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"A
parte la tecnica, bisogna imparare a reagire. La mente, gli occhi:
se non li usi tutti i giorni, li perdi" ("La Scena Musicale",
settembre 2000). Charles Dutoit è rapido, preciso, affascinante.
E soprattutto all'erta: sembra sapere esattamente come fare le cose,
ma sa aspettare per capire dove e quando, riuscendo a imprimere
alle sue azioni quel leggero senso di anticipo che crea stupore.
"Quando si parlava di registrazione digitale e il compact disc
uscì sul mercato nel 1980, Dutoit fu rapido a far propria
la nuova tecnologia. La registrazione di Daphnis et Chloé
fu la quarta registrazione in digitale disponibile al tempo:
questa velocità aiutò a far notare la OSM"
("La Scena Musicale", settembre 2000). La OSM è
l'Orchestre Symphonique de Montréal, di cui è direttore
stabile da quasi venticinque anni e, come spiega Harry Rolnick,
"Charles Dutoit è una vera rarità, un direttore
monogamo
per carità, non che sia così costante.
Ogni tanto fa le sue scappatelle con altre orchestre. Ma in un'epoca
in cui i direttori cercano di mettere in carnet tante orchestre
quante le donne sedotte da Don Giovanni, è un modello di
stabilità. Ci sono i precedenti. Herbert von Karajan,
per esempio, è rimasto con i Berliner per trentaquattro anni.
Ma per un direttore noto restare con un'orchestra in un luogo relativamente
fuori dai riflettori come il Canada è una conquista importante"
("The Regent Magazine", 1998). Quando parla dell'OSM
parla di un team, dice che è il suo strumento. Uno strumento
da cui ottiene il suono che desidera, e con il quale ha fatto più
di ottanta registrazioni, vincendo quaranta premi internazionali.
Ma il costante senso di accelerazione che lo caratterizza gli ha
permesso di girare il mondo alla guida delle orchestre principali,
e di avere rapporti stabili con almeno due di esse: l'Orchestre
National de France (direttore principale dal 1991 al 2001) e la
Philadelphia Orchestra (direttore della serie di concerti al Saratoga
Festival e dei concerti estivi al Mann Music Center). Nel mondo
musicale è noto per la sua capacità di studiare nuove
composizioni in tempi brevissimi: "Quando ero giovane mi
ci volevano mesi per studiare una partitura; adesso mi basta qualche
ora". Questo gli permette di avere un repertorio amplissimo
(solo con la OSM, 7000 composizioni in vent'anni) e di poter continuare
a incentivare la musica contemporanea, commissionando nuove partiture.
Ci si chiede come riesca a ottenere i risultati che ha, poi si mettono
insieme un po' di sue dichiarazioni e si arriva capire come quest'uomo
abbia costruito un metodo di studio infallibile, che gli permette
di migliorare nel tempo, non solo grazie all'esperienza, ma proprio
grazie a "cosa" studia. Lui stesso afferma: "Bisogna
avere un'educazione liberale e una buona conoscenza del repertorio
per sapere cosa si vuole ottenere. Alcuni pensano che la musica
sia un fatto istintivo e che l'arte sia trascendentale. Certamente,
si tratta di una dimensione importante, ma per fare musica devi
conoscere il contesto" ("En Route", maggio 1997);
e ancora, anche a proposito delle prove d'orchestra: "Non
ha alcun senso provare e riprovare continuamente l'opera dall'inizio
alla fine, perché anche gli errori continuano a ripetersi.
Bisogna provare cinque battute qua e sei là. E poi
vivere con la musica, leggere di musica, imparare altre cose che
hanno a che fare con la partitura, memorizzarla e analizzarla".
Guardando indietro ai suoi esordi, ci si accorge che la sua formazione
rispecchia l'uomo che è oggi: fino a undici anni non ha preso
in mano lo strumento, perché si sentiva portato per le scienze.
Sapeva leggere la musica in quanto necessaria parte dell'educazione,
ma non era il suo obiettivo. Fino a tredici anni, quando conobbe
il fanciullo prodigio Roberto Benzi, non aveva voglia di studiare.
Poi in un anno e mezzo, incentivato, ha fatto quello che altri fanno
in cinque, senza mai abbandonare gli studi scientifici. È
laureato in matematica, conosce sette lingue e ha studiato violino,
viola, pianoforte, percussioni, composizione e direzione d'orchestra;
non smette mai di studiare, come è evidente da questo racconto:
"Dopo essersi diplomato al Conservatorio e aver conseguito
la laurea in matematica, Dutoit decise di dedicarsi alla musica
e di ampliare la sua cultura. Studiò le lingue, tra cui l'inglese
e l'italiano, storia dell'arte, sociologia, economia e scienze politiche:
il contesto sociale in cui nascevano la musica e le arti"
("La Scena Musicale", settembre 2000). La sua fama è
anche legata all'esecuzione della musica francese nonostante lui
rifiuti, vista l'ampiezza del suo repertorio, di farne una bandiera:
"Molte orchestre - spiega - possono suonare bene Debussy e
Ravel, ma un direttore può fare la sottile differenza: può
aggiungere un po' di sale e pepe qua e là. Non si tratta
di interpretazione ma di chimica: quella sfumatura in più
che dà il tocco finale" ("The Regent Magazine",
1998). La parola chiave per Debussy? "Trasparenza". E
il compositore da clonare, fosse mai il caso? "Musicalmente,
c'è un solo compositore da clonare. L'unico che ha sempre
cambiato senza mai essere trendy. Si tratta di Bach".
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IN MUSICA |
 |
Una
scheda su Charles Dutoit (in inglese) |
 |
Il
sito dell'Orchestre Symphonique de Montréal (in inglese
e in francese) |
 |
Un
sito dell'Orchestre
National de Francee |
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