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Ci
vuole un bel coraggio a farsi beffe di un mito. Ma a quanto
pare a Parigi usa così: lo faceva Offenbach nelle sue operette
dissacranti, lo facevano in molti alla Salle Favart, gloriosa sede
dell'Opéra Comique che fu il tempio della satira, continua
a farlo Jérôme Savary che di quel teatro è
da un paio d'anni direttore assoluto.
La storia di Carmen, uno dei miti della letteratura e dello
spettacolo moderni, inizia nel 1845, anno in cui Prosper Mérimée
pubblica un racconto ispirato da una storia che gli ha narrato la
Contessa de Montijo. Quando Georges Bizet si interessa a quel
soggetto è un musicista trentasettenne con qualche successo
alle spalle: nel giugno 1872 Meilhac & Halévy gli
porgono il libretto di Carmen, lui ci lavora un paio d'anni, quindi
riesce a orchestrare in due mesi una partitura di 1200 pagine.
L'opera vede la luce il 3 marzo 1875 ed è la discussa
nascita del mito. La zigana ancheggiante, luciferina e procace, tutta
istinto e passione, si diffonde a macchia d'olio non solo nei teatri
di tutta Europa ma anche al cinema, seducendo decine di registi, da
Turner nel lontano 1908 a Saura e Rosi, passando per DeMille, Chaplin,
Lubitsch, Vidor. Tra questi anche Peter Brook, che porta sul grande
schermo una tripla esperienza teatrale presentata alle Buffes du Nord
all'inizio degli anni Ottanta: nella Tragédie de Carmen agisce
come suo solito con la logica della sottrazione, eliminando decorazioni
e folclore, recuperando l'asciuttezza della novella di Mérimée
alla ricerca di un nucleo tragico solido (come se in Carmen si potesse
rinunciare alla couleur locale), avvalendosi dell'essenziale commento
sonoro di Marius Constant. In tutt'altra direzione procede Savary
che nella sua Carmen 2 le retour porta quel colore a livelli
parossistici e parodistici. Da quando, più di
dieci anni fa, mette in scena Carmen, quella vera, a Monaco e a Bregenz,
l'idea di una riscrittura post-moderna diventa fissa. "Desideravo
resuscitare la zingara più celebre della storia. Ciò
potrebbe apparire come una presa in giro o una provocazione. Ma nel
corso degli anni ho incontrato tante persone intrigate da questo mio
progetto che mi hanno in vario modo incoraggiato. Claudio Desderi
è tra queste e grazie alla coproduzione del Teatro Regio che
presenta l'opera in prima mondiale la cosa si è potuta realizzare.
Ho domandato all'amico e complice Gérard Daguerre di lavorare
sulla partitura insieme a me: abbiamo conservato tutte le grandi
arie di Carmen ma le abbiamo estrapolate dal contesto drammaturgico
e testuale. Alcune le abbiamo swingate in modo jazzistico,
le più celebri sono proposte nell'orchestrazione di Bizet,
la cui partitura è infarcita da pezzi originali composti da
Daguerre e da standard di jazz e flamenco.
Carmen 2 è una vera opera buffa contemporanea, con la sua alternanza
di arie solistiche, duetti e dialoghi parlati". Il prologo
si apre con una vecchia ballerina di flamenco (qui interpretata da
Cristina Hoyos circondata dai suoi ballerini, cantanti e chitarristi)
che si lamenta del livello scadente delle Carmen di oggi. L'azione
è ambientata a Siviglia, negli anni Cinquanta.
Durante una raffazzonata rappresentazione dell'opera di Bizet l'interprete
di Carmen litiga con il marito, un mediocre Don José che, ingelosito
dalle occhiate che la moglie scambia con l'interprete di Escamillo,
la uccide. Il rivale a sua volta fredda l'uxoricida. In attesa dell'arrivo
in teatro dei soccorsi irrompe sulla scena una Cadillac convertibile,
rosa confetto, guidata dall'alticcio Ernesto Eminwouay
accompagnato da Eva Gardiner e dal dottor Bornard (in
questo caso si potrebbe dire che: ogni riferimento allo scrittore
Hemingway, all'attrice Ava Gardner e al cardiochirurgo Christian Barnard
non è casuale). Carmen e Don José vengono ricoverati
in ospedale dove Bornard trapianta il cuore di Don José nel
petto della moglie, di cui Eminwouay s'innamora. Al risveglio Carmen
si ritrova anche la voce del marito, cosa che la costringe ad abbandonare
la lirica e a esibirsi nel night club di Lillas Pastia.
È qui che incontra Micaela, che s'innamora di lei, ricambiata,
scatenando la folle gelosia di Eminwouay che si suicida. Nell'epilogo
Escamillo si esibisce in un circo con una compagnia di nani-toreri
guidata da Carlito: basito dall'arrivo di Carmen sulla Cadillac il
matador si distrae e viene sventrato.
È apparentemente delirante la versione di Savary, che seguendo
i canoni di quella che lui considera una nuova forma di Teatro Musicale
Popolare intende ripetere il recente straordinario successo della
riscrittura parodistica della Périchole di Offenbach. Ma chi
altro, meglio del geniale istrione franco-argentino che ha il teatro
scolpito nel codice genetico, può permettersi oggi di sfidare
un mito sulla scena?
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