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Il
Teatro Regio presenta una prima mondiale: si intitola Carmen
2 le retour, viene presentata come sequel dell'opera originale,
si sa che è ambientata negli anni Cinquanta, che farà
ascoltare musica salsa e che è, dichiaratamente, un'opera
su un'opera.
Intanto, sempre a Torino, a duecento metri di distanza, tutti i
giorni tranne il lunedì ogni cinquantotto minuti va in scena
uno spettacolo sullo spettacolo: accade al Museo del Cinema, dentro
alla Mole, mentre si cammina da una sala all'altra e, all'improvviso,
vengono alzati i fondali delle vetrine per fare ammirare l'interno,
per mettere in mostra il museo stesso, l'Ottocento sul quale si
cammina.
Lì di fianco, in via Verdi, per RadioTre la domenica mattina
abbiamo fatto nascere a Torino una nuova trasmissione: si chiama
MattinoTre Remix e prova a essere radio sopra la radio, con
musica dentro la musica e voci che dialogano con se stesse attraverso
un computer.
Di fronte a questo tipo di esperienze, di fronte a manifestazioni
culturali che ostentano un ripiegamento della contemporaneità
su se stessa, capita spesso di avere emozioni contrapposte: si ha
un senso di perdita mescolato a una sensazione di ritrovamento.

Da un lato si pensa di aver smarrito, collettivamente, la capacità
di inventare senza appoggiarsi così gravemente sul passato:
ci si immagina un seguito di Carmen perché non si è
più capaci di comporre nuove opere, si mette in mostra un
(bellissimo) edificio storico perché non si è in grado
di costruirne uno nuovo altrettanto bello, si scompone il linguaggio
radiofonico in frammenti curiosi perché non se ne sa concepire
uno innovativo.
Dall'altro si ha l'eccitante sensazione di trovarsi di fronte a
qualche cosa di straordinariamente vivo, perché, nonostante
poggi sulla cultura del passato, l'impresa ha addosso una serie
di forti riferimenti alla contemporaneità (la musica salsa
in Carmen 2, il gioco del postmodern nell'allestimento della Mole,
i computer che parlano alla radio).
E così un po' ci si sente traditi da un presente che non
riesce a esprimersi; e un po' ci si ritrova "proprio"
in quell'espressione.
Dicono che il nuovo, quando si manifesta, coglie alla sprovvista
perché non si sa dove collocarlo: lui è lì
e tu ti chiedi che faccia fare.
Sarà mica che a Torino questo nostro curioso presente ha
già dentro il futuro?
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