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novembre 2001
teatro regio torino
Carmen 2 le retour la parodia di un mito moderno
di Filippo Fonsatti

 


Bozzetto per Carmen 2 le Retour

Bozzetto per Carmen 2 le Retour

Ci vuole un bel coraggio a farsi beffe di un mito. Ma a quanto pare a Parigi usa così: lo faceva Offenbach nelle sue operette dissacranti, lo facevano in molti alla Salle Favart, gloriosa sede dell'Opéra Comique che fu il tempio della satira, continua a farlo Jérôme Savary che di quel teatro è da un paio d'anni direttore assoluto.
La storia di Carmen, uno dei miti della letteratura e dello spettacolo moderni, inizia nel 1845, anno in cui Prosper Mérimée pubblica un racconto ispirato da una storia che gli ha narrato la Contessa de Montijo. Quando Georges Bizet si interessa a quel soggetto è un musicista trentasettenne con qualche successo alle spalle: nel giugno 1872 Meilhac & Halévy gli porgono il libretto di Carmen, lui ci lavora un paio d'anni, quindi riesce a orchestrare in due mesi una partitura di 1200 pagine.
L'opera vede la luce il 3 marzo 1875 ed è la discussa nascita del mito. La zigana ancheggiante, luciferina e procace, tutta istinto e passione, si diffonde a macchia d'olio non solo nei teatri di tutta Europa ma anche al cinema, seducendo decine di registi, da Turner nel lontano 1908 a Saura e Rosi, passando per DeMille, Chaplin, Lubitsch, Vidor. Tra questi anche Peter Brook, che porta sul grande schermo una tripla esperienza teatrale presentata alle Buffes du Nord all'inizio degli anni Ottanta: nella Tragédie de Carmen agisce come suo solito con la logica della sottrazione, eliminando decorazioni e folclore, recuperando l'asciuttezza della novella di Mérimée alla ricerca di un nucleo tragico solido (come se in Carmen si potesse rinunciare alla couleur locale), avvalendosi dell'essenziale commento sonoro di Marius Constant. In tutt'altra direzione procede Savary che nella sua Carmen 2 le retour porta quel colore a livelli parossistici e parodistici. Da quando, più di dieci anni fa, mette in scena Carmen, quella vera, a Monaco e a Bregenz, l'idea di una riscrittura post-moderna diventa fissa. "Desideravo resuscitare la zingara più celebre della storia. Ciò potrebbe apparire come una presa in giro o una provocazione. Ma nel corso degli anni ho incontrato tante persone intrigate da questo mio progetto che mi hanno in vario modo incoraggiato. Claudio Desderi è tra queste e grazie alla coproduzione del Teatro Regio che presenta l'opera in prima mondiale la cosa si è potuta realizzare. Ho domandato all'amico e complice Gérard Daguerre di lavorare sulla partitura insieme a me: abbiamo conservato tutte le grandi arie di Carmen ma le abbiamo estrapolate dal contesto drammaturgico e testuale. Alcune le abbiamo swingate in modo jazzistico, le più celebri sono proposte nell'orchestrazione di Bizet, la cui partitura è infarcita da pezzi originali composti da Daguerre e da standard di jazz e flamenco.
Carmen 2 è una vera opera buffa contemporanea, con la sua alternanza di arie solistiche, duetti e dialoghi parlati". Il prologo si apre con una vecchia ballerina di flamenco (qui interpretata da Cristina Hoyos circondata dai suoi ballerini, cantanti e chitarristi) che si lamenta del livello scadente delle Carmen di oggi. L'azione è ambientata a Siviglia, negli anni Cinquanta. Durante una raffazzonata rappresentazione dell'opera di Bizet l'interprete di Carmen litiga con il marito, un mediocre Don José che, ingelosito dalle occhiate che la moglie scambia con l'interprete di Escamillo, la uccide. Il rivale a sua volta fredda l'uxoricida. In attesa dell'arrivo in teatro dei soccorsi irrompe sulla scena una Cadillac convertibile, rosa confetto, guidata dall'alticcio Ernesto Eminwouay accompagnato da Eva Gardiner e dal dottor Bornard (in questo caso si potrebbe dire che: ogni riferimento allo scrittore Hemingway, all'attrice Ava Gardner e al cardiochirurgo Christian Barnard non è casuale). Carmen e Don José vengono ricoverati in ospedale dove Bornard trapianta il cuore di Don José nel petto della moglie, di cui Eminwouay s'innamora. Al risveglio Carmen si ritrova anche la voce del marito, cosa che la costringe ad abbandonare la lirica e a esibirsi nel night club di Lillas Pastia. È qui che incontra Micaela, che s'innamora di lei, ricambiata, scatenando la folle gelosia di Eminwouay che si suicida. Nell'epilogo Escamillo si esibisce in un circo con una compagnia di nani-toreri guidata da Carlito: basito dall'arrivo di Carmen sulla Cadillac il matador si distrae e viene sventrato.
È apparentemente delirante la versione di Savary, che seguendo i canoni di quella che lui considera una nuova forma di Teatro Musicale Popolare intende ripetere il recente straordinario successo della riscrittura parodistica della Périchole di Offenbach. Ma chi altro, meglio del geniale istrione franco-argentino che ha il teatro scolpito nel codice genetico, può permettersi oggi di sfidare un mito sulla scena?
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