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novembre 2001
cartoline dal mondo
Michele Cabrini
di Filippo Fonsatti

 

Michele Cabrini

Quale strada l'ha condotta a Princeton?
"Durante gli ultimi anni di Conservatorio ho seguito dei corsi di perfezionamento estivi in Canada con Shirley Givens, docente alla Manner School e alla Juilliard School di New York e presso il Peabody Institute di Baltimora, nel Maryland, il più antico istituto musicale americano, attualmente annesso alla Johns Hopkins University. Subito dopo il diploma, nell'autunno del 1991, mi sono trasferito a Baltimora, dove ho studiato con la Givens per sette anni, conseguendo diploma, bachelor - il primo livello di laurea - e due master in Musicologia e Pedagogia della teoria musicale. Quindi ho insegnato per un anno nell'Istituto come docente aggiunto di armonia. Ma questi titoli non bastano a ottenere un posto di lavoro fisso negli Stati Uniti: occorre infatti avere un dottorato di ricerca, il Ph. D. Ho quindi partecipato a diversi concorsi e sono stato ammesso in tre università, tra le quali ho preferito quella di Princeton, a due passi da New York, dove studio e lavoro da due anni".

È grande la differenza tra il Conservatorio italiano e quello americano?
"Direi di sì. Negli Stati Uniti il Conservatorio è a livello universitario e vi si accede dopo avere acquisito solide basi tecniche. La formazione è meno settoriale: ci sono corsi aperti a tutti gli strumentisti e si studiano molte materie, tra cui armonia, contrappunto, teoria, letteratura, storia della musica, una materia scientifica, orchestrazione. È più o meno quel che dovrà essere il futuro Conservatorio italiano. Alla fine dei corsi si consegue una laurea quadriennale".

Quanto costa studiare negli Usa?
"La retta delle università private è salatissima: qualche decina di milioni all'anno. Io sono riuscito ad accedere a borse di studio che coprivano la metà della somma delle tasse scolastiche, l'altra metà mi è stata data dalla mia famiglia e in particolare devo ringraziare mio nonno che alla sua morte mi ha lasciato una somma di denaro per perfezionare gli studi".

L'inserimento in ambito professionale è stato semplice?
"Di sicuro più semplice che in Italia, e ancor di più lo sarebbe stato se fossi cittadino statunitense. Ho avuto la fortuna di incontrare gli insegnanti giusti che mi hanno incoraggiato a seguire le mie attitudini e a intraprendere la carriera accademica piuttosto che quella concertistica. L'accesso al dottorato di ricerca non richiede la protezione o la raccomandazione di un "barone", come avviene nelle università italiane, e il candidato è giudicato per quello che vale".

Resterà a lungo a Princeton?
"Il dottorato, che prevede il pagamento di vitto e alloggio e un assegno mensile di circa $ 1000, dura cinque anni. A un biennio iniziale di preparazione generale, coronato da un esame durissimo che ho sostenuto nel maggio scorso, segue un triennio di specializzazione. Dopo si vedrà".

E il violino, l'ha messo in naftalina?
"Per sei anni ho suonato nella Annapolis Symphony Orchestra, che è un complesso semiprofessionale di Baltimora. Ciò mi ha permesso di evitare il servizio militare in Italia perché ero sotto contratto di lavoro all'estero. Continuo a suonare in vari complessi cameristici e nell'Orchestra dell'Università di Princeton con la quale sono stato in tournée anche in Europa".

Per lei, prevede un futuro italiano, europeo o statunitense?
"Il dottorato a Princeton dovrebbe garantirmi l'inserimento definitivo nel mondo del lavoro. Anche se la musicologia è un campo ridotto le offerte sono numerose perché ciascuna università americana prevede curricula con materie musicali. L'idea è di restare negli Stati Uniti o in Canada. Non vedo motivi per tornare in Europa e in Italia, dove le opportunità universitarie sono minime".

È stato positivo l'impatto con la cultura americana?
"All'inizio ero più entusiasta, mentre oggi mi accorgo di avere un po' la "puzza sotto il naso" eurocentrica. In ogni caso nell'ambito della ricerca gli Stati Uniti offrono tutto ciò che la vecchia Europa non è in grado di offrire".

Di Torino cosa le manca?
"Mi manca la facilità con cui si intessono relazioni sociali, profonde o effimere che siano. Negli Stati Uniti la gente - e parlo di middle upper class - vive molto al chiuso, in casa propria o nei club privati: non esiste il concetto di piazza e di vita sociale all'aperto. Di Torino mi manca la giusta dimensione metropolitana: Princeton è un centro piccolo, ricco e residenziale, dove le iniziative culturali extra-universitarie sono ridotte al minimo: per vedere qualcosa di veramente interessante o per fare un bagno di folla è d'obbligo andare a New York. Ma un conto è vivere in una grande città, un conto andarci ogni tanto".

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Nome Michele
Cognome Cabrini
Nato a Torino
Il 29 giugno 1969
Diploma in violino
nel 1991 al Conservatorio "G. Verdi"
di Torino
Luogo di residenza Princeton,
New Jersey, USA