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Il
Conservatorio di Torino è intitolato alla memoria di Giuseppe
Verdi sin dalla sua costituzione come Istituto Musicale avvenuta
lo stesso anno della morte del grande compositore. Noblesse oblige
e nella seconda delle sue Serate Musicali di quest'anno il Conservatorio
celebrerà insieme l'anno verdiano e il centenario della propria
intitolazione. Lo farà in un modo particolare, proponendo
in concerto non solo rarità verdiane ma anche un campionario
della sterminata letteratura ottocentesca di trascrizioni, fantasie,
reminiscenze e parafrasi sui motivi tratti dalle opere, al quale
Verdi dovette in larga misura la sua popolarità.
Una letteratura di seconda mano, spesso di infimo ordine, che traduceva
in moneta spicciola i grandi capolavori offrendo anche a piccoli
editori e musicanti la possibilità di accaparrarsi le ricadute
delle opere di successo (più o meno come avviene oggi con
i gadget e le t-shirt ispirati agli eroi televisivi).
Già all'epoca non mancarono i censori che le bollarono come
espressioni di cattivo gusto. Ma, piaccia o no, esse svolsero nell'Italia
contadina del tempo una funzione determinante nell'educare musicalmente
la massa di quelli che non potevano andare a teatro e nel diffondere,
appunto con la musica di Verdi, l'idea di una cultura e di una lingua
"nazionali".
Di questo repertorio sconfinato, caduto in disuso con l'avvento
della radio e del grammofono e con la scomparsa delle bande di paese
e dei melomani di villaggio, il concerto del 30 novembre offrirà
un florilegio necessariamente ridotto all'essenziale, ma che includerà
anche alcune rarità tratte dagli archivi del Conservatorio.
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