizioni in vent'anni) e di poter continuare a incentivare la musica contemporanea, commissionando nuove partiture. Ci si chiede come riesca a ottenere i risultati che ha, poi si mettono insieme un po' di sue dichiarazioni e si arriva capire come quest'uomo abbia costruito un metodo di studio infallibile, che gli permette di migliorare nel tempo, non solo grazie all'esperienza, ma proprio grazie a "cosa" studia. Lui stesso afferma: "Bisogna avere un'educazione liberale e una buona conoscenza del repertorio per sapere cosa si vuole ottenere. Alcuni pensano che la musica sia un fatto istintivo e che l'arte sia trascendentale. Certamente, si tratta di una dimensione importante, ma per fare musica devi conoscere il contesto" ("En Route", maggio 1997); e ancora, anche a proposito delle prove d'orchestra: "Non ha alcun senso provare e riprovare continuamente l'opera dall'inizio alla fine, perché anche gli errori continuano a ripetersi. Bisogna provare cinque battute qua e sei là. E poi vivere con la musica, leggere di musica, imparare altre cose che hanno a che fare con la partitura, memorizzarla e analizzarla". Guardando indietro ai suoi esordi, ci si accorge che la sua formazione rispecchia l'uomo che è oggi: fino a undici anni non ha preso in mano lo strumento, perché si sentiva portato per le scienze. Sapeva leggere la musica in quanto necessaria parte dell'educazione, ma non era il suo obiettivo. Fino a tredici anni, quando conobbe il fanciullo prodigio Roberto Benzi, non aveva voglia di studiare. Poi in un anno e mezzo, incentivato, ha fatto quello che altri fanno in cinque, senza mai abbandonare gli studi scientifici. È laureato in matematica, conosce sette lingue e ha studiato violino, viola, pianoforte, percussioni, composizione e direzione d'orchestra; non smette mai di studiare, come è evidente da questo racconto: "Dopo essersi diplomato al Conservatorio e aver conseguito la laurea in matematica, Dutoit decise di dedicarsi alla musica e di ampliare la sua cultura. Studiò le lingue, tra cui l'inglese e l'italiano, storia dell'arte, sociologia, economia e scienze politiche: il contesto sociale in cui nascevano la musica e le arti" ("La Scena Musicale", settembre 2000). La sua fama è anche legata all'esecuzione della musica francese nonostante lui rifiuti, vista l'ampiezza del suo repertorio, di farne una bandiera: "Molte orchestre - spiega - possono suonare bene Debussy e Ravel, ma un direttore può fare la sottile differenza: può aggiungere un po' di sale e pepe qua e là. Non si tratta di interpretazione ma di chimica: quella sfumatura in più che dà il tocco finale" ("The Regent Magazine", 1998). La parola chiave per Debussy? "Trasparenza". E il compositore da clonare, fosse mai il caso? "Musicalmente, c'è un solo compositore da clonare. L'unico che ha sempre cambiato senza mai essere trendy. Si tratta di Bach".

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martedì 6 novembre ore 20.30
Auditorium del Lingotto
Orchestre National de France
Charles Dutoit direttore
Musiche di Berlioz, Debussy, Roussel, Ravel